Il Sistema sanitario è sempre più costoso, per lo Stato e per gli utenti

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Tutte le forze politiche sostengono a parole il sistema sanitario universalistico, lo dipingono come tra i fiori all’occhiello del nostro Paese, invocano sempre nuovi incrementi di fondi, ma è davvero così? In parte è vero, nei paesi dove il sistema si basa sulle assicurazioni, chi è senza reddito è costretto a curarsi poco e male, ma questo accade pure da noi. In molte aree del Paese esistono sì strutture sanitarie e ospedaliere, ma il servizio è pessimo, non si spiegherebbe altrimenti la migrazione di pazienti da sud a nord, specie verso la Lombardia e l’Emilia. Con l’arrivo dei migranti i Pronto Soccorso scoppiano, anche perché in larghe parti del Paese i servizi territoriali non esistono, anche la medicina di base è sempre meno accessibile e sovente scarica sul pronto soccorso e l’ospedale i pazienti, esercitando uno scarso filtro. Inoltre i tempi di attesa per visite e accertamenti restano biblici e 19,6 milioni di italiani attingono sempre più al portafoglio per imboccare la scorciatoia che porta al privato. Nelle cui casse ogni famiglia lo scorso anno in media ha versato 1.437 euro, che moltiplicato per il numero degli assistiti d’ Italia, fanno 37,3 miliardi di euro di spesa sanitaria privata, in crescita del 7,2% rispetto al 2014. Somme che lievitano del 50% quando i conti si fanno in tasca ai malati cronici e che triplica addirittura per i non autosufficienti.

 

Purtroppo spesso non si tratta di patofobici, ma nel 92,5% dei casi il paziente aveva una prescrizione per la visita oncologica, percentuale che è superiore all’ 88% per la chirurgia vascolare e gli accertamenti diagnostici, mentre è dell’ 82,4% per le prime visite cardiologiche con Ecg.

 

L’ indagine del Censis, condotta questa volta su una vasta platea di diecimila assistiti, racconta che quasi un cittadino su tre, quando si è sentito dire che le liste di attesa erano chiuse o di ripassare tra qualche mese, ha deciso di bussare al privato. Del resto lunghe o bloccate, le liste di attesa sembrano continuare ad essere invalicabili. In media 128 giorni per ottenere una visita endocrinologica, 65 per una oncologica, 58 per il neurologo, 57 giorni per il gastroenterologo e 56 per farsi ricevere da un oculista. Anche se l’attesa varia da regione a regione

 

E non va meglio per gli accertamenti diagnostici, dove si aspetta in media 97 giorni per una mammografia, 75 per la colonscopia, 71 per una densitometria ossea e 49 giorni per effettuare una gastroscopia. Questo quando si riesce a farla la prenotazione, perché in alcuni casi la produttività dei Cup lascia a desiderare.

 

L’opzione del privato è scelta dal 44% degli italiani per almeno una prestazione sanitaria. Nel 38% dei casi da chi ha un reddito basso, nel 50,7% da chi può spendere privatamente senza mettere a rischio la tenuta dei bilanci familiari. Segno che alla fine le liste d’ attesa diventano anche un fattore di discriminazione sociale.

E’ evidente che il sistema ha bisogno non solo di essere finanziato, ma anche razionalizzato e ripensato, ad esempio alleggerendo, anche grazie alla tecnologia, il back office e potenziando il front office, facendo lavorare le macchine su più turni, magari abolendo la libera professione interna e introducendo salari di produttività, ma questo è un altro film.

 

 

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