IL PD… Delrio, Benetton e il ponte crollato

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Adesso che si scopre che nel 2008 Salvini votò una proroga della concessione di Autostrade, detta salva – Benetton, tutto è risolto : dal Pd con Alessia Morani esultano, siamo tutti uguali, tutti asserviti ai concessionari di autostrade. Purtroppo per il Pd non è così. La privatizzazione di Autostrade fu pensata dal premier Ciampi e condivisa da Savona, allora suo ministro e oggi nel governo del cambiamento. Il passato è un fantasma che ritorna sempre. Presidente dell’Iri era Romano Prodi, che completò la privatizzazione da premier, mentre all’Iri era presidente Gros Pietro, che ritroviamo più tardi presidente di Autostrade, su cui nessuno ebbe nulla da ridire a sinistra. Ora il professor Gros Pietro è presidente di Intesa, la banca principe tra quelle controllate da uomini del centro-sinistra. Nel 2008 abbiamo il Salvini day, poi di nuovo Pd, fino all’allungamento della concessione al 2038 da parte di Lupi, premier Renzi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Infine, l’ultima proroga al 2042 per i Benetton, da parte di Delrio in cambio della costruzione della Gronda di Genova da iniziare entro il 2020 e l’allungamento anche per il secondo gestore, la famiglia Gavio, in cambio del completamento della Asti- Cuneo, proroga negoziata con il commissario europeo il 5 luglio del 2017 e approvata dalla Commissione nell’aprile del 2018. Pure i Gavio sono vicini al Pd, ben rappresentati da Palenzona, a varie riprese vice- presidente di Unicredit, dell’ associazione dei concessionari di autostrade, presidente di Areoporti di Roma, proprietari i Benetton. Uomo di punta di quella sinistra cattolica bancaria, con Bazoli e Guzzetti, poi confluita nel Pd, fino ad impadronirsi della ditta, estromettendo i vecchi comunisti. Risale al 2006 l’ultimo versamento conosciuto, da parte dei Benetton ai partiti, la Lega prese 150.000 euro, ma è presumibile che il Pd, o come si chiamava all’epoca, ne abbia presi di più. Oltre, è il buio, le fondazioni politiche non rendono noti i finanziatori. Però alcune cose sono certe: in Italia dal 2011 il Pd è al governo, la concessione ha reso ricchi i Benetton e non solo, la riprova è che sotto Di Pietro, ministro dei Trasporti, i nostri “prenditori” volevano vendere il tutto ad Abertis, le autostrade spagnole, dopo il niet del ministro, hanno accumulato i soldi per comprare loro Abertis. Infine i pedaggi sono aumentati del 70%, contro una inflazione del 40%. Di certo c’è che il governo Renzi, non solo ha prorogato la concessione, ma ha anche portato la quota di lavori che i concessionari possono fare in proprio al 40%, quota che consente di guadagnare bene pure sulla manutenzione. Potrei continuare ad annoiare coi numeri, correndo il rischio di sbagliarmi visto che scrivo seguendo la memoria, ma voglio ricordare il dolore per l’ennesima strage dovuta al fatto che lo Stato non esiste, non come gestore, in Anas ne arrestano uno al mese, ma come controllore, perché i politici sono prigionieri delle lobby, che vogliono uno Stato di carta. Non parlerò di responsabilità penali, le stabilirà, con la solita lentezza, la magistratura, né di quelle morali, per sentirle bisogna avere una coscienza, ma di quelle politiche. L’ex ministro Delrio si autoassolve nel confessionale di CL, ma non erano Satana? Per lui parla pure il suo dante causa, Matteo Renzi. Però sono gli stessi che non hanno avuto pietà degli errori altrui: la Cancellieri, la Guidi, lo stesso Lupi: per i nostri Torquemada bastava una responsabilità oggettiva, qui il problema è più serio, cinque anni di governo configurano una responsabilità soggettiva, nel caso in specie. Lo hanno compreso i partecipanti alle esequie che hanno applaudito i governanti e non il Pd. La gente ha una sua saggezza e del resto in Liguria il Pd ha dato ripetute e gravi prove di malgoverno. Questo legame stretto coi poteri forti o marci è una delle ragioni dello sfascio dell’Italia e del crollo del Pd, loro possono pure negarlo, ma se uno guarda le privatizzazioni, come le banche o la stessa Telecom, trova sempre il Pd o i suoi avi, un nocciolino duro di “prenditori” quando non dei capitani coraggiosi, che trsformano una azienda come Telecom, che poteva comprare Vodafone, in una media company, fuori dai giochi che contano. Poi certo Salvini avrà sbagliato, ma visti i fatti, Delrio e Renzi dovrebbero tacere e avviare un ricambio di uomini e di linea, ma dovrà passare ancora acqua sotto i ponti o magari sopra le rovine di quelli che crollano subito dopo le inaugurazioni del nostro ex ministro, come quello sulla Palermo- Catania.

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