Meglio le tasse o l’albero dei soldi?

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da L’Alieno Gentile

Il dilemma del moderato è ben riassunto da un celebre aforisma di Epicuro:

«La
scontentezza dell’anima porta l’uomo ai desideri eccessivi»

Gli eccessi, specie in economia, generano risultati
deludenti, la delusione genera nuovi desideri eccessivi.
Si passa da un estrem(ism)o all’altro, inseguendo chimere e aggravando le
situazioni, finché una doccia gelata porta tutti fuori dal torpore e si torna
alla realtà.

L’ultima fantasia utopistica che affascina gli States,
in particolare all’interno del Partito Democratico, in risposta al trumpismo,
è l’economia monetarista chiamata Modern Monetary Theory o Mmt.In
sintesi sarebbe la convinzione che i governi possano spendere senza
limiti e che possano farlo senza aumentare le tasse. Secondo la Mmt,
possono farlo stampando i propri soldi (intercettando così anche
l’elettorato nazional-sovranista).
Di conseguenza, i governi possono accumulare in modo sicuro un quantitativo
illimitato di debiti, perché possono sempre stampare nuovi soldi per
pagare quel debito.

Non sorprende che alcuni critici di queste idee
abbiano convertito la sigla Mmt in Magic Money Tree (l’albero
magico dei soldi).

Il populismo spinto, che sta riscuotendo
ovunque successo, è un ambiente accogliente per economisti in cerca
di onde da cavalcare, e quella della Mmt è un’onda che promette di mettersi
in alta visibilità, perché l’idea alla base della Mmt è la consueta soluzione
semplice a problemi complessi
: i Paesi sovrani che controllano il
proprio sistema monetario possono stampare una quantità illimitata
della propria valuta. Ne conseguirebbe quindi che un governo che controlla il
proprio sistema monetario e che prende in prestito solo nella propria valuta,
non possa mai fallire.

Troppi debiti? Basta semplicemente stampare i soldi
per pagarli.

Se il governo desidera spendere di più, stampa più
denaro.

Inoltre, poiché la spesa può essere
finanziata con denaro stampato, non è necessario aumentare
le tasse per far fronte alla spesa più elevata.

Dovrebbe essere abbastanza chiaro che nessun
governo
, avendo l’obiettivo di essere rieletto, desidera mai spendere di
meno o aumentare le imposte
. Pertanto dovrebbe essere chiaro quale sia
l’unica possibile direzione di tutto questo.

Ma, per chi non va al di là del proprio naso, i
governi possono e devono finanziare tutte le cause che risultano più meritevoli
del costo, ed essendo -in questa logica- zero il costo, i governi dovrebbero
finanziare di tutto.

Generosamente.

Sfugge, stranamente, che il denaro non è
un’attività economica reale produttiva
.

Facciamo un gioco, una speculazione intellettuale.
Anche ipotizzando che in un’economia sviluppata e complessa come la nostra
la quantità di beni e servizi fabbricati e venduti rimanga approssimativamente
costante nonostante l’esercizio di stampa del denaro, avremmo che il governo si
ritrova ad acquistare una quota crescente della produzione economica
del Paese.
Ciò lascerà una quota minore della produzione economica disponibile per
il settore privato.

In altre parole, il potere d’acquisto dei
soldi detenuti dal settore privato cadrà.

Puoi chiamarla come vuoi, ma questa è inflazione:
prezzi in aumento o equivalenti per un valore in diminuzione del denaro.

Può piacere di più agli elettori, ma la stampa di
denaro è gemella eterozigote della pressione fiscale: un governo può
acquisire potere di spendere tassando i suoi cittadini, il che riduce il potere
di spesa dei cittadini o stampando i propri soldi, il che -ugualmente- riduce
il potere di spesa dei cittadini.

Come insegna Collodi: l’albero magico dei soldi è
una favola per stolti.

