Selmayrgate: conflitto di interessi, menzogne…e suicidio

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Una
indagine giornalistica di Jean Quatremer, prestigioso collaboratore
del quotidiano francese Libération
,
rivela il collegamento tra  il suicidio di un alto funzionario
dell’ufficio legale della Commissione europea, l’italiana Laura
Pignataro,  e la nomina a segretario generale della Commissione del
potente tedesco Martin Selmayr, messo alle costole del traballante Juncker per
volontà dei tedeschi in violazione di tutte le procedure legali. Il caso del
suicidio è stato rapidamente chiuso, ma testimonianze raccolte dal giornalista
rivelano come la Pignataro fosse fortemente sotto pressione per essere stata
costretta a difendere contro ogni evidenza la legalità delle
procedure della nomina davanti al Parlamento europeo.  Un caso che
rivela la gestione collusa e opaca, se non decisamente criminale, delle
istituzioni europee e il livello umano e morale delle persone che le
compongono.

Ora, in seguito a questo articolo di Libération, sembra
che si stia muovendo qualcosa
. E che in
prossimità delle elezioni qualcuno senta l’urgente bisogno di ripristinare
la fiducia del popolo nelle istituzioni europee…

di Jean Quatremer, corrispondente a Bruxelles per
Libération
 

Traduzione per Vocidallestero di Luca Fantuzzi

Laura
Pignataro si è suicidata il 17 dicembre. Alto funzionario del servizio legale
della Commissione europea era stata costretta a difendere la nomina, viziata di
irregolarità, di Martin Selmayr (vecchio capo di gabinetto di Jean-Claude
Juncker) a segretario generale dell’istituzione.

Bruxelles,
17 dicembre 2018, 7,30 di mattina. Laura Pignataro chiede a Lorenza B., l’amica
presso cui alloggia da qualche giorno, di accompagnare la figlia di 14 anni
alla fermata dello scuolabus. Si giustifica dicendo di non sentirsi bene. Una
volta che le due donne si sono allontanate, Laura Pignataro sale all’ultimo
piano del palazzo e si getta nel vuoto. Muore sul colpo. La polizia belga
conclude rapidamente per un suicidio. Uno in più, in un Paese particolarmente
toccato da questo flagello (tra 140 e 200 all’anno, a Bruxelles). Perché
questa italiana di 50 anni si è suicidata? Nessuno lo saprà mai con certezza,
perché non è stata lasciata neppure una parola.

Fine
della storia? Non proprio. Perché Laura Pignataro era una che contava, nella
«bolla europea». Questa brillante giurista italiana, figlia di un alto
magistrato, formatasi in Italia, negli Stati Uniti, in Francia e in Spagna,
faceva parte del gruppo assai ristretto degli alti funzionari della
Commissione. Direttrice, uno dei primi tre posti della funzione pubblica
europea, lavorava dal 1992 alla Commissione e dal 1995 all’interno del suo
prestigioso servizio legale (SL). A giugno 2016 è stata promossa a capo della
direzione delle risorse umane del SL, chiaramente per garantire la legalità
delle nomine. È proprio questa funzione che le ha fatto giocare un ruolo chiave
nella gestione dell’affare Martin Selmayr, dal nome del vecchio capo di
gabinetto tedesco del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker che il
21 febbraio 2018 è stato catapultato al posto di segretario generale
dell’istituzione, la torre di controllo da cui tutto passa (o… trapassa), in
violazione delle regole dello statuto della funzione pubblica europea. Un
scandalo, sollevato proprio da Libération, che non smette di provocare
reazioni: dopo aver denunciato un vero “colpo di stato” nell’aprile 2018, il 13
dicembre il Parlamento europeo ha chiesto  le dimissioni di Selmayr con
una maggioranza schiacciante del 71% dei voti.

«Panico».

Col
suicidio di Laura Pignataro, è un ingranaggio essenziale del caso che scompare.
Tutto inizia, per la direttrice del SL, il 28 febbraio 2018, quando la
commissione per il controllo del bilancio del Parlamento europeo, di fronte
all’ampiezza dello scandalo mediatico, apre un’inchiesta sul «Selmayrgate» e
invia una lista di 134 domande alla Commissione. «Si è diffuso il panico
all’interno
», racconta un eurocrate: «Il problema è che il servizio
legale non era stato informato in anticipo della nomina di Selmayr, come
peraltro avrebbe dovuto essere […], e questo perché sapevano che si sarebbe
opposto a questo inganno.
»

Ma,
a quel punto, non c’era altra scelta che chiamarlo in aiuto per cercare di
giustificare giuridicamente una nomina puramente politica. Il compito si
annuncia impossibile. Come giustificare che Juncker e Selmayr avessero tenuto
il segreto per più di due anni sul prepensionamento progettato dal segretario
generale uscente, l’olandese Alexander Italianer? Perché la sua decisione di
andare in pensione è stata annunciata soltanto il 21 febbraio 2018, in piena
riunione del collegio dei 28 commissari, dopo la nomina al posto di segretario
generale aggiunto di Martin Selmayr?

