Unicredit: le banche italiane valgono il 30% in più di quelle tedesche

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di Elena Dal
Maso

L’anno
scorso le 15 maggiori banche dell’eurozona hanno riportato un rendimento medio
del 7% sul capitale proprio, al di sotto del cost of equity per il decimo anno
consecutivo, e ben al di sotto del rendimento del 12% prodotto dalle 15
maggiori banche statunitensi. Di conseguenza, in media, le grandi banche della
zona euro scambiano a circa la metà del loro valore di libro, scrive Erik
Nielsen, capo economista di Unicredit , mentre i loro concorrenti
statunitensi scambiano in media 1,16 volte, dalle due alle tre volte.

A questo
punto Nielsen inizia una disamina delle banche europee, perché non sono tutte
uguali. Per i funzionari di Bruxelles e di Francoforte, l’unico ero tema che
conta sono gli Npl, i crediti deteriorati. Che però, scrive l’economista
danese, hanno visto grandi passi avanti negli ultimi due anni, in concomitanza
con l’opera di supervisione della Bce che ha spinto le banche ad abbassare i
livelli.

E in tal
senso, a partire dal terzo trimestre dello scorso anno, solo il Portogallo
(6%), l’Irlanda (5%), l’Italia (4%) e un certo numero di paesi Cee (Est Europa)
al di fuori dell’area dell’euro aveva un ratio sugli Npl netti superiore alla
media Ue dell’1,8%. Mentre è importante mantenere la pressione per ottenere
ulteriori riduzioni, scrive Nielsen, il problema principale non è in realtà questo,
ma i livelli di costo generali in molte banche.

Come regola
generale, il rapporto costo/rendimento (cost-to-income-ratio) per le banche che
generano reddito è in genere compreso in un intervallo di circa il 60%. Questo
rapporto è sicuramente cresciuto in Europa prima della crisi finanziaria,
ricorda l’economista, ma progressi significativi sono stati raggiunti in
diversi Paesi, in particolare nell’Europa meridionale e in Irlanda.

A partire
dal terzo trimestre dell’anno scorso, le banche in Spagna e Portogallo hanno
portato i loro indici, rispettivamente al 52% e al 53%, mentre le banche
irlandesi (al 62%) e le banche italiane (al 63%) non sono molto distanti. Per
contro, le banche francesi avevano al 30 settembre 2018 un rapporto
costo/rendimento del 72% e le banche tedesche dell’80%. Il cost-to-income ratio
di Deutsche Bank  ha fatto addirittura
registrare il 90,3%.

Per quale
ragione emerge questa notevole differenza? In primo luogo, le pressioni
esercitate dai mercati e dalle autorità di vigilanza hanno avuto un effetto
positivo sul controllo dei costi delle banche, soprattutto quelle del Sud
Europa. In secondo luogo, la parte schiacciante dei costi è composta da
stipendi e bonus, con grandi differenze nelle leggi sul lavoro in tutta Europa
che hanno avuto un grande effetto sulla capacità delle banche di tagliare posti
di lavoro e bonus. In questo caso, ricorda Nielsen, Germania e Francia si distinguono
come tra i mercati del lavoro in Ue meno flessibili, con maggiori problemi di
adeguamento dei costi alla nuova realtà globale.

Secondo la
European Banking Federation, il settore bancario europeo ha registrato un calo
del 12% dell’occupazione, passando da 3,1 milioni nel 2009 a 3,7 milioni nel
2017 (ultimi dati disponibili). Il calo maggiore si è registrato in Spagna
(-32%), seguita da Irlanda (-30%), Portogallo (-19%) e Italia (-14%). La
Germania ha visto una discesa dell’occupazione bancaria di solo il 7% durante
gli ultimi otto anni.

In terzo
luogo, i tagli di posti di lavoro nelle banche in genere arrivano con le
fusioni. In tal senso emerge la differenza fra il campione europeo delle
riforme, la Spagna e la ritardataria Germania: mentre la quota delle attività
dei cinque maggiori istituti di credito in Spagna è aumentata dal 42% nel 2008
al 64% nel 2017 (ultimo dato disponibile), la quota dei cinque maggiori gruppi
in Germania è passata solo dal 23% al 30%.

Il fatto che
la Spagna abbia fatto i suoi compiti si riflette anche in una maggiore
redditività: il Roe delle banche spagnole è ora dell’8,7%, superiore alla media
europea del 6,8%, mentre la Germania è in ritardo con un “terribile”
2,5%. Ed ecco perché Deutsche Bank  è alla fine una delle
banche meno redditizie d’Europa, conclude l’economista.

Da Milano
Finanza

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