Il punto sui mercati

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 Il Punto

  • Nonostante la turbolenza dei mercati e l’intenso flusso di eventi dell’estate, lo scenario macroeconomico globale non ha subito particolari variazioni entrando nell’ultima parte dell’anno. Mentre la crescita è relativamente stabile ed elevata, intorno al ritmo annuo del 3%, la divergenza geografica si sta intensificando, con una chiara leadership degli Stati Uniti, mentre sui Paesi Emergenti si affollano revisioni al ribasso e rischi negativi per la crescita. In Europa non ci sono chiari segnali di accelerazione dal ritmo del 2/2,5% del primo semestre, che è di un punto percentuale inferiore a quello del 2017 ed a quello USA previsto per il 2018. La divergenza di crescita dovrebbe persistere per il resto del secondo semestre, fino a quando gli effetti positivi dello stimolo di politica economica non inizieranno a manifestarsi in Cina verso la fine dell’anno.
  • Le pressioni inflazionistiche sono diffuse sia nei Paesi Sviluppati che Emergenti, ma, al netto del rialzo del prezzo del petrolio, le cause sono molto diverse nelle due aree geografiche: crescita economica persistentemente sopra il potenziale nei Paesi Sviluppati, inflazione importata dalla recente svalutazione dei cambi nei Paesi Emergenti. Questa dinamica, combinata con la divergenza di crescita economica, determina un’evidente divergenza di politica monetaria. L’orientamento è chiaramente restrittivo in Nord America, che è in una fase più avanzata del ciclo economico, ed in alcune economie europee più piccole e aperte internazionalmente (Gran Bretagna, Norvegia, Svezia). Eurozona, Giappone e Australia sono invece in una fase più arretrata del ciclo e qui le Banche Centrali seguono una linea più cauta ed espansiva. Mentre in Cina la politica monetaria è diventata espansiva per supportare la crescita, negli altri Paesi Emergenti è invece restrittiva per frenare l’effetto inflazionistico delle svalutazioni.
  • Il rapporto tra i fattori di rischio per lo scenario è ora chiaramente al ribasso. Le condizioni macroeconomiche nella maggior parte dei Paesi Emergenti sono in rapido deterioramento; il persistente stress finanziario e la politica economica restrittiva che sta venendo implementata per contenerlo sta alimentando drastiche revisioni al ribasso delle prospettive di crescita. In Europa i rischi al ribasso si sono intensificati, sia per l’esposizione alle economie Emergenti, sia per l’incertezza politica domestica (Italia, Brexit).
  • L’economia USA rimane relativamente protetta per il resto dell’anno dalla massiccia espansione fiscale, ma l’attesa intensificazione degli effetti negativi della restrizione monetaria e delle iniziative protezionistiche implica che il tasso di crescita del PIL del 3% del 2018 difficilmente risulterà sostenibile. Inoltre, con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine di novembre, l’attivismo politico della Casa Bianca sta già aumentando, con effetti potenzialmente destabilizzanti in politica estera e commerciale.
  • Lo scenario macro ed i suoi fattori di rischio sta producendo una decisa sovraperformance degli asset rischiosi dei Paesi Sviluppati rispetto a quelli dei Paesi Emergenti e degli asset USA (equity e credito corporate) rispetto a quelli dei Paesi Sviluppati. Questi trend sembrano destinati a continuare a breve termine e supportano la nostra view ancora negativa sull’equity Emergente. Manteniamo la view neutrale sull’equity dei Paesi Sviluppati, in linea con una dinamica di mercato di fine ciclo in cui la maggiore probabilità di correzioni non pregiudica il test di nuovi massimi fino all’imminenza della prossima recessione (probabilmente nel 2019/20)
  • Riduciamo ancora l’esposizione sugli asset Emergenti, portando a negativa la view sul debito in valuta locale e sulle valute Emergenti e concentrando le posizioni sul debito in valuta forte e, tra le divise, sul peso messicano. Non è chiaro se i catalizzatori a livello locale (Banche Centrali turca e russa, Fondo Monetario per l’Argentina, elezioni in Brasile) siano sufficienti a stabilizzare i mercati Emergenti o se siano necessari catalizzatori più sistemici, come la riduzione delle tensioni commerciali USA-Cina, l’accelerazione dell’economia cinese o la risincronizzazione della crescita globale, tutti eventi improbabili prima del quarto trimestre. Una Fed più accomodante sarebbe un catalizzatore potente ma sarebbe sorprendente alla luce delle comunicazioni recenti.
  • Portiamo la view sui titoli di Stato italiani da negativa a neutrale, dal momento che gli ultimi sviluppi, uniti ad un consistente premio per il rischio politico, hanno reso il profilo rischio/rendimento più equilibrato. La linea più accomodante del Ministro del Tesoro Tria sta prendendo il sopravvento rispetto a quella aggressiva dei Vice Presidenti del Consiglio e la retorica governativa sulla preparazione del budget 2019 è diventata di conseguenza più costruttiva, anche se gli investitori rimarranno probabilmente cauti sull’Italia fino a quando l’affidabilità del Governo non sarà accertata.
  • Portiamo la view sul credito corporate high yield da neutrale a positiva, dopo aver migliorato la view sulla componente Euro a positiva, in linea con la componente US$. La posizione ciclica dell’economia dell’Eurozona e la linea di politica monetaria della BCE sono di supporto all’asset class e dopo la significativa sottoperformance da fine 2017 rispetto al corporate high yield US$, le valutazioni sono relativamente più attraenti. La compressione del premio per il rischio politico italiano, che ha più recentemente pesato sull’asset class, può essere il catalizzatore per il recupero.

