I pro e i contro di una discesa di Cairo in politica

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Di Peppino Caldarola

La ricerca di leader alternativi a quelli attuali procede sottotraccia. Qualche volta il tema viene imposto ai media o dai media, il più delle volte si tratta di sussurri. Prendete il caso del sindaco di Milano Beppe Sala che studia da leader di un nuovo centrosinistra.

Il curriculum è buono, è un ottimo primo cittadino – almeno a me così pare pur vivendo in un’altra città, o forse proprio per questo -, dice cose di buon senso. Per esempio ha detto che con il Movimento 5 stelle diretto da Luigi Di Maio non si tratta, con un’altra leadership si potrà discutere. Il limite di questa posizione è che lascia immaginare che vi siano personaggi stimabili nei pentastellati, ma se ne sono accorti solo Massimo D’Alema e Dario Franceschini. Lasciamo perdere.

CAIRO PUÒ DIVENTARE L’UOMO NUOVO DEL CENTRODESTRA

L’altro pretendente leader di cui si parla molto, e soprattutto negli ambienti che contano, è Urbano Cairo che è editore de La7 e del Corriere della Sera. L’uomo gode di buona fama imprenditoriale, è “sparagnino”, non sembra un padrone prepotente, ha lasciato praticamente immutati i vertici delle aziende che ha comprato. La sua fama di buon imprenditore, e di due imprese che governano, o cercano di farlo, una buona parte di opinione pubblica, lo mette in pista per un ruolo da leader alternativo a questa manica di sciagurati che ci sta facendo fare una gran figura di “m…” in giro per il mondo.

Cairo non lo conosco, l’ho incrociato solo in un ricevimento al Centro Studi americano e mi è sembrato un uomo di mondo con un saldo tratto del provinciale che si è fatto da sé. Parco di sorrisi, arrogante come usa oggi, in eterno combattimento con i suoi centimetri (problema che, essendo bonsai anche io, conosco benissimo). Ma può Cairo essere l’uomo nuovo della politica italiana? Ovviamente sì, pensa a lui, per uno schieramento che va dal centro alla destra, mi sembra difficile immaginarlo dall’altro lato.

SERVE UN PROGETTO POLITICO CHE FACCIA SOGNARE GLI ELETTORI

Cairo come Silvio Berlusconi? Qui è il problema. A destra una operazione Cairo avrebbe senso solo se avesse la forza di ripetere la vicenda di Berlusconi, aggiornandola ai tempi d’oggi. So che il Cav è irripetibile, che è stato un incantatore di serpenti senza eguali, che aveva un popolo che lo adorava, altro che le masse incattivite che seguono Matteo Salvini. Fra i tanti talenti, Berlusconi ne aveva due che erano e sono fondamentali in politica per vincere elettoralmente ma soprattutto per durare (per vincere una volta basta meno, pensate a Matteo Renzi e a Salvini).

Da Lettera 43

 

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