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Marco Cedolin

Nel corso della conferenza stampa di questa sera, durante la quale veniva sviscerato il canonico bollettino di guerra con la conta dei morti e dei feriti della giornata, rispondendo alla domanda di un giornalista che rilevava come l’Italia con oltre 3400 decessi fosse diventata il Paese con il più alto numero di morti al mondo per Coronavirus, segno inequivocabile del fatto che qualcosa qui da noi fosse andato storto, il responsabile dell’ISS ha risposto che al contrario tutto fino ad oggi è filato alla perfezione, fino al punto da far sì che il “modello Italia” sia ormai diventato il sistema da imitare in Europa e nel mondo.
In verità un paio di elementi che possono fare scuola nel mondo, durante questo primo mese di epidemia li abbiamo visti realmente. In primo luogo l’abnegazione con cui tutto il personale sanitario, medici infermieri, oss, operatori del 118, combatte giorno dopo giorno all’interno degli ospedali bombardati dai tagli, con le poche armi spuntate a sua disposizione e con tanto coraggio, indispensabile nell’affrontare un pericolo ferale di questo genere senza essere in possesso delle protezioni necessarie. Personale sanitario costretto a sobbarcarsi turni massacranti, ad abbandonare i propri affetti e la propria famiglia, molto spesso perfino ad ammalarsi (costituisce il 14% dei contagiati totali) e talvolta perfino a morire (sono ormai decine i medici e gli infermieri deceduti), senza mai mollare di un centimetro la propria posizione….

In secondo luogo il senso di responsabilità ed anche il coraggio con cui milioni d’italiani (commesse, operai, trasportatori, e addetti di ogni genere) hanno continuato a lavorare, pur privi di protezioni efficienti che fossero in grado di preservare la loro salute. Unitamente al resto della popolazione che nel complesso ha accettato di buon grado (salvo poche eccezioni) l’invito a restare a casa e modificare radicalmente le proprie abitudini, senza che finora siano stati necessari i carri armati per imporre una quarantena che non era così scontato venisse compresa.
Ma il modello Italia, quello che tutti gli altri Paesi dovrebbero ammirare ed imitare, purtroppo finisce qui, senza che abbiano alcun merito tanto la classe dirigente quanto la politica.
Decenni di tagli alla sanità, imposti dai camerieri politici al servizio della UE, ci hanno ridotti nello stato in cui siamo, con personale medico ed infermieristico pesantemente sottodimensionato  con una carenza gravissima delle apparecchiature necessarie per fare fronte all’emergenza. Unitamente alla mancanza (nonostante il pericolo Covid19 fosse noto da tempo) di qualsiasi piano operativo studiato per affrontare l’epidemia, di un efficiente coordinamento stato/regioni e via discorrendo.
Nessun elemento del personale sanitario avrebbe dovuto ammalarsi, né tanto meno morire, perché chiunque, dal medico di famiglia al rianimatore, passando attraverso l’infermiere e l’operatore del 118, sarebbe stato logico che avesse a disposizione gli strumenti idonei a proteggerlo. Mentre al contrario l’unico modello applicato in questo contesto si è rivelato il “modello giungla”, mascherine non idonee, spesso perfino di carta igienica, oltretutto in quantità totalmente insufficiente alla bisogna. Organizzazione dei triage fantozziana, con malati che regolarmente hanno infettato interi reparti con il relativo personale.
Sistema dei tamponi semplicemente sconsiderato, lasciato agli umori di ciascuna regione, per poi ritrovarsi con larga parte del personale sanitario probabilmente infettato senza essere stato neppure sottoposto al tampone. Luoghi di lavoro nei quali le distanze di sicurezza sono state a lungo una chimera e lavoratori privi di mascherine idonee a proteggerli (non stupisce dal momento che spesso ne sono stati privi perfino i medici) spesso costretti a viaggiare come sardine sui mezzi pubblici con le corse ridotte, il tutto mentre al contempo vengono controllate e contestate perfino le corsette in solitaria.
Informazione mainstream spesso imbarazzante, contraddittoria, allarmista nei giorni dispari e rassicurante in quelli pari, che ti urla di stare a casa, mentre al contempo ti coccola raccontandoti che in fondo si tratta di una banale influenza ed andrà tutto bene.
E poi decreti su decreti, tutti raffazzonati, talvolta trapelati in anticipo, molto spesso tardivi, a dimostrare come si rimanga sempre un passo dietro al virus senza riuscire ad agguantarlo mai.
Altro che modello Italia, nonostante l’eroismo del personale sanitario (quello si può essere un modello) ed il buon senso della maggior parte degli italiani, la classe dirigente di questo disgraziato Paese quel primo posto purtroppo se lo è ampiamente meritato, con la propria inanità e una disorganizzazione troppo spesso imbarazzante che ci ha reso sicuramente un esempio, ma di quelli da non imitare.

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