Perchè Draghi fà paura. Come Stalin.

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Maurizio
Blondet
  

“Un paese perde sovranità quando il  debito è
troppo alto”,
  ha esalato Mario Draghi  
in audizione all’europarlamento giorni fa.

Sui blog di chi capisce queste cose, ci si è stupiti e
indignati. Alcuni  sarcastici:  Draghi ha riportato in vigore la
schiavitù per debiti, un  grande progresso del  capitalismo. I
commenti sottolineano la palese menzogna: il Giappone ha un debito del 240 per
cento e non ha perso sovranità. Altri fanno notare invece che il Venezuela ha
un debito pubblico del 23%, quindi dovrebbe essere solidamente sovrano..

Altri replicano che il debito è fa perdere sovranità
solo se si è nell’euro, ossia se non  si ha una propria banca centrale
d’emissione e prestatore d’ultima istanza. . Che uno stato  perde
sovranità quando ha  debito denominato in moneta straniera, come noi
italiani con l’euro – che per noi è una moneta straniera, che non possiamo
manovrare.

Uno stupore generale perché pare che Draghi non sappia
quello che fa  alla BCE, ossia creare  denaro dal nulla in quantità
illimitata, cosa che fanno anche stati sovranissimi come il Giappone e gli USA.

Stupore che Draghi  dica  cose come:

“un paese perde la sua sovranità (…) quando il debito
è così alto che ogni azione politica deve essere scrutinata dai mercati, cioè
da persone che non votano e sono fuori dal processo di responsabilità
democratica”.

“Ci sono i mercati. I mercati dicono a un paese cosa
ci si può permettere e cosa no, cosa è credibile o cosa no”.

Ancor più stupisce che Draghi, per  smentire
coloro che credono che l’Italia avesse la sovranità monetaria prima di entrare
nell’euro – o diciamo, prima dell’81, quando la Banca d’Italia  aveva
l’obbligo di comprare i titoli di debito  del Tesoro  eventualmente
invenduti, egli replica: “Anche quelli che svalutavano regolarmente non avevano
sovranità, perché quando si guarda a come si misura la sovranità,  la
 stabilità dei prezzi e controllo dell’inflazione e della disoccupazione,
questi paesi facevano peggio di quelli che si agganciavano (al marco) se si
guarda ai numeri in 15-20 anni” (…).

Dunque Draghi ignora che  svalutare è 
appunto un atto della sovranità  politica? Come lo è, al contrario,
decidere di agganciare la lira al marco?  Ci si deve chiedere  che
cosa intenda alla fine questo banchiere centrale per “sovranità”: pare averne
una idea estremamente equivoca. La  confonde  con concetti diversi,
come”forza”, potenza,  ricchezza eccetera.  Gli sfugge completamente
– possibile? – che “sovranità” è una condizione giuridica:  la condizione
di  indipendenza  legale,  analoga nell’individuo privato 
alla “personalità giuridica”:  uno che ha personalità
giuridica   è uno che può stipulare contratti, sia il suo reddito
modesto o ricchissimo, non è quello che fa differenza.

Draghi dice  altre cose strane: che prima, c’era
“Il caro vita”, miseria e guerra.  Prima, c’era disoccupazione 
maggiore di oggi: cosa  falsissima. Dice che oggi  “la  moneta
unica ha rafforzato l’occupazione dal 59 al 67%  e diminuito la 
disoccupazione”.   Dice che le banche greche oggi “sono ben
capitalizzate”. Dice che “c’è unanimità nel consiglio direttivo che la
probabilità di una recessione sia bassa”, proprio mentre  i dati
dell’economia tedesca cadono.

Insomma dice, con quella faccia sempre uguale e la
voce sempre calma, tante enunciazioni smentite dai fatti reali, che alla fine,
l’impressione che incute è di sottile, gelido terrore. Il terrore che ti prende
quando ti   trovi davanti ad un autistico psicopatico, cui è stato
dato il potere supremo, quello monetario.