In realtà c’è qualche importante differenza tra un
governo finanziato attraverso la tassazione e un governo finanziato attraverso
la “stampante magica”:

Un governo finanziato attraverso la tassazione troverà
i suoi piani di spesa attentamente controllati da una popolazione che
non gradisce una eccessiva pressione fiscale. Al contrario, un governo che si
finanzia stampando denaro sembra dare senza prendere.

La spesa monetizzata è popolare e di solito
avviene senza controllo.

È la mancanza di supervisione che
accompagna la spesa pubblica monetizzata ad essere particolarmente pericolosa.

La Storia ci ha mostrato che quando un governo inizia
a finanziarsi attraverso la stampa, il processo spesso sfugge al controllo,
portando a una spirale inflazionistica. C’è solo da divertirsi a stilare un
elenco di casi (e di candidati ad allungare la medesima lista).

L’interscambio
tra cariche del mondo degli affari e della politica ha generato la percezione
di unaélite opprimente. Ma la delusione per i protagonisti di
quella stagione ha portato anche al rifiuto delle loro politiche migliori

Ma non tutti i fan della Mmt sono
integralisti, alcuni si presentano più saggi e sostengono che i governi possano
e anzi dovrebbero aumentare la spesa, ma solo fino al punto in cui l’inflazione
inizia a diventare problematica.

Le politiche keynesiane sono temporanee
misure anticicliche, ma ai sostenitori della Mmt questo non basta. Loro
vorrebbero rendere permanente e più ampio lo stimolo.

.

Sono abbagliati dalla mancanza di ricadute
inflazioniste dopo le stagioni del Quantitative
easing 
da parte delle principali banche
centrali. Ma mentre una banca centrale indipendente dalla politica a un certo
punto interrompe l’erogazione (e non è nemmeno detto che lo faccia “abbastanza”
presto), assegnare questo potere alla politica, che a sua volta dipende dal
consenso, porta inevitabilmente a un ciclo inflazionistico.

Non si tratta di avere semplicemente paura degli
eccessi, ma di avere un po’ di amore per i limiti.

Questione di semplice buon senso.

Le politiche moderate hanno generato alcune delusioni:
hanno assecondato guerre ingiuste (spacciando deliberatamente prove
false di proliferazione di armi di distruzione di massa per avere la
giustificazione politica), hanno lasciato che
le disuguaglianzecontinuassero ad allargarsi (è una sorta di dinamica
naturale, ma è stata poco “governata”) lasciando che una quota crescente dei
profitti della crescita andassero ai detentori di capitale, mentre quella
crescita si alimentava anche da continui tagli di spesa a danno
dei lavoratori.

Infine, ed è forse l’errore più imperdonabile e
deprecato, la percezione di continuo interscambio tra massime cariche
del mondo degli affari e del mondo della politica ha generato la
percezione di una élite opprimente.

Ma la delusione per i protagonisti di quella stagione
ha portato anche al rifiuto della parte migliore delle loro politiche, come la
crescita generata dall’apertura al libero scambio, e dalla collaborazione fra
settore pubblico e settore privato. E spinto in direzione opposta alla logica:
chiedere stimoli monetari perpetui e più estesi può sembrare all’apparenza una
formula di aiuto al popolo, ma la realtà di questi anni ha reso evidente che è
esattamente l’opposto: ogni forma di Quantitative easing e
di agevolazione monetaria è servita a far rivalutare gli asset
finanziari
, le azioni in Borsa, le obbligazioni, i titoli di Stato,
nulla è giunto sul fronte del lavoro, dei salari o della suddivisione
dei proventi: se i profitti vanno tutti a beneficio dei patrimoni le
disuguaglianze si allargano, non si riducono.

I francesi non vanno di gran moda, ma questo signore è
nato in territorio italiano:

«Se
un sultano fa tagliare teste a capriccio rischia di perdere la propria.
L’eccesso si sposta sempre da una parte all’altra».

Quel signore si chiamava Napoleone Bonaparte e
due secoli dopo sembra spedirci un monito, che al momento sembra totalmente
inascoltato.

Da Piano inclinato

Fonte (source) – (go to source)

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