Torna il centrodestra, ma non è più lo stesso

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La notizia che arriva
dall’Abruzzo è di quelle importanti. Il Movimento 5 Stelle ha cominciato a
sgonfiarsi, rispetto alla Politiche dello scorso marzo ha quasi dimezzato i
voti, pur avendo schierato i big in campagna elettorale. Ecco, forse è questa
una delle possibili concause della batosta: Luigi Di Maio è considerato dagli
elettori grillini subalterno alla Lega, Alessandro Di Battista uno che tende a
sfasciare tutto senza pesare parole e conseguenze. Un’altra causa è che un
partito che ha scelto la protesta contro la Casta come principio
identitario di per sé non regge più di tanto. Se poi quel partito diventa
governo, ovvero si fa in parte esso stesso Casta, è comprensibile la
disaffezione dei suoi elettori, alcuni dei quali infatti hanno votato Lega,
mentre altri sono andati ad alimentare il robusto 30% di Giovanni Legnini, il candidato del
centrosinistra, che raggruppava però sotto di sé una specie di fronte regionale
degli oppositori ai gialloverdi dove il Pd era un simbolo tra i tanti.

LEGNIGNI RILANCIA IL MODELLO DELLA GRANDE COALIZIONE A SINISTRA

Poi fa bene l’ex
presidente del Csm ad essere soddisfatto: lo schieramento che lo sosteneva ha distaccato
di non poco i grillini, e bene o male si pone come modello da imitare su scala
nazionale. Solo con un listone che tenga dentro tuti, una sorta di Ulivo 2.0,
si può sperare di sollevare la Sinistra dall’irrilevanza in ci il solo Pd la
relega.

Ma i veri vincitori sono due. In primis la Lega, che sbaraglia il
campo diventando col 28% dei voti di gran lunga il primo partito della regione, e
dà un contributo imprescindibile alla vittoria del Centrodestra. Segno che l’effetto
onda lunga di Salvini continua inarrestabile, e che il Carroccio sta
progressivamente conquistando territori in cui fino a poco tempo fa la sua
presenza era minoritaria. In secondo luogo i Fratelli d’Italia della Meloni,
che non solo conquistano per la prima volta con Marco Marsilio la presidenza di
una regione, ma portano a casa un quasi 7% dei voti che è un dato superiore di
quasi tre punti a quello che i sondaggi accreditano sul piano nazionale. Non
solo, si avvicinano come peso politico a Forza Italia, che resta ferma poco
sopra al 9%.

A DESTRA DILAGA IL SOVRANISMO

Il trionfo della Lega, insieme all’ottima prova di Fratelli d’Italia,
conferma che la virata a
destra
 del Paese è poderosa, e che i temi sicuritari e anti immigrazione
sono un propulsore che non accenna a perdere colpi. L’Abruzzo serve come test
probante anche in vista delle europee di maggio, e offrono a Salvini
almeno due spunti importanti. Il primo è che il suo alleato di governo ha
iniziato una netta e costante discesa di consensi, dato che nemmeno
l’introduzione del reddito di cittadinanza con tanto di spettacolare show
sembra fermare. Il secondo che i Centrodestra unito (al momento in cui
scriviamo mancano ancora 300 sezioni sul totale delle 1633) è ad un passo
dalla maggioranza
assoluta
 dei voti. Fiato alle sirene berlusconiane che da tempo invitano il
figliol prodigo Salvini a ritornare da padrone nella casa da cui è partito?

Lettera 43

Tav, tensione tra Salvini e M5s su…

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