Si parla di democrazia, ma siamo al triumvirato

Stampa / Print

 Qualche giorno fa ho letto un articolo che dice cosa sta facendo il Parlamento Italiano. E tutto è diventato chiaro. Chiare le parole di Casaleggio jr (la democrazia parlamentare è una forma ormai obsoleta di governo), chiare le parole di Beppe (più Cecco che Grillo) quando urlava nelle piazze che la vera democrazia passava solo sul web e anche le proposte di Giggino che vuole ridurne sensibilmente il numero (ha parlato di 300). Chiaro tutto basta andare a vedere la “produttività” del nuovo governo. Produttività che si misura in leggi o in progetti di legge. Se mi devo fidare di quanto scritto sul Fatto Quotidiano (e credo di potermi fidare, visto che non è sicuramente un giornale contro) da Diego Pretini, ci ritroviamo ai minimi storici e per dirla tutta non siamo sottoterra perchè l’opposizione si sta dando da fare. Neppure la scusa che stanno lavorando forte nelle commissioni sta in piedi, perchè anche lì c’è poca sostanza. Anche per il calendario dei lavori. Tre volte la settimana dal martedì al giovedì. In compenso, e potrebbe essere un buon segnale, il Parlamento sta acoltando molto (quando si riunisce (11 volte a settembre). 16 referenti (sempre secondo l’articolo) senza contare i consulenti (questa settimana, cito quasi letteralmente, il dietologo Calabrese che doveva illuminare gli eletti su una risoluzione per l’eccessivo consumo di zuccheri). Eppure, per la difesa ad oltranza che è stata fatta della Costituzione, ci si sarebbe aspettati un cambiamento radicale dell’utilizzo delle commissioni e del Parlamento. Non è che si senta una mancanza spasmodica di leggi visto l’ecatombe che ne segue da parte degli organi preposti al controllo, ci si aspettano leggi ben scritte e soprattutto se non si hanno leggi da fare, ce ne sono a migliaia da cancellare, raggruppare, razionalizzare. Ma purtroppo chi di leggi si intende, la Bongiorno l’hanno messo alla Pubblica Amministrazione e lei ha accettato. Poteva non essere così e lei si sarebbe risparmiata la stupidaggine di combattere i furbetti del cartellino con i lettori di impronte digitali, che costeranno una fortuna e arriveranno in poca Italia con la debita sollecitudine (per dare il buon esempio le avrebbe dovute far installare nel suo ministero in una settimana). Ma tornando a noi,sono sparite le foto sui vari blog, che ci facevano imbufalire, dei trolley del giovedì pomeriggio in Parlamento. Ci aspettavamo il ritorno alla settimana normale, come quella dei normali lavoratori. 5 giorni la settimana. Per questo sono pagati profumatamente, per fare qualche rinuncia e qualche fatica, oltre che per la competenza sulle cose di cui legiferano. Sparito tutto, siamo ad una specie di triumvirato, un pò come quelli di Cesare, Pompeo e Crasso, oppure di Ottaviano, Antonio e Lepido. Ora abbiamo Giggino, Matteoverde e Conte, in cui quest’ultimo vale quanto Crasso e Lepido (circa nulla come la storia ci racconta). Una sfida all’ultimo voto, sotto sorrisi e dichiarazioni di stima si affilano i coltelli e Giggino cerca di blindare il sud, Matteoverde è sicuro del nord. La sfida sarà al centro. E al centro ci sta Roma, dei ministeri e dei misteri, quella che ha la plebe pronta all’applauso che, attraverso le TV ben controllate, riverbera in tutt’Italia, una Roma di facciata Gialla (Raggi), che ha un cuore che batte a desta, ma non quella ideologica, quella del potere, dei Caltagirone, dei Cerrone e dei faccendieri. Vedremo, intanto per accontentare i voti hanno ucciso il vitello grasso, ma non sarà a vantaggio del figliol prodigo, anche perchè il vitello non era loro, ma nostro, e la prodigalità e tutta fatta coi soldi degli altri.

Fonte (source) – Leggi tutto (go to source)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *