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di Gianni Lannes

Sapere e non dimenticare. Giustizia, verità e un vero piano d’intervento epidemiologico, guidato oculatamente dalla politica per il bene comune. I fatti sono evidenti anche alle pietre. Lo Stato italiano non ha alcun rispetto dei vivi e tantomeno dei morti. Una strage preannunciata e prevista: li hanno mandati a morire senza protezione. Il governo del Conte bis sapeva tutto fin dall’inizio, tant’è che per pararsi il fondoschiena il 31 gennaio 2020 si è limitato a stabilire uno “stato d’emergenza per sei mesi”, ma senza intervenire concretamente per preparare i sanitari italiani ad affrontare adeguatamente la tempesta, e senza avvertire la popolazione italiana di rischi e pericoli, salvo poi tardivamente imprigionare in casa (per chi ha almeno un tetto sotto cui ripararsi) tutta la gente (inclusi bambini e ragazzini) a tempo indeterminato, sconquassando definitivamente l’economia nostrana, già martoriata dalle politiche fiscali inique; privando oltretutto grandi e piccini del diritto a frequentare asili, scuole e università. Chi sono i responsabili di questo disastro oltre ai politicanti da baraccone? Per caso anche imbonitori e televirologi? La prigione domestica può garantire mai una tutela? Addirittura, due mesi fa, lo Stato italiano ha inviato in gran segreto dallo scalo aeroportuale di Brindisi aiuti sanitari alla Cina, proprio il necessario che ora manca negli ospedali d’Italia.

Una vergogna istituzionale delle più “alte” cariche statali, mai vista dal secondo dopoguerra, con un capo dello Stato a zonzo per lo Stivale fino al 6 marzo scorso come se niente fosse, e l’inquilino di Palazzo Chigi che ha negato la drammaticità della situazione fino all’ultimo istante, quando è stato sbugiardato in diretta dagli eventi trabordanti dalla cronaca, nonché dagli ospedali ridotti a trincee da terzo mondo.

Una volta avevamo un servizio sanitario nazionale, fiore all’occhiello nel mondo. I politicanti italidioti, però, lo hanno trasformato in 20 sistemi sanitari, si fa per dire, in competizione tra loro, per dividersi meglio la torta.

Una volta nel belpaese, almeno a partire dai tempi della legge 833 del 1978, era la sanità pubblica che tutelava la salute come bene universale, in virtù dell’articolo 32 della Costituzione repubblicana, calpestato il 25 marzo scorso dall’inquilino del Quirinale e dal governo grulpiddino, con l’emanazione del decreto legge numero 19.

Sotto gli occhi di tutti e di tanti (inclusi i sindacati) i crassi politicanti italopitechi hanno inventato delle aziende sanitarie, improntate esclusivamente alle logiche di profitto economico del mercato, calpestando l’etica dell’umanità.

Ecco il quadro ufficiale in base ai dati Istat: 
 
1981: 530 mila posti letto;
2017: 230 mila posti letto.

Una volta avevamo la garanzia costituzionale dell’accesso alle cure per tutti. Oggi abbiamo circa 14 milioni di persone che non possono curarsi…

Gli onorevoli italidioti hanno tagliato con la scure e alla cieca: posti letto, personale, attrezzature, risorse e servizi territoriali e hanno battezzato questo gioco al massacro, con la metafora della “razionalizzazione”, o più precisamente con il termine esotico anglofono spending review”. Ma è stato un massacro sociale che ancora perdura.

E come si spiega adesso, che addirittura la Protezione Civile, invece di fare il suo dovere fino in fondo, si è messa a raccogliere fondi dai cittadini sotto forma di donazioni?

Oggi, con un’incredibile faccia di tolla, gli stessi politicanti, parassiti della peggior specie e della più insulsa retorica, senza alcun rispetto per i morti a cui non è concessa nemmeno degna sepoltura, chiedono (per modo di dire) a parole, grazie a medici e paramedici in prima linea, che stanno sacrificando la salute e la vita.

Ancora l’Istat:

2009-2018: 70 mila posti letto in meno, 359 reparti chiusi, 37 miliardi di euro in meno di investimenti pubblici. Perché lo chiedeva l’Europa, che ora se ne infischia dell’Italia.

Gli stessi governanti italidioti – mantenuti dall’ignaro contribuente – senza mai lavorare veramente, hanno pure incrementato le spese militari. Attualmente il bilancio della Difesa supera i 30 miliardi di euro annui. Peggio: l’Italia si è impegnata ad acquistare ben 90 cacciabombardieri a capacità nucleare F-35. Un solo esemplare di questi velivoli da guerra nordamericani, costa attualmente 100 milioni di euro. Con questa somma quante terapie intensive si potevano adeguatamente allestire per tempo?

Basta austerità: più spese sociali e meno spese militari. La salute non è una merce! C’è un giudice almeno a Berlino?

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