Anche il Mit ha le sue nobili tradizioni: ogni anno butta un pianoforte dal tetto

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In occasione
del Drop Day, viene ripetuto, quasi come fosse un rituale dell’istituto, il
lancio dello strumento. La prima volta fu, per fare una bravata, negli anni ’70

Di solito gli studenti del Mit di Boston sono famosi per porsi domande e
risposte che cambiano il mondo. Nel tempo libero, si chiedono anche: “Perché
non buttiamo un pianoforte rotto da un tetto?”.

È
la tradizione del “piano drop”, nata nel 1972
 ed escogitata
dallo studente Charlie Bruno. Tutto nasce da un problema di difficile
soluzione: che cosa fare di un pianoforte rotto e inservibile che occupava
Baker House? Alcuni studenti, in una riunione, hanno proposto di buttarlo giù
dalla finestra. Purtroppo il regolamento, molto rigido, impediva di buttare
qualsiasi cosa dalla finestra, figurarsi un pianoforte. È a quel punto che il
genio (per così dire) di Charlie Bruno viene loro in aiuto: se è proibito
buttarlo dalla finestra, ha detto, non sarà proibito buttarlo giù dal tetto. E,
data un’occhiata al regolamento, ha scoperto di avere ragione.

Si fece una mozione,
passò con il tipico entusiasmo accordato dagli studenti alle cose stupide, si
preparò la pedana e si buttò il pianoforte dall’edificio.

Fu così un spasso che
venne ripetuto ogni anno: addirittura, venne spostato il giorno del lancio
(“drop”) fino a farlo coincidere con il Drop Day, l’ultimo giorno di lezione
del semestre primaverile, dimostrando un acuto senso dell’umorismo.

Ma non è tutto: le
fervide menti del MIT hanno anche coniato, da questa tradizione, anche una
unità di misura: il bruno. Dal nome dell’ideatore del lancio del piano, il
bruno misurerebbe il grado di ammaccatura lasciata sul suolo dal pianoforte.

Con gli anni la
tradizione è diventata rito: al pianoforte (che viene regalato, già rotto e
inservibile) vengono attaccati coriandoli e caramelle prima del volo. Dopo la
caduta, gli studenti si affollano a recuperarne i pezzi: portano fortuna. In
più, insieme al lancio, viene organizzata anche una festa, con una torta enorme
e magliette “Just Drop It”. Merchandising e rituale, pianoforti e mitologie,
che raccontano più di un trattato di antropologia cosa succede tra quelle mura
geniali.

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