Sarà un pianeta per vecchi. Nel 2050 chi ci salverà dalla catastrofe?

Stampa / Print

Di Alberto Forchielli

Con
l’aumentare della longevità, dovranno allungarsi la vita lavorativa. Altrimenti
il buco che si creerà nelle pensioni sarà insanabile. Per tutti i Paesi

L’innovazione del futuro non riguarda soltanto l’ambito prettamente
tecnologico o di new business ma anche un curioso mix che comprende: i
“vecchiacci” che non muoiono più, la riforma del sistema pensionistico e il
Jackpot da record – 1,53 miliardi di dollari – alla lotteria USA. Jackpot estratto da oltre tre mesi e
biglietto da appena 2 dollari venduto in South Carolina non ancora riscosso.
Ah, aggiungeteci anche commessi e operai ultra settantenni
. Ecco, il risultato di
questo tanto variegato quanto esplosivo cocktail varrà – o meno – la
sostenibilità dell’umanità nel 2050.

Non ci avete capite nulla? Va bene, vi spieghiamo la questione, partendo
dal presupposto che in linea generale è stato dato ben poco risalto allo studio
diffuso a fine maggio 2017 del World Economic Forum, dal titolo
emblematico: “Vivremo fino a 100 anni, come possiamo permettercelo?”

Lo studio del WEF ha preso in esame i regimi previdenziali di Usa, Gran
Bretagna, Giappone, Olanda, Canada e Australia (in pratica i sei maggiori al
mondo), calcolando, su dati del 2015, un deficit complessivo di 70 trilioni di
dollari. E, come se non bastasse, per gli inguaribili ottimisti o per quelli
che vogliono ostinarsi a non vedere i problemi, c’è un altro dato che può
incrinare il loro buonumore. Difatti se vi aggiungiamo anche Cina e India – i
due Paesi con le maggiori popolazioni del pianeta – il “buco” tocca i 400 trilioni di dollari,
equivalenti a cinque volte le dimensioni attuali dell’economia globale. Passivo
che al 2050 è previsto a quota 224 trilioni di dollari.

E l’unico modo per frenare il trend è quella di alzare
l’età di pensionamento in linea con l’aspettativa di vita. Ecco quindi che nei
Paesi sopracitati possiamo immaginare da qui al 2050 un’età di pensionamento a
70 anni e oltre

Numeri
semplicemente insostenibili
, come ha commentato Michael Drexler, capo del settore
finanza e infrastrutture del World Economic Forum: “L’atteso aumento della longevità e
il conseguente invecchiamento della popolazione è l’equivalente finanziario del
cambiamento climatico”
.

Entriamo nello specifico. L’aspettativa di vita dei neonati di oggi è
ultracentenaria: 104 in Francia, Italia, USA e Canada e 107 per i giapponesi. E
l’unico modo per frenare il trend – salvo visioni complottistiche con guerre
mondiali e/o epidemie e/o carestie scatenate ad hoc per abbassare la
popolazione e la sua età media – è quella di alzare l’età di pensionamento
in linea con l’aspettativa di vita. Ecco quindi che nei Paesi sopracitati
possiamo immaginare da qui al 2050 un’età di pensionamento a 70 anni e oltre
. Perché, altrimenti, in
assenza di cambiamenti dell’età pensionistica o della natalità, il “tasso
globale di dipendenza” – ovvero il rapporto tra quanti lavorano e i pensionati
– passerà da 8 a 1 a 4 a 1 entro il 2050.

Il deficit finanziario –
si legge nello studio del World Economic Forum – è calcolato sulla base
dell’importo necessario in ciascun Paese, includendo contributi dai rispettivi
governi, dai singoli e dai datori di lavoro, per fornire un reddito
pensionistico pari al 70% del reddito pre-pensionamento, fermo restando che per
i redditi più bassi anche quel 70% potrebbe risultare nella soglia di povertà.

Il
“buco” maggiore per i sistemi pensionistici si verificherà negli Usa dove
l’attuale “gap” di 28 trilioni dovrebbe salire a 137 trilioni nel 2050
. Il Regno Unito passerà
da 8 trilioni a 33, l’Olanda da 2 a 6, il Giappone da 11 a 26, il Canada da 3 a
13. Per la Cina il deficit balzerà da 11 a 119 trilioni e per l’India da 3 a 85
trilioni.

Per avere un ragionevole livello di reddito pensionistico, secondo lo
studio va risparmiato il 10-15% di un salario annuale medio, mentre oggi nella maggior parte dei Paesi il tasso di
risparmio è inferiore e andrebbe quindi agevolato un suo innalzamento
.

E lo studio non omette dei consigli ai governanti di oggi e di domani,
consigli che sfociano nella battutistica involontaria. Si comincia
seriamente: vanno
date chiare comunicazioni sugli obiettivi di ciascun pilastro dei sistemi
nazionali di previdenza e sulle prestazioni che forniranno
 e vanno inoltre
aggregati e standardizzati i dati sulle pensioni in modo che i cittadini
abbiano un quadro completo della loro posizione finanziaria.

Poi il WEF suggerisce che vanno anche sostenuti gli sforzi di
alfabetizzazione finanziaria, a cominciare dalle scuole e dai gruppi più
vulnerabili. Che in pratica vuol dire: cittadini fatevi una cultura finanziaria
per generare un po’ di ricchezza extra ma che suona tanto alla stregua di
vincete al Superenalotto
, alla Lotteria Usa o fate un sacco di soldi in borsa.

Altrimenti? Semplice.
Sarete fottuti!

Da Linkiesta

Fonte (source) – (go to source)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *