Magistratura. Ora anche la sinistra deve smettere di santificare i giudici

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Di A. Cavalli

Alla fine si è dimesso anche Pasquale Grasso, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, dopo avere toccato con mano la sfiducia dei suoi, nonostante confidasse in maggiore solidarietà. Le sue parole sono chiare: «Vi rispetto molto più di quanto abbiate dimostrato di rispettare me. Lo faccio serenamente, dicendo no a me stesso» ha detto alla fine al comitato direttivo centrale. E poi, per non farci mancare un po’ di pathos, ha deciso pure di citare Pasolini (che si sa, sta bene un po’ su tutto): «Nel ricordo di un grande intellettuale del passato, che ricordava che i moralisti dicono no agli altri, l’uomo morale dice no a se stesso», ha detto Grasso. Intanto il Csm continua nel suo percorso di decimazione con le varie correnti che sparano contro le altre in un tutti contro tutti che ricorda più un litigio da cortile che un dibattito maturo tra quelli che dovrebbero invece essere i sacerdoti della misura e della giustizia, in uno stillicidio di intercettazioni (che viene dosato a favor di stampa in un modo che, anche quello, lascia parecchi interrogativi). Appaiono sempre di più preoccupati all’autopreservazione del proprio potere e a brigare con i propri amici (e contro i propri nemici).

Perché, diciamolo, il quadro generale della magistratura che esce dalle parole intercettate fa schifo. Fanno schifo i toni, i modi, le accuse incrociate, i veti personali, il rapporto malato con la politica e fa schifo che in questa guerra senza quartiere sia coinvolto uno dei più importanti organi dello Stato democratico, ovvero quel Csm che ha un potere immenso (e misconosciuto ai più) e che dovrebbe essere uno dei capisaldi tra gli organi di garanzia della Repubblica. Dico, ti aspetteresti che lì dentro ci siano persone di spessore ragguardevole, discussioni “alte” e i meritevoli di considerare con attenzione l’enorme responsabilità che si portano dietro.

Da Linkiesta

 

 

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