Compagni mitra e compagni reticenti

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 L’articolo di Paolo Comastri sulla presentazione del libro di Gianfranco Stella, dal titolo Compagno Mitra e l’intervista all’autore di Pierluigi Ghiggini, pubblicati sulla Voce, oltre ad alimentare un vivace dibattito cittadino, inducono ad alcune riflessioni. Il movimento partigiano non fu un mito, come ricorda anche l’Anpi, ma una solida realtà, soprattutto nel nord Italia, ma fu poi mitizzato dalla propaganda comunista, fino al punto di trasformare la Resistenza in una cosa fatta solo da comunisti. Forse se si fosse riconosciuto che la Resistenza non era solo militare, ma pure civile, che non fu combattuta solo dai garibaldini comunisti, ma anche dai cattolici come Dossetti, dai liberali come Edgardo Sogno, dai socialisti come Saragat e Pertini e dalle migliaia di persone che aiutarono ebrei, sbandati, soldati alleati e partigiani, ricevendo spesso in cambio arresti, deportazioni, distruzioni e infine l’oblio, oggi avremmo una storia più condivisa. In fatto di efferatezza i nazi- fascisti non si fecero mancare nulla, ma il silenzio che ha accompagnato i delitti dei partigiani, nascondendoli per anni e negandoli ancora oggi, ha creato il terreno per una storia della Liberazione, ancor più divisiva che ancorché non giustifichi, rende comprensibile il desiderio dei vinti di pareggiare la partita della violenza. Infine si è da sempre saputo e detto che nel dopoguerra vi furono da parte comunista diversi omicidi di nemici e avversari. Diversi furono i “prelevati”, alcuni tornarono, molti altri no e di questi ultimi spesso non si conosce neppure il luogo di sepoltura. Non solo presunti nemici, ma dicevamo anche avversari politici, i partigiani cattolici: Morelli, il Solitario, Simonazzi, Azor, il socialista Farri. Anche la loro morte per anni ha subito l’oblio e pure ora non godono di grande rimembranza da quando i loro eredi si sono fusi con gli eredi del PCI. Certo l’ Anpi ha buone ragioni di denunciare un revisionismo che metta sullo stesso piano la violenza del nazifascismo e quella dei partigiani, là si trattava di un regime, qua di una minoranza nella minoranza dell’opposizione armata. Però neppure all’Anpi giova il continuare a negare le uccisioni, oltre ad aver taciuto sovente i nomi dei colpevoli, che i dirigenti del Pci conoscevano. E’ poco serio continuare a negare che in un determinato periodo storico alcuni comunisti ammazzavano gli avversari, sognando la Russia di Stalin, era accaduto pure in Spagna con gli anarchici. E’ questa reticenza della sinistra nel riconoscere anche gli errori e gli orrori commessi dai partigiani e pure da delinquenti arruolatisi per regolare dei conti o per arricchire, che è inaccettabile. Per dare del fascista a chiunque denunci queste atrocità ed errori, bisognerebbe aver parlato, anziché tacere. Un vizio classico della sinistra, da Togliatti a Renzi, non aver mai sbagliato. L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto. Non miglior giudizio si può dare del silenzio di quei cattolici e socialisti, eredi dei martiri che ho sopra citato. Per loro Parigi val bene il silenzio. Ora è possibile, anzi probabile che il libro di Stella sia di parte, che contenga errori e falsità, ma sono figlie delle falsità dei vincitori, è comprensibile la rivalsa dei vinti. La si può contestare sul piano storico, pure su quello politico, ma senza demonizzazioni e pure su quello etico se si ha l’autorità morale. Se L’Anpi è senza peccato, scagli la prima pietra. Per la mia storia familiare, non ho dubbi sul dove stare, cioè contro il fascismo, ma proprio per storia familiare non amo stare sempre con la ragione, perchè qualche volta è il torto ad avere qualche ragione. Pertanto non giro con le tasche piene di patenti di fascismo da affibbiare a chi non la pensa come me e accetto che dopo tanti anni, la storia dei vincitori possa essere corretta e che il tempo faccia scendere il mito dal piedistallo. Perché i miti non esistono, esistono uomini e donne con i loro eroismi e le loro vigliaccherie. Questa è stata anche la Resistenza: una storia importante, ma non perfetta.

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