Il terrore poi cresce quando si  deve constatare
che quella di Draghi non è una sua privata follia.  Lo  stesso
rapporto falso con la realtà lo ha  rivelato  condivisa per esempio
dal governatore di Bankitalia, il grandemente inadempiente e non-sorvegliante
Visco, che in una conferenza alla Scuola di Sant’Anna ha esalato:

Se c’è una tassa iniqua è proprio l’#inflazione, perché è regressiva e impedisce di occupare le
persone: prima che ci fossero gli strumenti di 
#politicamonetaria per contrastarla, i tassi di disoccupazione
erano alti e le crisi industriali parecchie”. 

Visco: “In Italia
abbiamo avuto periodi con inflazione al 20%, non c’erano strumenti di
politicamonetaria per contrastarla: fu con il divorzio Bankitalia/Tesoro che
venne riportata al 5-6% e la “tassa di inflazione” spa  Alla 
presentazione di  “AnniDifficili” a Pisa

Una frase così falsa da lasciare senza fiato.

“Embé, da un governatore non se po’ sentì ’sta cosa”,
commenta uno.

Zibordi: “Ma che razzo dite ? negli anni
’70 la distribuzione del reddito a favore del lavoro dipendente raggiunse il
massimo. L’inflazione era alta, ma perché la quota del reddito che andava al
lavoro era alta (e gli aumenti salariali spingevano l’inflazione)”. E lo
dimostra con questa tabella:

Leonardo Sperduti: “Negli anni 70 la capacità di
risparmio netto è stata massima. Ma a loro piace cambiare la storia e rinnegare
i dati”.  …”Siamo ancora al livello che emettere moneta crea
automaticamente e direttamente inflazione? Quanta moneta è stata emessa dalle
banche centrali mondiali? A quanto è l’inflazione in Europa, USA, UK, Giappone
ecc?”.   Infatti s’è instaurata la deflazione,  ela BCE non
riesce a portare l’inflazione almeno al 2%, come sarebbe obbligata a fare.

Inflazione tassa regressiva? Che colpiva i
poveri?

“Allora, gli operai compravano casa e facevano
laureare i figli. Ovvio che i rentier si sentissero erodere il potere”,
rimbecca uno. “Guarda caso in quei periodi di inflazione brutta brutta, anche
gli operai delle acciaierie compravano case ed appartamenti”, rincara un
altro.   E il tutto comprovato con tabelle e statistiche di quegli
anni della lira e della sovranità monetaria.

Disoccupazione
anni 70, media 6%. Inflazione anni 70, media 16%- Oggi: Inflazione 2018 1,1%;
Disoccupazione 11%

E non è nemmeno vero che l’inflazione abbia raggiunto
il 20%, come afferma mentendo Visco (e con lui Giannino  Oscar, il
laureato di Chicago):

Ma chiunque abbia vissuto quegli anni  da adulto
e lavoratore, lo sa e lo conferma: l’inflazione conviveva col pieno impiego, anzi
i politici erano “ossessionati dal pieno impiego” (disse Andreatta), e il
risparmio privato degli italiani aumentò fra i più alti del mondo.

Anche il PIL
reale (ossia al netto dell’inflazione) cresceva negli anni “bui” della lira
svalutata e inflazionata: del 4% annuo. Oggi, nella stabbilità dell’euro,
cresce dello 0,2% annuo.

(Dragoni su dati CGIA)

Con che faccia Visco e Draghi – ed evidentemente 
gli altri membri della BCE – dicono il contrario? E’   perché
condividono totalitariamente – e totalitariamente impongono alla realtà e ai
popoli –   la loro ideologia.  In ciò somigliano terribilmente
al PCUS degli anni ‘3, dello stalinismo sovietico,    quando le
radio proclamavano “la vita diventa ogni giorno più facile e felice, grazie al
compagno Stalin!”, e intano la gente faceva le file davanti alle botteghe
perché mancavano il latte, le salsicce, il formaggio  e il pane, 
perché il Partito stava  “eliminando i kulaki come classe”, provocando la
carestia. Nessun riscontro con la realtà fletteva la visione ideologica dei
capi, nessuna pietà li piegava. Quando Svetlana,  la figlia di Stalin, di
ritorno dalla  vacanza in Crimea, disse a papà che attraversando l’Ucraina
aveva visto cadaveri  sulle massicciate  e folle di scheletri che si
affollavano attorno al treno chiedendo un tozzo di pane, Stalin  ordinò:
quando i  treni attraversano l’Ucraina, abbassare le tendine!

