Gran Bretagna: disoccupazione scende al 3,9%, quasi la metà della media Ue

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Gran Bretagna: disoccupazione ai minimi. Il 76,1% dei britannici ha un’occupazione: tasso record dal 1971. Ma il nodo dell’uscita dall’Ue non si scioglie.

Mentre in Parlamento resta congelato il voto sulla Brexit, sul fronte dell’occupazione giungono buone notizie dalla Gran Bretagna.

Il tasso di occupazione del 76,1% è il più alto da quando sono iniziate le registrazioni nel 1971.

La disoccupazione invece è scesa al di sotto del 4%, per la prima volta dal 1975. Le persone senza un lavoro sono 112mila in meno rispetto a un anno fa, con un tasso di disoccupazione che si attesta precisamente al 3,9%, ben al di sotto della media Ue del 6,5%. Non solo. Aumentano anche i guadagni settimanali medi i quali, esclusi i bonus, arrivano al 3,4%. Lo rivela la Bbc.

I numeri della Gran Bretagna

Matt Hughes, dell’Office for National Statistics (Ons), ha commentato: “Il tasso di occupazione ha raggiunto il nuovo massimo storico, mentre la percentuale di persone che non lavorano né cercano lavoro – il cosiddetto tasso di inattività economica – è ai minimi storici“.

Il numero di uomini occupati è aumentato di 77mila unità per raggiungere un livello record di 17,32 milioni nel periodo degli ultimi tre mesi. Il numero di donne occupate è aumentato di 144mila unità ed ha raggiunto un livello record di 15,40 milioni nello stesso periodo.

Si tratta del maggiore aumento del numero di donne occupate dal periodo febbraio-aprile 2014.

Nel frattempo, le persone economicamente inattive sono il 20.7%, il tasso più basso mai registrato.

La Gran Bretagna della Brexit, dunque, offre occasioni lavorative: il numero di posti di lavoro vacanti nell’economia è aumentato da 4mila a 854mila.

Il ministro per l’Occupazione, Alok Sharma, ha dichiarato: “I dati sull’occupazione di oggi sono un’ulteriore prova di un’economia forte” e “mostrano come le nostre politiche pro-business stiano suscitando un record” in termini di occupazione.

Il ministro ha sottolineato che il mercato del lavoro britannico resta “resiliente visto che sempre più persone beneficiano del guadagno di un salario“.

Secondo Sharma, “sostenendo l’accordo Brexit del governo e dando certezza alle imprese, i parlamentari hanno la possibilità di salvaguardare questi posti di lavoro“.

Il nodo Brexit

Eppure, proprio la Brexit resta un nodo difficile da sbrogliare in Parlamento. Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha detto no a un terzo voto di ratifica sull’accordo per l’uscita di Londra dall’Unione europea, senza che il testo proposto dal governo venga cambiato “in modo sostanziale”.

Un portavoce della premier, Theresa May, si è limitato a commentare che Bercow “non ci ha avvertiti dei contenuti della sua dichiarazione e nemmeno del fatto che ne avrebbe fatta una“, aggiungendo che per ora la premier “non è in condizione” di convocare un nuovo voto.

Se non si dovesse trovare l’accordo, si farebbe largo l’ipotesi di un rinvio del distacco di Londra da Bruxelles agitato in questi giorni dall’Ue. Intanto, però, il mercato del lavoro va a gonfie vele. Fonte In Terris

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