Se i 5 Stelle fossero andati col Pd non sarebbero la sciagura raccontata

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Pietrangelo Buttafuoco

Se avessero fatto il governo col Pd invece che con Matteo Salvini, i Cinquestelle – oggi – non sarebbero la sciagura raccontata ogni giorno dalla macchina dell’informazione: non sbaglierebbero i congiuntivi, la deputata sarda insultata al supermercato avrebbe la scorta come neppure un Saviano, nessuno si sognerebbe di indagare sulla piscina smontabile di Luigi di Maio, tanto meno ci sarebbe da spulciare sui lavoratori pagati in nero nell’azienda del padre di quest’ultimo (o come in quella del mitico e simpaticissimo Vittorio Di Battista: pure questa dovevamo sentire…).
Se invece che con la Lega, oggi, a far da tutor ai ragazzi di Beppe Grillo al governo ci fossero i luminosi eredi del fu Partito comunista – felicemente saldati ai vecchi poteri culturali, strategici e finanziari – non ronzerebbe una mosca intorno alla manovra. Il Corriere della Sera, con Giavazzi & Alesina, la troverebbe impeccabile. E così anche Repubblica, e La Stampa perfino: degna di Gianni Agnelli, buonanima.
Con i sinceri democratici accanto, Roberto Fico, il Presidente della Camera – pur eletto da tutti i puzzoni – si eviterebbe finalmente i mal di pancia per il disgusto di stare coi lumbard: ospiterebbe in parlamento lectio magistralis di Roberto Saviano, Mimmo Lucano e Sandro Veronesi.
Sarebbe tutta una beatitudine, insomma. Il reddito di cittadinanza diventerebbe trendy, anzi, europeista visto che c’è dappertutto fuorché in Italia e delle scie chimiche – magari grazie a Fabio Fazio su Rai1 – se ne farebbe uno storytelling (senza dire che di Rousseau, portale o meno che sia della Casaleggio Associati) nel palinsesto di Sky Italia sarebbe già serie tivù.
E sarebbe una beatitudine per la sinistra se, comunque, ci fosse qualunque altro governo fuorché questo. Andrebbe benissimo per il Pd – anche per sostenere la narrazione del Bene contro il Male – farla insieme, l’opposizione, proprio con i Cinquestelle.
La storia non si fa con i se (e comunque il sostanzioso consenso del M5S non si confermerebbe con il Pd nei paraggi), ma siccome l’altra ipotesi – un governo della Lega con il redivivo centrodestra – è considerata fattibile, previo l’acquisto di almeno trenta parlamentari del M5S, urge mettere le mani avanti e dirla tutta sul ribaltone: il ritorno di Silvio Berlusconi, determinantissimo nell’operazione, farebbe di Matteo Salvini un’anatra zoppa.
Previa compravendita, appunto. Quando scrive Giuseppe Alberto Falci sul Corriere azzecca virgola, punto, punto e virgola (e anche i due punti), e la sua notizia – “I sospetti tra i 5 Stelle sui transfughi: oltre trenta sono tentati” – merita una riflessione.
Nuovi deputati e i senatori al secondo giro del M5S attraversano i palazzi mentre le sirene della sinecura insufflano in loro la prospettiva di mettere la testa a posto, e cioè nel solito posto, sotto l’ombrello rassicurante di Berlusconi.
Presso gli sportelli bancari di Montecitorio sono stati accesi innumerevoli mutui, tanti sono i bisognosi e comunque – utilità o meno degli interessi privati – una e una sola sarebbe la nemesi, e una e una sola è la speranza, per la sinistra finalmente risollevata dallo spavento di vedere continuare il governo gialloverde: affidarsi ai soldi di Berlusconi.

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