Daghi , Visco ispirano lo stesso terrore e ci
convincono che siamo entrati in un nuovo totalitarismo e ”regno della
menzogna”, anti-umano e distruttore di popoli. Non sono lontani di aver fatto
ai greci ciò che gli ideologici del PCUS fecero aikulaki, ma Draghi dice che
adesso le banche greche sono ben capitalizzate…E i media,come allora, giurano
su queste odiosità e falsità e le diffondono come fossero il Verbo, l’Autorità
salvifica.

Anche Ashoka Mody,  l’economista di Princeton, ha
notato lo stesso scollamento fra il reale e le espressioni di Draghi quando
costui ha celebrato festosamente il ventennio dell’euro. “Il tributo di Draghi
all’euro rivanga miti già da lungo tepo confutati”

E Mody ne esamina quattro. Il primo:

E’ il mercato unico a necessitare di una moneta
unica. No, non è vero”.

Mody cita una serie di studi complessi che
 smentiscono come il commercio  sia migliorato “eliminando i costi
dei pagamenti in valuta estera e degli accordi e del rischio di cambio delle
coperture”. Li lasciamo ai lettori  più eruditi, perché noi ci accontentiamo
di una tabella:  dove si vede che la Germania ha aumentato il
commercio  con paesi che non hanno l’euro (Polonia, Ungheria, Cechia)
e  diminuito i rapporti commerciali con Francia e Italia,
paesi   che hanno l’euro.

“La sovranità monetaria crea più problemi di quanti ne
risolva, dice Draghi.  Ma è  così?”

Draghi lo afferma  mostrando come si comportarono
i governi e i politici  negli anni 70-80,quando abusarono del potere 
sovrano delle loro banche centrali di stampare moneta, creando  vasti
deficit di bilancio.  Dice insomma che farebbero lo stesso oggi. 
Mody risponde che gli anni ‘7’0 furono anni “eccezionali”, in parte
l’inflazione aumentò per  i rincari petroliferi, che portarono anche un
brusco rallentamento della crescita, facendo entrare l’Occidente intero nel
periodo chiamato di “stagflazione” (inflazione con stagnazione).  Ma poi
le nazioni occidentali hanno imparato a disciplinare se stesse anche non
adottando una moneta unica. Mody ricorda che   la speculazione (di
oros) che  forzò  il Regno Unito ad uscire dal serpente monetario
nel’92,  “fu una benedizione  mascherata da maledizione”, perché
allora l’economia inglese crebbe grazie alla svalutazione della sterlina. (e
potrebbe dire lo stesso dell’Italia, che subì lo stresso attacco). Mody cita
uno studio importante degli economisti “ Jesús Fernández-Villaverde, Luis
Garicano e Tano Santos  che  hanno sostenuto il contrario : l’euro ha indebolito la disciplina macroeconomica. Una
politica monetaria comune per la zona euro ha portato i tassi di interesse a
scendere troppo rapidamente per i paesi con strutture istituzionali
deboli. I governi di questi paesi hanno approfittato dei tassi di
interesse più bassi per aumentare , in deficit, i benefici  ai gruppi
 favoriti (i parassiti)  piuttosto che impegnarsi nella più dura
attività di investimento per aumentare i loro potenziali tassi di
crescita. Lungi dall’infliggere la disciplina, la moneta unica l’ha
sovvertita.

Soprattutto, “è sconcertante che Draghi non prenda in
considerazione  il beneficio più importante della sovranità monetaria, la
capacità di assorbire forti shock economici attraverso  le svalutazioni
del tasso di cambio.  […] Il  deprezzamento per assorbire gli shock è
inequivocabilmente auspicabile. Inoltre, nella misura in cui  
la svalutazione del cambio accorcia il periodo di sofferenza a seguito dello
shock, aiuta anche ad evitare le recessioni estese, che  questa  recente ricerca
sottolinea che minano  il potenziale di crescita a lungo termine
 .