La crescita globale rimane relativamente stabile ed elevata (intorno al 3% annuo per il secondo semestre) ma la divergenza geografica si sta intensificando, con una chiara leadership del Nord America, mentre sui Paesi Emergenti si affollano le revisioni al ribasso ed i rischi negativi

 

La batteria di indici PMI Manifatturieri di agosto conferma che la crescita globale è altamente non sincronizzata, con il Nord America (ed in particolare gli USA) chiaramente alla guida dell’economia mondiale; nonostante l’atteso rimbalzo del Brasile, l’attività economica dei Paesi Emergenti continua a perdere vigore, con Sudafrica, Turchia e Argentina in recessione; nessun segnale di accelerazione in Eurozona, riflettendo l’indebolimento dell’Italia e della domanda dei Paesi Emergenti

gen-17feb-17  mar-17apr-17mag-17  giu-17lug-17  ago-17set-17ott-17nov-17dic-17gen-18  feb-18mar-18apr-18 mag-18giu-18  lug-18  ago-18
Globale52.753.053.052.752.652.652.753.253.253.554.054.554.454.153.353.553.153.052.852.5
Paesi Sviluppati55.156.055.355.455.155.855.457.458.257.858.558.858.358.757.356.956.757.156.157.2
Paesi Emergenti50.550.751.350.851.351.450.751.651.951.352.151.951.651.251.451.351.251.250.850.9
USA55.657.656.655.355.556.756.559.360.258.558.259.359.160.859.357.358.760.258.161.3
Eurozona55.255.456.256.75757.456.657.458.158.560.160.659.658.656.656.255.554.955.154.6
Germania56.456.858.358.259.559.658.159.360.660.662.563.361.160.658.258.156.955.956.955.9
Francia53.652.253.355.153.854.854.955.856.156.157.758.858.455.953.753.854.452.553.353.5
Italia535555.756.255.155.255.156.356.357.858.357.45956.855.153.552.753.351.550.1
Gran Bretagna55.254.554.157.856.654.555.456.95656.2585655.154.954.853.954.254.453.852.8
Giappone52.753.352.452.753.152.452.152.252.952.853.65454.854.153.153.852.85352.352.5
Canada57.25561.162.453.861.66056.359.663.86360.455.259.659.871.562.563.161.861.9
Cina51.351.651.851.251.251.751.451.752.451.651.851.651.350.351.551.451.951.551.251.3
India50.450.752.552.551.650.947.951.251.250.352.654.752.452.15151.651.253.152.351.7
Brasile4446.949.650.15250.55050.950.951.253.552.451.253.253.452.350.749.850.551.1
Russia54.752.552.450.852.450.352.751.651.951.151.55252.150.250.651.349.849.548.148.9

