L’Italia è una Repubblica fondata sulla dipendenza da mamma e papà

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Gianni Balduzzi

La notizia di per sé è positiva. Aumenta la percentuale di coppie, e soprattutto di coppie con figli, in cui lavorano sia l’uomo che la donna. I dati dell’Istat parlano chiaro: tra il 2004 e il 2018 è passata dal 40% al 44,4% nel complesso e dal 40,8% al 45,8% se parliamo di due partner con figli a carico, nonostante la crisi che ha colpito duro. Ed è positivo il fatto che si tratta di una conseguenza della maggiore occupazione femminile. Aumentano anche i nuclei in cui lavora solo la donna e soprattutto diminuisce la percentuale di quelli in cui nessuno dei due è occupato. È calata del 4,5%, del 3% quando ci sono figli.

L’Italia si sta avvicinando all’Europa, pur con grande ritardo. La famiglia mantenuta solo dall’uomo che “porta il pane” mentre la donna sta a i fornelli, sta ormai finendo. E a prescindere dalla congiuntura economica, il che significa che c’è un elemento culturale che influisce. Ma anche nei progressi emerge l’annosa disuguaglianza che caratterizza l’Italia, e anzi viene aggravata. Ci sono stati degli importanti miglioramenti quasi solo al Centro e al Nord. Per esempio la proporzione di coppie con figli con entrambi i partner occupati è passata al Settentrione dal 50,4% al 58,2% tra il 2004 e il 2018, e dal 46,3% al 53,2% al Centro. Ed è rimasta identica, solo al 27,3%, nel Mezzogiorno, dove anzi, è cresciuta di quasi il 2% la percentuale di nuclei in cui nessuno ha un lavoro, che invece altrove risulta in importante declino. Al Sud i tantissimi posti di lavoro persi dagli uomini, che come risulta ormai evidente, sono coloro che negli ultimi 10 anni hanno sofferto maggiormente i rovesci economici, si sono soprattutto tradotti in una situazione di disoccupazione per l’intera famiglia, tranne per quella minoranza di casi in cui è stata la donna e solo lei ad andare a lavora. Sono state troppo poche quelle donne meridionali la cui nuova occupazione è risultata aggiuntiva a quella maschile, come è invece molto più comune al Nord

Ma guardando ai dati relativi all’occupazione nelle coppie in base all’età i si accorge come queste analisi siano in realtà insufficienti. La realtà è ancora più grigia di quel che appare, perchè i progressi visti non solo sono stati limitati solo al Nord e al Centro, ma anche ai nuclei più anziani. Nelle coppie con prole in cui la donna ha tra i 25 e i 34 anni, ovvero quelle che in media hanno il primo figlio, la proporzione in cui entrambi hanno un lavoro è scesa sotto il 40% con la crisi, era al 46% nel 2004, e non è più risalita con la ripresa. Invece è cresciuta fino a sfiorare il 10% quella dei nuclei in cui non vi è lavoro. Nella maggioranza dei casi è solo l’uomo ad avere un impiego. Questa è l’unica fascia d’età in cui la percentuale di coppie in cui lavora solo lui supera, e di molto, quella in cui lavorano entrambi.

Le implicazioni di questo trend sono devastanti. Vuol dire che il lavoro manca proprio quando più ce n’è bisogno, e per coloro che più ne trarrebbero profitto a quest’età, le donne. Non è un caso che una delle conseguenze più immediate sia il calo del tasso di fertilità in Italia. La fascia tra i 35 e i 44 anni ha visto pochi cambiamenti, non sono aumentate in modo visibile i nuclei con entrambi i partner con un lavoro, mentre sono cresciuti molti, raggiungendo il 50%, tra i 45 e i 54 anni. E’ un’ottima notizia, ma a questa età ormai le decisioni sono prese, quella di avere un figlio in più in primis. Ed è più che altro la testimonianza dei miglioramenti nell’occupazione femminile, in particolare grazie all’incremento del part time, intervenuti negli anni 2000, quando le persone in questione (e soprattutto le donne) erano trentenni. L’ennesima conseguenza dell’ultimo decennio perduto. Perduto per i più giovani, per coloro che sono di mezza età, non per i più anziani. Le coppie tra i 55 e i 65 anni in cui uomo e donna lavorano sono passate dall’11% al 29,5%. Qui sono addirittura il 15% quelle in cui solo la donna è occupata, ed è crollato il numero di quelle in cui nessuno è occupato. Erano il 55,7% nel 2004, sono il 30% ora. Come è facile immaginare si tratta dell’effetto della riforma Fornero, più che di maggiori opportunità occupazionali.

L’unico rimedio? Forse è l’istruzione. I dati lo mostrano chiaramente, le coppie in cui la donna è laureata sono anche quelle in cui è più probabile che entrambi i partner lavorino, si arriva a più del 75% di nuclei con due stipendi, persino se ci sono due o più figli

Per l’ennesima volta questi dati restituiscono l’immagine di un Paese basato sempre di più sulla dipendenza, imprescindibile nel momento in cui aumenta la disuguaglianza. La dipendenza del Mezzogiorno dal Centro-Nord, quella delle famiglie giovani dai genitori pensionati, che devono supplire alla carenza di reddito dei trentenni che decidono di avere figli anche se lavora solo uno dei due partner. La dipendenza sempre più accentuata di un Paese dalle stesse generazioni, quelle over 50 delle zone più ricche, che per inciso erano già le più favorite dallo sviluppo economico italiano degli ultimi 50 anni.

L’unico rimedio? Forse è l’istruzione. I dati lo mostrano chiaramente, le coppie in cui la donna è laureata sono anche quelle in cui è più probabile che entrambi i partner lavorino, si arriva a più del 75% di nuclei con due stipendi, persino se ci sono due o più figli. La presenza di minori è decisiva invece nel caso di istruzione inferiore. in questo caso all’aumento dei bambini corrisponde un crollo dell’occupazione femminile e della percentuale di coppie con due lavori.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, e le statistiche sulle percentuali di laureati in Italia (bassissime), possiamo dire che i margini di miglioramento ci sarebbero, se volessimo approfittarne.

Da Linkiesta

 

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