Cronaca di una vecchiaia annunciata

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Di
Marcello Veneziani

Avevi vent’anni quando I Cugini di Campagna cantavano
“Quando avrò 64 anni” e ne facevi la parodia, con la loro voce in falsetto e
simulando quell’età così grave e remota. Oggi quei 64 anni annunciati
sono arrivati
, lo scherzo è finito sul serio e dobbiamo pure dir grazie
alla sorte. Sei arrivato puntuale a quell’appuntamento fissato già 44 anni fa.
Una vita fa, un mondo fa, una storia fa. L’età avanza ma tu non arretrare. A
voler essere ottimisti ad ogni costo, dopo i sessant’anni comincia la pubertà
della vecchiaia, l’adolescenza della quarta stagione.

A sessant’anni smetti di vivere da maturo l’età giovanile e vivi da giovane l’età
senile. Ti senti agli albori della senilità, ed entri da cadetto nella squadra
dei seniores. Nella Roma antica rottamare i sessantenni non era un modo di
dire: sexagenari da ponte, ossia i sessantenni erano da gettare dal ponte
Sublicio nel Tevere. Era quello allora lo scivolo per la pensione e il
trattamento di fine rapporto con relativa liquidazione. In realtà il lancio era
figurato, buttavano nel fiume il simulacro del rottamato. Ora ci sono modi più
soft per rimuoverti e ci sono perfino privilegi risarcitori, come la carta
d’argento con lo sconto sui treni e al cinema. E scatta la solita consolazione
del paragone coi sessant’anni dei nostri padri o nonni, per dire che ora a
sessant’anni si è solo diversamente fanciulli, seppure calanti. Però quest’età
ha i suoi privilegi. La scoperta del mondo avviene quando smetti di
considerarti al centro di esso; hai la visione dell’intero se sei ai margini e
osservi le cose dalla tua feritoia laterale.

A sessant’anni ti senti finalmente marginale, sostituibile, dimenticabile. In una
parola, mortale. La scoperta della mortalità fa il paio con la scoperta del
mondo. Impari l’arte di abdicare, la scienza del sottrarsi, la libertà di venir
meno. Adesso che traslochi nello Stato dei sessantenni, hai smesso di
considerarti Io e ti ritieni altro, uno tra i tanti, nell’infinita sequenza dei
viventi di passaggio. Hai accolto con amor fati un destino marginale, hai
smesso ogni pretesa, anche giusta, ami la verità pur senza esserne ricambiato,
non ti fai più illusioni, sai di scrivere sull’acqua. Giochi a carte scoperte
con la sorte. Aspetti il turno, paziente. Sessantezza, primavera di saggezza.

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