 

Anche se ben lontana dai massimi pre-crisi del 2008, l’inflazione globale è ai livelli più alti dal 2012, ma, al netto del rialzo dei prezzi del petrolio, i driver sono molto differenti ed alimentano la divergenza di politica monetaria: crescita economica persistentemente sopra il potenziale nei Paesi Sviluppati, effetti delle svalutazioni nei Paesi Emergenti.

 

Riflettendo l’andamento dell’inflazione, l’orientamento di politica monetaria è chiaramente restrittivo in Nord America, che è in una fase più avanzata del ciclo economico, ed in alcune economie europee più piccole e aperte (UK, Norvegia, Svezia); Eurozona, Giappone e Australia sono in una fase più arretrata e mantengono una linea di politica monetaria più espansiva; nei Paesi Emergenti i tassi d’interesse salgono in risposta alle pressioni inflazionistiche importate dalle svalutazioni dei cambi

Inflazione (% y/y)

Target di inflazionemar-17apr-17 mag-17giu-17lug-17  ago-17set-17ott-17  nov-17dic-17  gen-18feb-18  mar-18apr-18 mag-18giu-18lug-18  ago-18
Globale2.12.12.01.81.82.12.12.02.22.22.12.32.22.22.42.62.6
Paesi Sviluppati21.81.91.61.41.51.71.81.61.81.81.81.81.91.82.22.32.4
Paesi Emergenti2.62.62.62.52.52.82.62.82.93.02.63.22.82.72.83.13.23.3
USA22.42.21.91.61.71.92.22.02.22.12.12.22.42.52.82.92.9
Eurozona21.51.91.41.31.31.51.51.41.51.41.31.11.41.21.92.02.12.0
Gran Bretagna22.32.72.92.62.62.93.03.03.13.03.02.72.52.42.42.42.5
Giappone20.20.40.40.40.40.70.70.20.61.01.41.51.10.60.70.70.9
Canada21.61.61.31.01.21.41.61.42.11.91.72.22.32.22.22.53.0
Cina30.91.21.51.51.41.81.61.91.71.81.52.92.11.81.81.92.12.3
India4 (da 06/2016)3.93.02.21.52.43.33.33.64.95.25.14.44.34.64.94.94.23.7
Brasile4.54.64.13.63.02.72.52.52.72.83.02.92.82.72.82.94.44.54.2
Russia4 (dal 2014)4.34.14.14.43.93.33.02.72.52.52.22.22.42.42.42.32.53.1

I rischi per lo scenario macroeconomico sono al ribasso, a causa del maggiore attivismo politico della Casa Bianca con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine di novembre e dell’impatto negativo della recente restrizione delle condizioni finanziarie sulla crescita dei Paesi Emergenti e, tramite questi, dell’Europa.

L’aggressività della Casa Bianca in politica estera e commerciale è legata alla possibile perdita della maggioranza repubblicana al Congresso (probabilità implicita che i Repubblicani mantengano la maggioranza)

Mentre nei Paesi Sviluppati le condizioni finanziarie rimangono espansive (grazie all’andamento di equity e spread corporate), la restrizione nei Paesi Emergenti è in linea con l’ultimo episodio del 2014-2016

La dinamica di mercato rimane compatibile con quella di fine ciclo, con particolare riferimento negli USA, con la maggior frequenza delle correzioni che non impedisce il test di nuovi massimi, prima che il mercato azionario raggiunga il picco nell’imminenza della prossima recessione (che è probabilmente un evento del 2019/2020).