Una
riunione per redigere le risposte è convocata il 24 marzo 2018 alle 2 e mezzo
del pomeriggio dal gabinetto Juncker. Attorno alla tavola si trovano sedute 10
persone tra cui, per il servizio legale, lo spagnolo Luis Romero,
direttore generale, il tedesco Bernd Martenczuk, suo assistente, e Laura
Pignataro. Ma, nel bel mezzo della riunione, Martin Selmayr, accompagnato dalla
sua anima nera, Mina Andreeva del servizio stampa, entra in sala. Romero si
alza immediatamente, e lascia la sala. Perché l’arrivo del segretario generale
in una riunione consacrata a elaborare la sua difesa costituisce un
patente conflitto di interessi. L’art. 11-bis dello statuto dei funzionari
dispone che «nell’esercizio delle sue funzioni il funzionario non tratta
affari in cui abbia, direttamente o indirettamente, un interesse personale
».
Invece che andarsene, Romero avrebbe dovuto esigere che Selmayr lasciasse la
sala, cosa che non ha fatto. E la Pignataro non ha osato seguirlo: «Romero
l’ha freddamente abbandonata alla deriva. L’ha lasciata sola
», dichiara un
testimone. Il fatto che lei fosse stata nominata al suo posto nel giugno
2016 dallo stesso Selmayr probabilmente spiega perché sia rimasta. Lui stesso
giurista, è stato Selmayr a dettare le risposte quel 24 marzo…

Come
era facile attendersi, gli eurodeputati non si sono assolutamente convinti
della validità degli argomenti della Commissione. Scrivono una seconda serie di
61 domande. Le risposte sono preparate il 2 aprile 2018 dalla stessa équipe e,
come la prima volta, Selmayr è presente. «Laura, uscendo da quelle riunioni,
era arrabbiata nera: sapeva di aver partecipato a un conflitto di interessi
illegittimo
», confida uno dei suoi amici. «È una giurista esageratamente
leale con la sua istituzione, una che non è per nulla politica. Ha
compreso subito che la nomina di Selmayr era illegale, ma ha cercato
comunque di cautelarsi coprendo una violazione della legge. In questo
secondo incontro, Laura gli dice chiaramente che quello che stava facendo era
uno scandalo, ma che lo stava facendo per l’istituzione. Il Parlamento resta
insensibile alle bizzarre spiegazioni di Selmayr e della sua squadra. Nella
risoluzione votata il 18 aprile, chiede che la nomina di Selmayr sia «
valutata
nuovamente». La Commissione rifiuta seccamente: per l’istituzione, «tutto
è stato fatto nelle regole».

La forzatura del diritto

A
maggio, è il turno della mediatrice di entrare in gioco. L’irlandese
O’Reilly inizia la sua indagine in un’atmosfera di tensione. Chiede l’accesso
al server della Commissione. Respinto. Richiede quindi la trasmissione di tutte
le e-mail relative alla nomina di Selmayr. Nuovo rifiuto. Ma, a quel punto,
Laura Pignataro va oltre: ritiene suo dovere di rispondere alle domande della
mediatrice. «“Non posso mentirle, è impossibile, ho dato tutti i dossier
alla mediatrice”, mi ha raccontato
», ricorda uno dei suoi intimi
collaboratori. Selmayr non viene immediatamente a conoscenza del «tradimento»
di quella che considera il suo scudo legale. Pubblicata il 4 settembre, la
relazione della mediatrice è schiacciante: risulta che la nomina di Selmayr a
Segretario Generale sia stata preparata nel gennaio 2018 e che non sia mai
stata messa in dubbio da coloro che fingevano di partecipare a una procedura di
reclutamento fasulla sin dall’inizio. C’è tutto: le mail interne, i documenti
Word modificati ora per ora… Per Emily O’Reilly, «lo spirito e la lettera»
delle regole dell’Unione sono state violate e la procedura di nomina «manipolata».
Selmayr realizza allora che la Pignataro è all’origine della fuga di notizie.
La incarica di rispondere alla mediatrice e le impone di non parlarne a
nessuno. Eccola di nuovo obbligata a mentire. Il segretario generale la chiama
a volte nel bel mezzo della notte per darle le proprie direttive… le risposte
sono pubblicate il 4 dicembre. Laura Pignataro non ne può più di violare
così la legge e di mentire. Il 12 dicembre, secondo le confidenze fatte al
proprio entourage, afferma di aver «sbagliato carriera»: «Sono
finita. Non puoi immaginare cosa sono stata obbligata a fare in queste ultime
settimane.
» Secondo questa fonte, «era terrorizzata dall’ostilità di
Selmayr
». Il giorno successivo, una delle persone a lei vicina racconta che
«le sue parole erano diventate incoerenti».  Laura spiega che «non
aveva registrato le sue presenze e la sua carriera era finita
». Quattro
giorni dopo, si butta nel vuoto. Il direttore generale del servizio legale,
Luis Romero, viene a sapere del suo suicidio nel corso di una riunione coi suoi
direttori alle 9,25. Non dice nulla e lascia la riunione. Gli eurocrati del
servizio legale scoprono il dramma attraverso un messaggio pubblicato sulla
loro intranet e non sulla linea generale: «Luis Romero si duole di dover
comunicare la triste notizia del decesso di Laura Pignataro.
»


