Dove si è cacciata la destra?

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Di
Marcello Veneziani

Dove si annida oggi la destra, ossia quel mondo variegato e bastian
contrario che un tempo si riconosceva in settimanali come Il Borghese e che
votava in prevalenza e con qualche riluttanza per la destra nazionale? Facile
dire che quel mondo confluito e disperso in un’area definita di centro-destra,
fino al popolo delle libertà, si ritrova oggi in parte nella Lega di
Salvini
, in parte nei Fratelli d’Italia di Meloni, in parte nel
non voto, e in più piccola parte finito tra i grillini e i berlusconiani. Ma
non ci interessa qui stabilire le quote di rappresentanza e la mappa della
diaspora. Ci interessa piuttosto interrogarci sui temi importanti che
definivano una destra.

Il primo: dove è finita la destra sociale? Di destre nazionali ci sono vistose
tracce, soprattutto perché si conoscono le posizioni di Fratelli d’Italia e
della Lega salviniana sui flussi migratori e i diktat dell’Europa. Ma non si
vede traccia di quella destra sociale che fu la peculiarità della destra e la
sua linea di distinzione dal liberismo e dalla destra liberale. Sarà stata la
lavatrice berlusconiana, sarà stato l’infelice esito finiano e dell’omonima
corrente, ma oggi la destra sociale non si vede, neanche sotto altro nome.

Seconda domanda: ma la destra in quanto nazionale è antieuropea, a favore dell’italexit
oppure no? La destra da cui siamo partiti è sempre stata nazionale ma non è mai
stata anti-europea, semmai lo è diventata da quando l’Europa si è ridotta alla
Ue. Ha creduto all’Europa nazione o ha accolto l’idea di De Gaulle di un’Europa
delle Patrie, ma non ha più pensato in termini di nazionalismo introverso e
chiuso. Il tema forte per una destra del futuro sarà salvare l’Europa dagli
europeisti; i tecnici, eurocrati, i piùeuropeisti. Una destra vera deve
perorare la sovranità nazionale dentro la sovranità europea, richiamare
l’Europa come civiltà e come risposta al mondo globalizzato.

Terzo dilemma: dove si colloca in un’Europa del genere nello scenario europeo, a quale famiglia
dovrebbe sentirsi più vicina? La novità degli ultimi tempi è la scelta
conservatrice di Fratelli d’Italia. Una scelta compatibile con la storia e la
vocazione della destra, anche se il tratto proprio della destra nazionale e
sociale italiana è sempre stato piuttosto quello di rappresentare la
rivoluzione conservatrice e non un partito conservatore tout court. Sapendo che
i conservatori, almeno come sono delineati nel mondo anglosassone, sono
liberali e patrioti, liberisti e tradizionalisti. Ma la scelta funziona, almeno
per ritagliare uno spazio “terzo” a FdI tra i popolari, in cui c’è ancora mal
sopportato Orban e c’è pure Berlusconi, oltre la Merkel e compagnia centrista,
e il gruppo populista-sovranista in cui sarà trainante la Lega. Proporsi come
trait-d’union tra le due aree è una scelta giusta. Pur sapendo che l’opzione
conservatrice non interpreta l’anima profonda e la storia politica della destra
italiana, vorrei dire: avessimo un movimento conservatore forte e affidabile in
Italia, con figure di riferimento e di qualità e battaglie incisive per
conservare l’identità e la tradizione di una civiltà e rispondere col realismo
attivo dei conservatori alle emergenze del nostro tempo…

Ma qui entriamo in un altro dilemma, il quarto, strettamente collegato al
terzo: il rapporto tra questa scelta conservatrice e la leadership mondiale
di Donald Trump. Come è noto, al congresso mondiale conservatore
tenuto sotto l’egida trumpiana negli States, c’è andata la Meloni, che ha
orgogliosamente sbandierato di essere stata l’unico esponente italiano a
parteciparvi. Ma la destra può riconoscersi in Trump (o in Bolsonaro, se
parliamo dell’America Latina)? A noi Trump piace per negazione:
ossia perché è la bestia nera dell’establishment politically correct, e apprezziamo
alcuni aspetti della sua politica nazionale e protezionista. Ma da qui a farne
il leader della destra mondiale ce ne corre. Non ci piace la sua figura, il suo
percorso, il suo modo di porsi, la sua politica estera, pur riconoscendo i
grandi risultati nell’economia.

Invece serpeggia un’opzione più radicale nel mondo proveniente da destra:
è l’opzione Putin, che è il più grande statista sorto nel Terzo
Millennio e si presenta come difensore di una Tradizione, di un’identità e di
una sovranità. Anche qui alcune riserve vanno fatte sulla provenienza di Putin,
sul suo spregiudicato potere di autocrate, sulle tracce cospicue d’imperialismo
sovietico, sulle inevitabili differenze tra la Russia e noi mediterranei,
italiani ed europei. Ma è anche vero che una scelta geopolitica eurasiatica,
come la disegna Alexandr Dugin, non è certo più alienante di un’opzione atlantica. 
Tanto più che oggi i nostri interessi geostrategici ed economici sono duramente
penalizzati dai diktat americani, dalle loro sanzioni a paesi come la stessa
Russia, l’Iran e altri minori. E sono più compatibili con quelli russi. E Putin
è forse lo statista più lucido in questa fase storica.

Capisco quanto sia difficile esplicitare, con la campagna denigratoria e
allarmistica che subito scatterebbe, un’apertura alla Russia di Putin piuttosto
che all’America di Trump. Ma è la vocazione più forte nell’anima profonda della
destra sociale, tradizionale, nazionale e popolare o della sua eredità. Anche
sul piano culturale e spirituale è più compatibile l’incontro col mondo
greco-russo e ortodosso che col mondo protestante e quacchero anglo-americano. 
Così come è più compatibile nel nome della visione spirituale, l’incontro con
l’Iran sciita piuttosto che con l’Arabia saudita e sunnita, più vicina a Trump
(e a Daesh, all’Isis).

In questo contesto Salvini oscilla pragmaticamente tra la vicinanza a Putin
– denunciata come uno scandalo e un tradimento dalla stampa e dalla sinistra –
e l’allineamento a Trump e a Israele. A proposito di Israele va notata
una curiosità
: il nazionalismo e il sovranismo sono deprecati ovunque
dall’establishment globale meno che nel paese più nazionalista e sovranista
sulla faccia della terra, che è proprio Israele, e ancor più l’Israele di
Netanyau.

Alla fine vi lasciamo con una domanda dall’apparenza marzullesca: ma la
destra esiste anche se non appare o la destra appare soltanto ma non esiste
più?

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