Nei precedenti due «bull markets», l’S&P 500 ha aggiornato i massimi altre due volte dopo la prima correzione, prima di soccombere alla recessione

Storicamente, la correlazione tra le inversioni di trend del mercato azionario USA e delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione è molto elevata: negli ultimi 50 anni si registra solo una rottura rilevante di questa relazione

Dopo il solido +4,2% annualizzato del 2Q, l’economia USA dovrebbe crescere al ritmo del 3,5% nel 3Q e del 3% per l’intero 2018; i rischi per il 2019 iniziano a virare al ribasso, come conseguenza del venir meno degli effetti positivi dell’espansione fiscale e dell’intensificazione di quelli negativi della restrizione monetaria e del protezionismo.

Nonostante la view di solida crescita dell’economia USA sia ormai di consenso, le sorprese positive sui dati macroeconomici continuano ad essere prevalenti

Gli indicatori di fiducia delle imprese sono prossimi o oltre i massimi storici, ma alcuni indicatori molto prospettici segnalano una perdita di momentum, probabilmente in risposta all’incertezza sulla politica commerciale

  • Mentre i dazi sulle importazioni introdotti finora hanno avuto un impatto trascurabile sull’economia USA, la recente escalation della tensione commerciale aumenta i rischi al ribasso per l’economia a medio termine, avendo come target beni di consumo, creando pressioni al rialzo sui prezzi e spingendo la Cina a ritorsioni «non convenzionali» (es. boicottaggi)

Mentre finora i dazi USA sulle importazioni dalla Cina hanno colpito principalmente beni capitali o intermedi, la loro ulteriore estensione colpirà principalmente beni di consumo (importazioni USA dalla Cina in miliardi US$)

Il flusso di dati macroeconomici nell’Eurozona sembra essersi stabilizzato ma non mostra segnali significativi di accelerazione oltre il ritmo del 2/2,5% annuo del primo semestre, con i rischi al rialzo dalla debolezza dell’Euro, dalla forza del mercato del lavoro e dal potenziale di espansione fiscale superati dall’esposizione alle economie Emergenti e dalla frenata in Italia

La crescita dell’Eurozona si è fortemente indebolita nel primo semestre, per il contributo negativo del commercio estero (contributo alla crescita del PIL in punti percentuali)

Mentre gli indicatori sembrano essersi stabilizzati a livello di Eurozona, la recente incertezza politica sembra stia pesando fortemente sull’economia italiana (indici PMI Compositi)

La restrizione delle condizioni finanziarie legate alle recenti situazioni di stress (Argentina, Turchia, Sudafrica) ed all’aumento dei tassi d’interesse e l’intensificazione delle tensioni commerciali stanno rallentando la crescita dei Paesi Emergenti verso il 5% annuo, prima che lo stimolo di policy cinese manifesti i suoi effetti verso la fine dell’anno.

La crescita economica nei Paesi Emergenti sta venendo rivista drasticamente al ribasso, in particolare in America Latina e EMEA (indici JPMorgan di revisione delle stime, ribasati a 100 a gennaio 2018)

Le Banche Centrali dei Paesi Emergenti continueranno la restrizione monetaria, danneggiando la crescita, dal momento che i tassi reali sono ancora bassi per disinflazionare le economie e stabilizzare le valute

  • Mercati Obbligazionari

 

  • La Fed continua ad alzare i tassi di 25 bp a trimestre mentre la BCE che non alzerà i tassi prima della fine del 2019; nonostante la soglia per una comunicazione più «dovish» sia alta, i mercati prezzano percorsi di rialzi dei tassi più lenti sul 2019, riflettendo maggiori rischi per lo scenario.