Martin Selmayr, né Günther Oettinger, il commissario all’amministrazione, né
Jean-Claude Juncker riterranno utile inviare le loro condoglianze alla
famiglia, o assistere (o almeno farsi rappresentare) alla cremazione, che ha
luogo il 21 dicembre a Bruxelles. In compenso, «quel giorno tutti i
funzionari hanno ricevuto un messaggio di Selmayr che augurava a tutti buone
feste. Eravamo scioccati
», racconta uno degli amici di Laura Pignataro.
Stessa assenza il 31 gennaio, alla cerimonia organizzata in sua memoria… Eppure
Selmayr conosceva Pignataro, avendola nominata nella posizione che ricopriva e
avendoci lavorato insieme per 10 mesi. E tutti ricordano che Juncker non ha
esitato ad assistere, il 27 ottobre 2016, alle esequie di Maria Ladenburger, la
figlia di un consigliere giuridico della Commissione, stuprata e assassinata da
un richiedente asilo afgano. Per Laura, solo indifferenza. Una volta scoperta
la sua morte, i servizi di sicurezza della Commissione mettono il suo ufficio
sotto chiave. Lo è ancora oggi. Peraltro, l’inchiesta della polizia  belga
è stata completata in pochi giorni. L’esecutivo della UE rifiuta di dire se
sono state portate avanti delle indagini interne sulle ragioni di questo
suicidio: burn-out? Mobbing? Problemi personali? Domande che ogni datore di
lavoro si dovrebbe porre, tanto più che il servizio legale ha conosciuto 6
suicidi in 12 anni (su 250 persone circa). «Dal punto di vista umano, la
Commissione è un luogo orribile
», confida un direttore dell’istituzione. A
dicembre 2017 Selmayr dichiarava a Libération: «Si esagera molto
la mia brutalità, quando invece la brutalità è parte integrante della casa.
»

Alle
nostre domande, Alexander Winterstein, portavoce aggiunto, ha risposto: «Si
tratta di una questione interamente privata. Non ho alcun commento da fare.
»
Abbiamo mandato una seconda serie di domande. La risposta, da parte
di un Luis Romero devastato, è stata più umana: «Laura Pignataro era
una eccellente e brillante giurista e una collega molto apprezzata in seno alla
Commissione europea. Il suo decesso è stato uno choc per tutti i colleghi che
hanno avuto il privilegio e la fortuna di conoscerla e di lavorare con lei.
»
Ma nulla sull’assenza di condoglianze o l’eventuale mobbing di cui potrebbe
essere stata vittima Laura Pignataro : «Non vogliamo fare commenti su queste
speculazioni senza fondamento che sollevi nel tuo messaggio.
»

«Un posto orribile»

Ci
sono ragioni diverse da quelle professionali che avrebbero potuto spiegare il
suo gesto? Coloro che abbiamo intervistato descrivono una donna amante della
vita, ambiziosa, sportiva. «Il suo gesto è difficile da comprendere, era
serena, forte ed energica, ricorda uno dei suoi vecchi responsabili, Giuliano
Marenco, direttore generale aggiunto del servizio legale, oggi in pensione. Non
dava l’impressione di essere sopraffatta da alcunché.
» La sua situazione
personale era complicata. Il marito, Michel Nolin, un francese funzionario del
servizio legale, era da anni in guerra con la Commissione ritenendo di non aver
avuto la carriera che si sarebbe meritato. Ha addirittura fatto ricorso innanzi
alla Corte di giustizia (e ha perso). Ora, sua moglie era stata nominata in un
posto dove rischiava di dover trattare il caso del marito, posizione quantomeno
non confortevole. I rapporti della coppia si erano talmente deteriorati che
Laura Pignataro si era rifugiata a casa della sua amica con la figlia pochi
giorni prima il suo gesto fatale. La figlia, d’altronde, non è stata affidata
al padre, ma al fratello della defunta. Il bando per il posto della Pignataro è
stato pubblicato il 4 marzo, quasi tre mesi dopo la sua morte. Sappiamo già che
Selmayr nominerà uno dei suoi fedelissimi, tedesco come lui. Il nuovo direttore
sarà il primo ad avere accesso al computer di Laura Pignataro.

Da: Voci dall’estero

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