Bisogna saper vincere

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Bisogna saper vincere, non sempre si può perdere. Certo il
refrain era diverso, ma questo si attaglia perfettamente a Lega e 5 Stelle, che
a Roma governano assieme, mentre a Reggio si salutano a malapena. Reggio è la
Stalingrado del Pd, se perde qui è il segnale della fine e per questo
combatteranno con tutte le armi che hanno, che restano forti e numerose,
chiamando in soccorso tutti i poteri della Città, dagli industriali al Vescovo,
giù fino alle cooperative, passando per sindacati e circoli rotariani, tutti
riuniti dietro le bandiere dell’Anpi. Per questa ragione sarebbe stata
necessaria una sorta di Comitato di Liberazione con dentro tutti gli
oppositori, come chiedeva la candidata civica, Cinzia Rubertelli. Per vincere
ci vuole coraggio, anche quello di fare scelte poco ortodosse, invece ha
prevalso il vecchio schema: il centrodestra reggiano si presenta per la prima
volta unito, ma dei tre protagonisti, solo la Lega è in forma. Fratelli
d’Italia non fece neppure un consigliere nella precedente tornata e ben
difficilmente lo farà ora con la Lega trionfante, di Forza Italia è evidente lo
stato di difficoltà. La scelta di un candidato identitario, non allargando il
perimetro, rende possibile l’arrivo al ballottaggio e difficile l’aggancio del
voto centrista e grillino al secondo turno, il che ti consente di fare bella
figura, ma non di vincere. Per converso i 5 Stelle avendo fatto pure loro una
scelta identitaria, potrebbero avere più possibilità al secondo turno, ma scontano
la difficoltà di superare il primo, di qui a maggio faranno fatica a confermare
il risultato delle politiche. Cinzia Rubertelli, la candidata civica, proprio
per il lavoro che ha svolto in questi cinque anni e per come lo ha svolto,
sarebbe stato l’ideale trait d’union tra le due forze e ora si avvia a una campagna
elettorale in solitaria, a cui peraltro è già abituata e che potrebbe
riservarle sorprese positive, se riuscirà a presentare una buona lista e una
competente squadra di governo. Il problema delle liste e della squadra
travaglierà anche 5 Stelle e Lega, al momento non si nota una forte
mobilitazione nei loro confronti, della cosiddetta società civile, forse è un
po’ presto e comunque mi aspetto più sorprese positive dai civici e dai 5 Stelle,
che dalla Lega. Resta il Pd: privo di segretario, con un sindaco auto -candidato,
un bilancio amministrativo modestissimo, che schiererà, come ho scritto sopra,
tutto il suo esercito, comprese le solite quattro o cinque liste civetta piene
di clientes o potenziali tali. Parte da un 38% delle politiche, non tantissimo,
ma neppure poco, si gioverà inoltre del fatto che Reggio è una Città
conservatrice, restia ad abbandonare il vecchio, se non arriverà dai
contendenti un chiaro segnale di capacità di governo. Inoltre il quadro
nazionale potrebbe danneggiare i suoi oppositori, a volte si vince anche in
discesa. L’abbinamento con le Europee modifica ovviamente anche il quadro
locale, favorisce Lega e Pd e danneggia 5 Stelle e civici. Resta l’ombra di una
città fortemente infiltrata dalle mafie e segnata dai numerosi fallimenti di
cooperative e enti pubblici, sui quali è stato steso un velo di silenzio, che
non sarà facile squarciare. Resta come sempre il dubbio che la Città non sia
diversa dalle altre, che oltre le infiltrazioni mafiose, vi sia una rete di
favoritismi e corruzione, che le auto non prendano fuoco in pieno inverno per
autocombustione. Resta il dubbio che queste cose non vengono a galla non perché
manchino i reati, ma semplicemente le indagini.  Ora ognuno di noi ha le sue simpatie, ma i
reggiani sono gente concreta e come sempre sceglieranno con saggezza, anche se
forse a volte bisognerebbe avere il coraggio di cambiare, ma questo coraggio
qualcuno lo dovrebbe proprio dare.

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