 

 

I mercati prezzano un percorso di rialzo dei tassi più lento di quello stimato dalla Fed per il 2019, coerente con i maggiori rischi al ribasso per l’economia USA (dots della Fed e tassi overnight forward a 1 mese in %)

Il brusco rallentamento della crescita europea ed i rischi al ribasso dai Paesi Emergenti e dall’Italia spinge i mercati a prezzare meno di 25 bp di rialzo dei tassi entro la fine del 2019 (tassi Eonia forward in %)

I rendimenti di Treasury e Bund sono stati compressi dalle tensioni commerciali e dallo stress nei Paesi Emergenti ed in Italia e le curve si sono appiattite, ma sembrano troppo bassi rispetto al flusso di dati di attività economica, alle pressioni inflazionistiche ed all’outlook di politica monetaria; manteniamo la view prudente sulla duration

La divergenza di politica monetaria domina la parte breve delle curve, con rendimenti al rialzo in Nord America e schiacciati ai minimi dell’anno in Eurozona e Giappone (rendimenti governativi a 2 anni in %)

Il venir meno della domanda di bene rifugio sul Bund legata al premio per il rischio politico sull’Italia può innescare una nuova sottoperformance del Bund (rendimenti governativi a 10 anni in %)

Le tensioni sull’elaborazione del budget 2019 dell’Italia sono elevate, ma se la recente retorica più costruttiva del Governo nei confronti dell’Unione Europea si dimostrasse sostenibile, il rischio di uno scenario «Tsipras prima maniera» sarebbe scongiurato, anche se ci vorrà tempo perché i mercati riacquistino la fiducia, in linea con l’esperienza del Portogallo nel 2015/2016.

Se la tensione tra Governo italiano ed Unione Europea dovesse rientrare, lo scenario «Portogallo 2015/2016» potrebbe realizzarsi molto più velocemente del previsto (spread in % dei decennali dai giorni delle ultime elezioni)

Lo spread sulla parte breve della curva dei BTP segnala tuttavia che il rischio di scenari disfunzionali (come l’uscita dall’Euro) per l’Italia è percepito come più elevato (spread in % del 2 anni dai giorni delle ultime elezioni)

Continua il trend di sovraperformance del credito corporate US$, estendendosi dall’high yield all’investment grade; la riduzione dello stress sull’Italia supporta il credito corporate europeo, soprattutto l’high yield Euro, dove le valutazioni sono già attraenti, mentre l’investment grade è penalizzato dai bassi livelli di spread e rendimento del Bund e dalla maggiore duration

La sovraperformance del corporate high yield US$ si sta estendendo all’investment grade US$; il corporate high yield Euro sta dando segnali di miglioramento

L’eventuale riduzione del premio per il rischio politico italiano potrebbe essere il catalizzatore per il recupero dell’high yield Euro, dove lo spread rispetto a quello US$ è ai massimi dalla crisi dei debiti sovrani del 2011/2012

Una nuova ondata di stress finanziario partita da Argentina e Turchia ha colpito duramente le asset class dei Paesi Emergenti; la sottoperformance del debito in valuta locale rispetto a quello in valuta forte può estendersi sia perché le valute sono la principale valvola di riaggiustamento macroeconomico, sia perché la restrizione monetaria si intensificherà

La debolezza del debito dei Paesi Emergenti è ripresa in agosto e inizio settembre, con le crisi valutarie in Turchia e Argentina ed il contagio crescente di altri Paesi che hanno pesato soprattutto sul debito in valuta locale

Nonostante la forte sottoperformance da aprile, il debito in valuta locale non sembra ancora particolarmente attraente rispetto a quello in valuta forte: la differenza di rendimento è prossima ai minimi degli ultimi 5 anni

