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Marco Cedolin

Insomma,  da domani mattina non potremo più andare a prendere un caffè al bar ma potremo recarci nel negozio d’informatica per acquistare uno smartphone, non potremo più andare al ristorante a mangiarci una cotoletta ma potremo entrare in profumeria a comprare Chanel numero 5, non potremo più andare in un negozio di abbigliamento per acquistare un paio di pantaloni ma potremo comprare una Smart TV o andare dal ferramenta, ma non dal barbiere e neppure dall’estetista, mentre sarà possibile acquistare una lampada da mettere sul comodino.
In base alle stesse direttive dovremo restare in casa a condurre una vita monastica e potremo interrompere questa esperienza contemplativa, varcando la soglia solamente per andare a fare la spesa o in farmacia, sempre che non ci conduca fuori dall’uscio qualche motivo di grave necessità. Al tempo stesso però dovremo continuare ad andare a lavorare nelle fabbriche e negli uffici, prendendo come se niente fosse i mezzi pubblici se necessario.
Al termine della giornata senza dubbio più tragica dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, con 2000 contagi e 200 decessi registrati in sole 24 ore, mentre l’OMS dichiara la pandemia globale da Covid19 e la Lombardia, appoggiata dal Piemonte e dal Veneto, domanda al Premier di chiudere tutte le attività (tranne naturalmente supermercati e farmacie) dal momento che il servizio sanitario risulta ormai al collasso e non potrebbe sopportare altre settimane sulla falsariga di questa…

Il Presidente del consiglio Giuseppe Conte dimostra ancora una volta di non avere il polso della situazione, di non possedere la forza necessaria per scrollarsi di dosso chi in tutta evidenza lo tira per la giacchetta e di muoversi a tentoni fra una selva di provvedimenti privi di ogni coerenza, raffazzonati, confusi, senza capacità d’incidere realmente sulla progressione dell’epidemia.
Quello esperito stasera è il festival delle mezze misure, chiudere ma non chiudere, fermare ma non fermare, limitare ma non limitare, condito con il generico appello “restate a casa” ma continuate ad andare a lavorare, che è un ossimoro in sé destinato a vanificare gli effetti di qualsiasi sacrificio.
Come se non bastasse, dopo che da alcuni giorni si era palesata la necessità di un Commissario destinato all’emergenza, qualcuno che sapesse fare sintesi ponendosi fra l’avvocato Conte e il commercialista Borrelli, magari un uomo di polso (Bertolaso?) disposto a tirarsi su le maniche, indossare una mascherina e recarsi negli ospedali lombardi, veneti, piemontesi ed emiliani per vivere in prima persona la criticità della situazione e tentare di dare una mano a risolverla, stasera è stato ufficializzato il nome scelto dal Premier. Tale Domenico Arcuri, economista scuola Luiss che probabilmente guarderà il dramma da un monitor come già fanno i suoi colleghi.
Non resta da sperare altro se non che Dio ce la mandi buona, perché con la classe dirigente che ci ritroviamo, in questa Italia chiusa a metà i sacrifici sono tanti ma gli spifferi risultano essere almeno altrettanti, mentre il virus continua a progredire indisturbato.

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