PD. Bandiera rotta

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 Un minuto di silenzio e una prece per il Partito Democratico, che certo non è morto, ma giace esanime, in attesa di soccorsi, sotto le rovine di quelle che erano le sue roccaforti: Siena, Massa, Pisa, Imola, Sarzana, dove regnava dal secondo dopoguerra.  Sono rovine che si aggiungono a quelle dei terromoti precedenti:Genova, Torino, Carrara, ecc..Nel caos che segue i crolli, i supertiti invocano un’ autocritica, un cambio di linea, un Comitato Centrale, che è stato abolito da tempo, una guida e mentre la Provvidenza si rifiuta di mandare un uomo, molti dicono di essere inviati da lei: Martina il reggente, che non ha retto nulla, neppure il suo pensiero leggero, Calenda che vuole portare il partito ancor più a destra, dove si registra il tutto esaurito, verso un fronte repubblicano forse con un altro partito “esaurito” come Forza Italia. Poi Zingaretti, un po’ di lotta, tipo svoltiamo a sinistra, ma anche di governo, non si butta niente, neppure Lotti e la Boschi. Renzi ormai segue le orme di Obama, vende chiacchiere a pagamento, insomma, un Veltroni salvinizzato, da non si interrompe un’ emozione, a basta con la discussione, ci vuole il chiarimento. Infine Beppe Sala, il sindaco dei salotti milanesi, che siccome viene da destra, stava col sindaco Letizia Moratti, viaggia verso sinistra, come tutta la buona borghesia milanese, abituata a fare la rivoluzione con il maggiordomo. Ha organizzato un pranzo normale, dopo i tanti galà, al Parco Sempione con gli immigrati, una cosa cosi trendy, da pubblicità Benetton, mentre la Lega, dopo Sesto San Giovanni, conquistava pure Cinisello Balsamo. Caduta quasi tutta la Toscana, restano in piedi i bastioni emiliani dove si andrà al voto nel 2019, con le Europee. Segni di cedimento ne abbiamo già avuti molti: alle recenti politiche il centro-destra salvinizzato ha conquistato Piacenza, Parma, Cento, Ferrara; Modena ha retto a fatica, centro- destra vittorioso a Sassuolo e sconfitto al Senato per 49 voti, Bologna con il progressista Pierferdinando Casini e Reggio Emilia. Nella nostra amata Reggio, Graziano Delrio ha preso un ottimo 38%, che però significherebbe, se riconfermato, ballottaggio sicuro. Ora è facile prevedere che Reggio sarà la Stalingrado del Pd, facile prevedere che lotteranno coi denti per mantenere il potere assoluto che detengono da sempre e che accompagna i reggiani dalla nascita alla morte. Il blocco di potere che è oggi il Pd, controlla ospedali, asili, mense, fino alle aziende funebri. Per anni questo blocco poltico- sociale è stato un elemento di crescita della Città, oggi viene percepito come un comitato d’ affari, che ha come obbiettivo l’occupazione delle poltrone e la difesa della propria sopravvivenza. Mentre  politici “moralisti” come Delrio, trasmettono rabbia  non contro la destra, cosa legittima, ma contro gli italiani che l’hanno votata, dalle parole sprezzanti trasuda una vuota arroganza, mentre agitano una Costituzione che nessuno minaccia e che volevano cambiare e credono che la colpa dei loro guai  sia di quel 60% di italiani che, non capendo nulla, hanno votato no al referendum costituzionale. Il “moralismo”, oltre che  per combattere il “populismo”, serve anche a coprire la lotta di fameliche correnti che si disputano ferocemente gli ultimi brandelli di potere. Viene agitata la bandiera dell’antifascismo, in assenza di fascismo, per coprire sotto il gonfalone decorato, il fallimento di un’ esperienza di governo in cui abbiamo un primo cittadino che non ha mai risposto alle domande sull’acquisto e la ristrutturazione della sua casa, dove nessuno spiega come  mai a Reggio si tenga un processo contro la ‘ndrangheta in cui i pubblici ministeri chiedono condanne per 1700 anni di carcere, al netto, temiamo, dei riti abbreviati. Dove il crollo di molte cooperative: Unieco, Coopsette, Orion, Cormo, Reggiolo, ha portato perdita di posti di lavoro e di denaro da parte dei prestatori. Dove il Comune  e la Provincia hanno inanellato il fallimento delle Fiere di Reggio, l’irrilevanza dell’aeroporto  o il restauro di Monfalcone, oggi abbandonato a se stesso e stanno spendendo milioni di denaro pubblico nella creazione di un Tecnopolo che  temo fallirà per mancanza di utenti. Nel mentre continua la sistemazione di amici e clientes in posti pubblici o in Iren, con stipendi che non sarebbero dignitosi per  loro, se non toccassero almeno i centomila euro. Il sacco edilizio gestito dal Pd, che ha reso ricchi pochi, ha cambiato la fisionomia dei quartieri, molti dei quali sono stati investiti dai problemi di un’ immigrazione forte, sempre difesa dal Pd, nel nome di un’ integrazione che non è mai avvenuta, ma che ha scaricato i suoi problemi sui quartieri popolari, ma su questo che è il duro vivere quotidiano, torneremo ancora. Come torneremo a parlare di insicurezza, per il Pd non esiste, ma basta leggere ogni giorno i giornali locali per trovarci molta cronaca nera, molti reati e molti extracomunitari coinvolti. Dire questo è essere razzisti? O significa semplicemente non essere ipocriti e non aver paura di dire che è ora di cambiare. Un potere che dura da così tanto tempo, crea una serie di opacità, collusioni, intrecci di interessi, mediocrità, conformismo, che bloccano la crescita della Città e ne segnano il declino. Questo dovrebbero capirlo anche i politici “moralisti”, quelli che la politica è solo “servizio”,  quelli che la mafia esiste solo quando vota gli altri. Quelli che stanno sempre con la ragione e mai col torto, è un Pd che è morto.

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