  • Mercati azionari a due velocità: modalità risk-on sui mercati americani che hanno sistematicamente aggiornato i record storici, modalità risk-off su quelli europei e del mondo emergente.
  • Negli USA le buone trimestrali e la fiducia sulla crescita dell’economia hanno portato gli indici azionari a livelli record. L’S&P500 ha guadagnato il 3% ad agosto, crescendo per il quinto mese consecutivo e mettendo a segno il migliore agosto dal 2014. Ancora meglio ha fatto il Nasdaq (+5,7%, il miglior agosto dal 2000) trainato da Apple (+20%) ed Amazon (+13%) che da sole hanno rappresentato il 25% della crescita del listino tecnologico.
  • INDICI MONDIALIVar. %Var. %
    ultimo meseda inizio anno
    MSCI WORLD1,0%1,9%
    EQUITY USA
    DOW JONES2,2%5,1%
    S&P 5003,0%8,0%
    NASDAQ5,7%15,5%
    EQUITY EUROPA
    EURO STOXX 50-3,8%-5,5%
    STOXX 600-2,4%-3,6%
    DAX-3,4%-7,3%
    CAC 40-1,9%-0,5%
    FTSE 100-4,1%-5,4%
    SMI INDEX-2,2%-5,0%
    IBEX 35-4,8%-7,6%
    EQUITY ITALIA
    FTSE MIB-8,8%-4,6%
    FTSE ITALIA STAR-2,4%2,1%
    EQUITY GIAPPONE
    NIKKEI1,4%-0,4%
    EQUITY EMERGENTI
    MSCI EMERGING-2,9%-13,4%
    CINA-5,3%-19,4%
    HONG KONG-2,4%-11,7%
    BRASILE-3,2%0,0%
    INDIA4,0%9,9%
    TURCHIA-4,2%-19,9%

 

P/E 2018P/E 2019Div. YieldDiv. Yield
20182019
16,214,82,4%2,6%
16,615,22,2%2,4%
17,816,21,9%2,0%
23,520,31,0%1,1%
13,412,13,9%4,1%
14,413,23,7%3,9%
12,811,53,3%3,6%
14,112,93,4%3,6%
13,112,24,5%4,7%
15,814,33,6%3,8%
12,111,24,4%4,7%
11,410,04,2%4,8%
19,516,41,9%2,1%
15,914,12,0%2,1%
11,710,53,0%3,3%
10,79,43,0%3,3%
10,79,73,8%4,2%
11,29,44,1%4,7%
20,216,81,5%1,6%
6,35,75,2%6,1%

In Europa l’indice Stoxx 600 (-2,4%) ha fatto registrare il peggior calo degli ultimi sei mesi, con le vendite che hanno colpito in particolare i titoli bancari, telefonici e minerari, anche in scia all’aumento dell’incertezza sull’Italia con conseguente allargamento dello spread (FtseMib -8,8%). 

Male anche l’indice emergente MSCI EM (-2,9%) penalizzato dalle incertezze valutarie e politiche su molte economie emergenti.

Settori S&P 500Var. %Var. %Settori Stoxx 600Var. %Var. %
ultimo meseda inizio annoultimo meseda inizio anno
INFO TECH6,7%17,2%1MEDIA1,8%3,1%
2
CONS DISCRET5,0%18,5%TECH1,1%3,4%
3
HEALTH CARE4,2%11,9%TRAVEL & LEIS.0,2%-6,5%
4
TELECOM2,9%-4,4%SERVIZI FIN.0,0%1,2%
REAL ESTATE2,2%1,6%5CIBO & BEVANDE0,0%-3,7%
6
FINANCIALS1,2%0,1%IND. GOODS & SERV.-0,2%2,5%
UTILITIES0,6%2,0%7COSTRUZ. e MATERIALI-0,7%5,5%
8
CONS STAPLES0,3%-4,0%PHARMA-0,9%3,2%
INDUSTRIALS0,0%2,7%9PERS. & HOU. GO.-1,6%-2,4%
MATERIALS-0,7%-2,2%10REAL ESTATE-1,6%-1,5%
ENERGY-3,8%1,8%11INSURANCE-1,9%-3,3%
12CHIMICA-2,0%-2,5%
13
OIL & GAS-2,7%9,8%
14
UTILITIES-3,2%-2,4%
15
RETAIL3,5%2,1%
16AUTO-5,6%-14,8%
17
RISORSE DI BASE-6,8%-11,3%
18TELECOM-7,1%-15,1%
19
BANKS-8,1%-16,4%
  • Mercati Valutari
  • Manteniamo la view neutrale sul US$, poiché il premio per il rischio politico domestico USA è destinato ad aumentare, limitando il potenziale di apprezzamento; riduciamo l’esposizione sulle valute Emergenti, a causa del deterioramento delle condizioni macroeconomiche e della crescente diffusione dello stress finanziario dai Paesi più vulnerabili a quelli meno vulnerabili.

