Mercati valutari: Canada, Australia e Nuova Zelanda

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 Canada

La crescita dell’economia canadese sta ripiegando verso il 2% su base annua, guidata dalla spesa per consumi, riflettendo le passate misure restrittive per il mercato immobiliare e l’inizio del ciclo di rialzo dei tassi d’interesse. Per il 2018 le aspettative rimangono di una crescita poco superiore al 2%, in linea con il potenziale. Nonostante il Canada si trovi in una fase del ciclo più arretrata rispetto agli USA, la forza del mercato del lavoro e l’assorbimento dell’eccesso di capacità produttiva favoriscono la convergenza dell’inflazione verso il target del 2% della Banca Centrale, che dovrebbe continuare ad alzare i tassi nel corso del 2018. Il dollaro canadese ha sottoperformato l’andamento del petrolio ma è stato più forte di quanto indicherebbe il differenziale di rendimento con il US$, a causa del premio per il rischio di rinegoziazione del trattato NAFTA che mantiene la Bank of Canada più cauta della Fed. Nonostante le notizie negative provenienti dal fronte commerciale (l’imposizione da parte degli Usa dei dazi sull’importazioni di alluminio dal Canada) alla sua riunione di maggio la Bank of Canada è stata più “hawkish” delle attese ed ora il mercato prezza un repricing più aggressivo dei rialzi dei tassi. Nonostante un accordo, seppur di massima, sul NAFTA sia ormai rimandato al 2019, manteniamo positiva la view sul dollaro canadese, che riflette anche lo scenario favorevole macro e di policy e l’andamento del prezzo del petrolio. Questa view si esprime soprattutto nei confronti dell’Euro.

Australia

Dopo il doppio shock della fine del ciclo d’investimenti minerari e del crollo dei prezzi delle commodities, la ripresa economica è stata guidata in gran parte dalla spesa per consumi sostenuta dalla politica monetaria espansiva e dall’aumento dell’occupazione. La produzione industriale in ripresa, la normalizzazione della produzione mineraria e la tenuta dell’economia cinese dovrebbero migliorare le prospettive di crescita e dell’inflazione (ancora a livelli contenuti). L’ economia è attesa crescere intorno al 3% nel 2018 contro il 2,3% del 2017. Benchè il migliore contesto economico possa spingere la RBA ad alzare i tassi, essa è attesa alzare i tassi solo nella seconda metà del 2019 dal momento che l’elevato indebitamento privato condiziona la svolta restrittiva della politica monetaria. Nel frattempo la RBA mantiene i tassi al livello di 1.50% dal 2016. La debolezza dell’US$ e l’andamento migliore del previsto dell’economia avevano supportato il recupero dell’AUD a partire dalla seconda metà del 2017, ma la recente forza dell’US$ ne ha eliminato i guadagni. Il differenziale di rendimento tra Australia e USA rimane ampiamente a sfavore dell’AUD. La nostra view sull’AUD rimane quindi negativa, poiché il mercato già prezza un cambio di policy della RBA in senso hawkish, il carry non ha più appeal rispetto al US$ e vi sono rischi al ribasso in caso di rallentamento imprevisto dell’economia cinese.

Nuova Zelanda

Nonostante il rallentamento della crescita economica in Nuova Zelanda dal 4,2% nel 2016 al 3,1% nel 2017, l’outlook macroeconomico rimane favorevole e nel 2018 l’economia sarà ancora sostenuta dalle condizioni finanziarie accomodanti, dall’export, dal turismo e dal potenziale nuovo stimolo fiscale. Il recente rilassamento di alcune restrizioni per il settore immobiliare dovrebbe prevenire un suo ridimensionamento. L’introduzione di nuove restrizioni sta invece già frenando l’immigrazione. L’inflazione è tornata all’interno del target della Reserve Bank of New Zealand, ora che l’eccesso di capacità produttiva è stato riassorbito, ma è attesa indebolirsi nonostante la riduzione dell’immigrazione, l’espansione fiscale e l’aumento del salario minimo. La RBNZ non sembra tuttavia avere fretta di alzare i tassi; il nuovo Governatore Adrian Orr dovrebbe garantire la continuità di policy, ma le interferenze dal Governo potrebbero essere più intense. La combinazione di rallentamento della crescita e dell’immigrazione e i rischi di variazioni impreviste della politica economica rischiano di pesare sul NZD, cossicchè portiamo la view da neutrale a negativa e rimuoviamo la preferenza relativa rispetto all’AUD nonostante l’outlook eccessivamente dovish di politica monetaria della RBNZ e del mercato rispetto ai fondamentali, che può ancora creare il rischio di sorprese hawkish.

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