Altra falsa asserzione di Draghi, gravissima:

L’eurozona promuove la convergenza economica. No
non lo fa.

“I padri fondatori dell’euro avevano ragione, dice
Draghi,  che la “cultura della stabilità”imposta  dalla moneta unica
avrebbe promosso maggiore crescita e occupazione. E cita a prova  la
“convergenza”, il restringimento delle differenze di reddito pro capite tra i
paesi membri della zona euro. Draghi riconosce che il Portogallo e la
Grecia hanno stagnato e divergono piuttosto che convergere. E
stranamente, non cita l’Italia
 (che non converge affatto, ndr.) .
Tuttavia, in difesa della tesi di convergenza, indica i paesi baltici e la
Slovacchia come successi.

Dopo aver dimostrato i motivi del tutto speciali per
cui “la Slovacchia , entrata nell’eurozona nel 2009, l’Estonia nel 2011, la
Lettonia nel 2014 e la Lituania nel 2015”  erano già fortemente
convergenti prima  grazie anche al loro solido capitale umano (di
lavoratori qualificati) ereditati dagli anni sotto la pianificazione
socialista” come documentato quiqui , Mody rimprovera apertamente Draghi: “un 
simile  uso selettivo delle prove è altamente discutibile” sul piano
scientifico. Il fatto che non citi l’Italia che sta divergendo, e  citi
l’Estonia che  converge, è profondamente  disonesto.  E’ la
disonestà “col paraocchi” e “ammantata di  superiorità”  di un 
ideologo che non vuole riconoscere la realtà, quando smentisce le sue teorie,
invece di riconoscerle sbagliate.

Le conseguenze di una tale falsa narrativa possono
essere gravi
”, avverte Mody.

“I premi Nobel George Akerlof e Robert Shiller sottolineano il
ruolo cruciale che le “storie” giocano nel determinare politiche e risultati
economici. Ripetute all’infinito, le storie che ci raccontiamo diventano
la nostra forza motivante, che ci spinge a ignorare le prove contrarie. 
Mentre si diffondono,  hanno un “impatto economico”. Spesso un impatto
politico più terribile”, dice l’economista indo-inglese.

Noi,  nel nostro piccolo, non
abbiamo bisogno  di attendere i suddetti premi Nobel: abbiamo visto i
danni che la “narrativa” marxista e sovietica, applicata dal KGB,  ha
inflitto alla  Russia e all’Est europeo in mancato sviluppo e perdite
umane.

Ma soprattutto nella chiusa del suo discorso, Draghi
proclama che “l’unione monetaria era necessaria per porre fine a secoli
di “dittature, guerre e miseria
” e invece l’euro è “il
segno definitivo  del “ del “progetto politico europeo”, che unisce gli
europei “in libertà, pace, democrazia e prosperità”. E qui  davvero, dice
anche Mody,  il discorso di Draghi   diventa “scary”,
ossia  “fa paura”: “perché le nazioni europee sono più divise che mai,
dal tempo 
della seconda guerra mondiale, e l’euro ha contribuito
notevolmente ad approfondire l’euroscetticismo”, e in Francia la “democrazia”
di Macron spara sui cittadini non meno della dittatura di Maduro.

Draghi fa’ paura a tutti quelli che capiscono. Fa  paura come la fece Stalin, perché sta
proclamando che “ogni giorno sotto l’euro  la vita diventa più facile e
felic
e”,  e tutti i media gli danno ragione, e le banche centrali e i
governi  gli obbediscono, mentre la realtà è miseria, divisione,
ostilità  reciproca in Europa.

Dalla libertà ci siamo fatti ingabbiare nel
totalitarismo spietato che lui esprime a nome del  potere
dell’usura.  Bisognerà lottare e soffrite, per la liberazione.

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