Commodities

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 Il complesso delle materie prime è stato tra le asset class più danneggiate nelle ultime due settimane dall’esplosione di avversione al rischio e conseguente apprezzamento del US$, legate all’acuirsi delle tensioni commerciali tra USA e Cina e della crisi valutaria in Turchia, che hanno alimentato i timori per la tenuta dell’economia mondiale. A parte alcune commodities agricole, i vari comparti hanno testato nuovi minimi relativi o da diversi mesi, anche se alla fine della scorsa settimana si registrava un tentativo di rimbalzo dopo aver testato livelli tecnici importanti.

I prezzi del petrolio si sono mossi verso la parte bassa dei range prevalenti negli ultimi 4 mesi, rispettivamente in area 65 US$/barile per il WTI e 70 US$/barile per il Brent. La debolezza generalizzata delle valute emergenti danneggia le prospettive di crescita della domanda, in particolare da parte di grandi importatori come Cina e India, mentre sul fronte dell’offerta non ci sono state notizie di particolare supporto. L’OPEC ha aumentato la produzione in luglio, mentre i report settimanali USA hanno mostrato un significativo aumento delle scorte di greggio e del numero di impianti di trivellazione in attività. Con il rischio che l’aumento di produzione OPEC arrivi sul mercato prima dell’uscita della produzione iraniana a novembre, le prospettive per il petrolio rimangono deboli per il resto del terzo trimestre.

I metalli sono stati colpiti duramente dalle perdite, con il complesso che ha raggiunto i minimi da metà 2017 ed il rame che ha rotto al ribasso il supporto in area 268 US$ prima di rimbalzare. Mentre i metalli industriali sono stati particolarmente sensibili alla retorica sulle guerre commerciali tra USA e Cina, l’oro ha invece risentito principalmente della forza del US$ e della fiducia che la Fed non alteri il percorso di rialzi dei tassi. Come conseguenza, le quotazioni dell’oro hanno rotto al ribasso il supporto in area 1205 testando i minimi da fine 2016 in area 1160 prima di rimbalzare verso quota 1190 US$/oncia, principalmente come conseguenza dei commenti di Trump di ieri sulla forza del US$ e sulla politica della Fed.

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