Le pressioni di apprezzamento del US$ si stanno intensificando rispetto alle valute Emergenti, ma sembrano stabilizzarsi nei confronti di quelle dei Paesi Sviluppati

Il profilo di rischio/rendimento delle valute Emergenti è compromesso dall’aumento della loro volatilità ai livelli del 2014/2015, un periodo di performance molto deboli per l’asset class

Commodities

  • Le tensioni commerciali tra USA e Cina, i timori per la tenuta della domanda nei Paesi Emergenti, le pressioni di apprezzamento del US$ e le potenziali strozzature sul lato dell’offerta stanno guidando i mercati delle materie prime.

Il petrolio sta tornando nella parte alta del range da marzo, mentre metalli industriali e commodities agricole sono strettamente correlate alle tensioni commerciali USA-Cina e l’oro all’andamento del US$

L’outlook per l’economia cinese che sembrano prezzare i metalli industriali è peggiore di quello coerente con il flusso di dati macroeconomici e dall’aspettativa che gli effetti positivi dell’espansione di policy compariranno nel 4Q

Analisi Tecnica

USA

 

Il trend di lungo periodo resta orientato al rialzo.

 

S&P500: nuovi massimi assoluti e superamento del precedente picco a 2872. La media mobile a 50 settimane mantiene una angolazione rialzista.

 

Sulla debolezza il primo livello di attenzione è costituito da quota 2864. Una chiusura settimanale inferiore costituirebbe un primo fattore di debolezza, ma non ancora un’ inversione di tendenza di lungo periodo. Il trend rialzista infatti può ancora contare sui sostegni offerti dall’area 2800, dalla stessa media mobile a 50 settimane attualmente transitante a 2718 e dal supporto di rilievo posto a 2532.

 

Il Nasdaq100 e il Russel2000 confermano ‘impostazione positiva di lungo periodo.

Europa

Debolezza rispetto agli USA.

Il mercato azionario europeo continua a sottoperformare gli USA, come mostra chiaramente la curva verde discendente nel grafico a fianco.

Tecnicamente la scarsa pendenza della media mobile a 50 settimane rende meno probabili violente accelerazioni al ribasso, almeno fino a 3214, tuttavia la persistenza delle quotazioni al di sotto della media stessa costituisce un fattore di debolezza.

Sulla forza importanti ostacoli in area 3500 -3536, mentre sulla debolezza i livelli di attenzione imminenti sono costituiti dai livelli 3261 e 3214. Una chiusura settimanale inferiore a 3214 costituirebbe un segnale negativo di lungo periodo in direzione 3000.

Italia

Nuovi minimi relativi.

Le quotazioni violano anche l’ area 21000 disegnando quindi un trend ribassista, mentre sulla forza la media mobile a 50 settimane rinforza ulteriormente l’ostacolo posto a 22500.

I primi livelli di sostegno significativi sono costituiti dal recente minimo a 20236 e dal supporto posto a 19442 caratterizzato anche dalla presenza di un gap settimanale.

 

 

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