Morgan Stanley, i fattori che indeboliranno il dollaro

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di Roberta
Castellarin

Secondo gli
strategist di Morgan Stanley i mercati stanno sottostimando la possibilità di
uno scenario in cui la debolezza del dollaro si autoalimenti, portando a un ulteriore
deprezzamento. Questo rischio è legato al fatto che il costo di copertura
valutaria per gli investitori che acquistano asset americani è insolitamente
alto. E gli strategist di Morgan Stanley avvertono: “Questi costi non
contavano in un’epoca di biglietto verde in apprezzamento, ma contano
ora”.

Nonostante
la Fed di mercoledì scorso sia stata ancora più colomba delle attese secondo
gli strategist di Morgan Stanley la direzione dei trend di fondo non cambierà,
e un grande punto chiave del 2019 sarà il fatto che si ridurrà la divergenza
tra Stati Uniti e resto del mondo in termini di crescita. Si tratterà quindi
della fine di un trend durato molti anni che comporterà un indebolimento del
dollaro sia nei confronti delle valute dei Paesi sviluppati sia in quello dei
Paesi emergenti.

Secondo gli
esperti valutari dell’investment bank Usa sono diversi i fattori che
concorreranno a far indebolire il dollaro. In primo luogo il biglietto verde è
molto costoso in termini di valutazioni sia verso le altre valute dei Paesi
sviluppati sia verso quelle dei Paesi emergenti. Inoltre secondo Morgan Stanley
il momentum della crescita Usa avrà un forte rallentamento quest’anno,
superiore a quanto si aspetta il consensus. Questo rallentamento porterà la Fed
a prolungare la pausa e questo verrà interpretato dai mercati come la fine del
ciclo in rialzo dei tassi. Infine Morgan Stanley avverte che il dollaro non
sarà un porto sicuro nella prossima recessione perché la Fed sarà una delle
poche banche centrali che potrà tagliare i tassi in caso di recessione. La
storia, però, non finisce qui.

“La
debolezza del dollaro può avere implicazioni per l’allocazione globale. Per la
maggior parte degli ultimi nove anni il miglior trading per l’investitore
globale sarebbe stato quello di investire in attivi Usa (sia azioni sia bond)
non coperti dal rischio cambio perché le azioni Usa hanno sovraperformato gli
altri mercati e i Tbond, così come i corporate bond, si sono apprezzati. E il
la salita del dollaro ha dato un impulso in più al ritorno finale”, si
legge nel report di Morgan Stanley. Questo è stato vero fino all’inizio del
2017, perché nel momento in cui la Fed ha alzato i tassi mentre le altre banche
centrali erano ferme il costo di coprirsi sul dollaro contro euro/yen, sterlina
o franco svizzero è salito. Questo vuol dire che per gli investitori esteri
investire in bond o azioni Usa è diventato rapidamente meno redditizio. Finché
il dollaro ha continuato ad apprezzarsi questo movimento faceva passare in
secondo piano il fatto che le coperture fossero diventate così care, ma d’ora
in poi non sarà più così.

La debolezza
del dollaro spingerà chi alloca globalmente gli investimenti a soffermarsi sul
costo di copertura del rischio cambio. Se gli attivi americani trattassero
molto a sconto ci sarebbe una giustificazione a investirci nonostante il costo
di hedge, ma secondo Morgan Stanley così non è. Gli strategist fanno l’esempio
di un investitore giapponese che ha detenuto asset Usa per un decennio con
soddisfazione. Oggi se valuta la posizioni anche tenendo conto del cambio non
la troverà più interessante. Quindi venderà i titoli Usa per comprare quelli
domestici. L’effetto delle vendite degli investitori esteri di asset Usa
impatterà ulteriormente il dollaro, facendolo indebolire di più.

In passato
quando i mercati si sono trovati in una situazione di questo tipo c’è stata la
fine della sovraperformance di Wall Street rispetto agli altri mercati. Fatta
questa analisi in termini di implicazione di investimento Morgan Stanley
preferisce le azioni del resto del mondo rispetto a quelle statunitensi. Mentre
per quanto riguarda i bond l’impatto potrebbe essere meno netto perché il
differenziale dei tassi è ancora tale da permettere di compensare il costo di
copertura valutaria. Oggi il cambio euro/dollaro si attesta a 1,1442.

Da Milano
finanza

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