Il bisogno di contratti credibili – Alberto Mingardi

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 Lo Stato è il garante ultimo dei contratti fra privati: se è il primo a violare un contratto che lo lega, che serietà può vantare?

Dopo il crollo del ponte Morandi, com’è giusto, gli italiani chiedono sicurezza. Le persone si chiedono se potrebbe capitare di nuovo qualcosa di simile, e dove.

Per questo, il governo ha istituito una Commissione ispettiva che dovrà comprendere cosa effettivamente è avvenuto. Ancora non lo sappiamo: il fatto è “oggettivo e inoppugnabile”, come ha osservato il Presidente del consiglio, ma le cause sono ancora ignote.

Dall’accertamento delle cause verrà poi quello delle responsabilità. Con una mossa risoluta, l’esecutivo ha però già ha avviato la procedura per rescindere il contratto di concessione. Non è difficile capire perché pare gli elettori abbiano gradito: “in un Paese di azzeccagarbugli finalmente c’è qualcuno che agisce!” Autostrade non è tuttavia l’unica parte in causa. Per ogni concessionario, c’è una amministrazione concedente e un’autorità amministrativa che deve vigilare sullo svolgimento della concessione.

La concessione stabilisce obblighi e modalità di remunerazione di chi andrà, per conto dello Stato, a offrire quel servizio. Gli esperti tendono a concordare che vi siano, nel regime italiano, alcune distorsioni. Le condizioni economiche sono “segrete”: non sono mai state rese pubbliche (non in ragione di una norma, ma per prassi). Non sono note neanche al regolatore, l’Autorità dei trasporti, istituita solo nel 2013 (la privatizzazione è del 1999). Una volta concluso il periodo stabilito in qualsiasi concessione, l’infrastruttura torna nelle disponibilità dello Stato, che dovrebbe organizzare un procedimento di gara per scegliere il nuovo gestore. Questo in Italia non è mai successo: le concessioni scadute sono state prorogate.

Tutto ciò viene spiegato dai Cinque Stelle con un’ipotesi di grande efficacia comunicativa: i “vecchi” erano conniventi coi concessionari. E’ però anche possibile che l’amministrazione competente, cioè il Ministero dei trasporti, abbia fatto degli errori. Che non abbia risorse e competenze adeguate per fare bene il suo mestiere.

Un contratto di concessione non è come quello che regola un mutuo o la cessione di proprietà di un’automobile: è enormemente complesso.
Per capire come comportarsi gioverebbe che il governo si prendesse del tempo per riflettere e si guardasse un po’ intorno. Molti Paesi hanno dato in concessione, in tutto o in parte, la rete autostradale. La Francia, insospettabile di cedimenti al “liberismo selvaggio”, ha più “autostrade private” di ogni altro Paese europeo.

Non bisogna illudersi: ogni contratto è sempre imperfetto. La gara serve proprio per fare emergere le soluzioni migliori fra quelle possibile. L’esecutivo, però, non ha una grande opinione della competizione. L’obiettivo pare sia il ritorno alla gestione pubblica. A prescindere dai costi, in base a quale principio uno Stato che non è stato capace di regolare un certo servizio dovrebbe essere capace di fornirlo in prima persona? Si lamenta l’assenza di controlli: situazione possibile quando al pubblico tocca vigilare sul privato, pressoché certa se deve sorvegliare se stesso.

Questa vicenda avrà ripercussioni ad ampio raggio. Lo Stato è il garante ultimo dei contratti fra privati. Se rompe, prima che le responsabilità siano accertate, un contratto del quale è parte, sarà più o meno credibile agli occhi degli operatori economici? Che idea si faranno gli investitori della serietà del governo nel far fronte agli obblighi che ha, per esempio, verso i suoi creditori? Perché un investitore, piccolo o grande, non dovrebbe cominciare a pensare che i suoi quattrini stanno più al sicuro altrove?

Gli eventi drammatici spesso innescano meccanismi ancora più grande di loro. Fra qualche mese vedremo se il crollo del Ponte Morandi avrà contribuito a rafforzare la cultura delle regole nel nostro Paese. O se l’avrà seppellita del tutto.

Da: Istituto B Leoni

 

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