Il senso di Trump per la democrazia

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Dico di lui, perché spero che non sia quello della
maggioranza degli americani, ma dico di lui anche perché penso che gli europei,
quelli che credono nella democrazia, comincino a rifletter quanto i governi
possano stravolgere le opinioni della maggioranza. Mi riferisco alla questione
dei foreign figthers che il Biondone vuole “rispedire” in Europa. Intanto
vediamone un aspetto: questi “signori” se sono figthers hanno compiuto atti
criminali in Irak o Siria e pertanto, secondo la legge internazionale,
dovrebbero rispondere delle loro azioni in quei paesi. Soprattutto perché il
presidente Trump, avendo dichiarato la fine delle ostilità in quelle aree,
ammette implicitamente che quei governi possano esercitare legittimamente tutte
le loro funzioni. Se non sono figther ci si chiede perché gli americani li
abbiano arrestati. Ora sembra strano che due nazioni, dichiarate come tali, non
abbiano diritto a processare qualcuno che contro di esse ha commesso reati. Per
noi forse, per gli americani meno, basterebbe che noi italiani ci ricordassimo
la strage di Cermis del ‘98, oppure che tutti pensassimo che a Guantanamo:
neppure oggi sappiamo quanti prigionieri ci sono e di quale nazionalità. Ma
questo attiene a loro. A noi invece interessa chiederci perché il presidente
abbia così fretta di “rifilarci” queste 800 persone. Lui sostiene che lo deve
fare, sennò è costretto a liberarli nel rispetto delle convenzioni
internazionali. Li libera nella speranza che vengano qui a fare attentati e a
“vendicarsi” per la fine dell’Isis? O lo fa per metterci sotto pressione in
campagna elettorale europea, per spaventare e spingere i votanti nelle braccia
dei sovranisti che potranno dire che molti immigrati possono essere combattenti
“intrufolati”. Sono troppe le coincidenze di questi tempi. Tutti da fuori
spingono per un’Europa debole e tanti da dentro si fanno comparare, con i soldi
e con la speranza di potersi accoccolare ai piedi del potente di riferimento.
Già ora almeno una decina di paesi della Comunità sono governati da sovranisti
e se le cose andranno bene per loro, nel prossimo parlamento europeo NON si
faranno maggioranze senza la loro benedizione. E avranno vinto. Resta il dubbio
che prima di rassegnarsi a questa triste fine, alcuni paesi, a caso i più
ricchi, decideranno di riunirsi in un’altra conventicola e di mollare le
“zavorre”. È il contrario della Brexit, ma il risultato lo possiamo già
intuire, visto che la maggioranza degli inglesi, oggi, ancora prima di averla
“assaggiata” sono disposti a rinunciarci. Ma alla gente basta poco per
distrarsi. Guardate qui da noi. Di questa storia quasi non se ne parla. E
sapete perché? Perché i “rientranti” da noi sono TRE. E quindi a noi non
capiterebbe nulla. Come se chi rientra dovesse fare per forza attentati nella
sua nazione e non dove è più facile. E non se ne parla perché chi vuole
sfruttare i vantaggi aspetta il casino per lanciarsi in grida d’odio. Pensate a
Salvini, a suo dire filorusso, che “inghiotte” il ricatto americano. O a Di
Maio che non parla, perché deve andare negli USA a farsi “benedire” prima delle
elezioni. O agli altri, tutti, i partiti, quelli che sono scesi in piazza per
Cermis, per rivendicare la nostra indipendenza e ribadire il nostro appoggio
alle nazioni che hanno subito attentati. E sono tante, dalle torri gemelle in
poi. Che lo abbia dimenticato Trump mi pare normale, meno che noi lo seguiamo
sul viale della smemoratezza.

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