Mercati valutari: USA, Giappone e Gran Bretagna

Stampa / Print

 Stati Uniti

Nel 1Q 2018 la crescita dell’economia USA è rallentata al 2,2% dal circa 3% dei tre trimestri precedenti, a causa principalmente di fattori temporanei e del rallentamento della spesa per consumi. Le prospettive per il 2018 rimangono tuttavia buone, grazie al pieno contributo positivo dello stimolo fiscale a partire dal 2Q e del passato deprezzamento del US$, che dovrebbero più che compensare l’impatto del rialzo del prezzo del petrolio. Nel meeting di giugno la Fed ha confermato la fiducia in un solido scenario macroeconomico e che la convergenza dell’inflazione al target del 2% è stata sostanzialmente completata. Come conseguenza, il percorso futuro di rialzo dei tassi è stato accelerato, da 3 a 4 rialzi di 25 bp per il 2018: anche se in realtà il punto terminale del ciclo di rialzi rimane invariato (i rialzi previsti per il 2020 passano da 2 a 1 mentre quelli per il 2019 rimangono 3), i mercati finanziari scontavano questa probabilità solo al 50%. Il US$ ha preso forza, rompendo lo stretto range nel quale era rimasto confinato da metà gennaio sia a livello di Dollar Index che di EUR/US$, grazie soprattutto alla rotazione del differenziale di politica monetaria più nettamente a favore degli USA, ora che la Fed sembra essere l’unica Banca Centrale chiaramente hawkish dei Paesi Sviluppati, soprattutto rispetto a quelle europee. Per quanto le sole ricoperture delle posizioni sovraffolate ribassiste siano di per se sufficienti ad alimentare l’apprezzamento, preferiamo mantenere neutrale la view sul US$.

Giappone

L’economia del Giappone ha subito una drastica accelerazione nel 2017. L’economia è cresciuta dell’1,6% nel 2017 sostenuta in gran parte dalla domanda interna; il trend dovrebbe continuare nel 2018 grazie anche agli investimenti per le Olimpiadi di Tokyo del 2020 ed al boom del turismo dall’estero, anche se il recente rafforzamento dello Yen, se prolungato, potrebbe rallentare l’export. A giugno la Bank of Japan ha rivisto le sue stime sull’inflazione (intorno a 0.5%-1% contro le stime ad aprile del 1%), a causa della scarsa propensione delle imprese ad aumentare i salari. Questo implica che la BOJ sarà tra le ultime Banche Centrali del G10 a normalizzare la politica monetaria, soprattutto ora che il Governo ha riconfermato Kuroda alla guida della Banca Centrale. Contro US$ l’andamento dello Yen continua ad essere dettato in gran parte da fattori esterni (politica monetaria USA, tensioni geopolitiche internazionali, andamento della propensione al rischio sui mercati) ora che gli scandali legati alla politica interna (che rischiavano di minare la leadership di Abe) si sono ridimensionati. Inoltre le recenti dichiarazioni di Kuroda circa una riduzione dello stimolo monetario (benchè non a breve) sostengono le aspettative del mercato per una BoJ meno accomodante. Alla luce degli ultimi sviluppi, i fattori di rischio per lo yen paiono più equilibrati e pertanto portiamo da negativa a neutrale la view sulla valuta. Contro Euro la divergenza di politica monetaria tra BOJ e BCE potrebbe continuare a spingere al rialzo EURJPY.

Gran Bretagna

La Gran Bretagna ha registrato nel 2017 una crescita annua dell’1,4%, una delle più basse tra i Paesi del G10, ma è atteso per il 2018 un recupero seppur modesto. Dopo aver alzato i tassi di 25 bp a novembre, a causa dell’inflazione sopra il target e della contrazione del potenziale di crescita legato alla Brexit, l’orientamento della Bank of England era diventato più aggressivo ma ora, la retorica più cauta di Carney (soprattutto dopo l’ultimo meeting della BOE) sta riducendo sensibilmente le attese del mercato per un rialzo dei tassi a breve. Negli ultimi mesi il flusso di notizie sulla Brexit era diventato più positivo ma di recente i dissensi in seno al Governo sulla “Brexit bill” sono aumentati e rischiano di compromettere la leadership del Primo Ministro May. La conclusione della seconda fase dei negoziati sul periodo di transizione post-marzo 2019 aveva favorito la riduzione del premio per il rischio politico ma ora l’instabilità della politica interna rischia di riflettersi sui negoziati con l’Ue e di mantenere la sterlina fortemente sottovalutata. Ciò nonostante la probabilità degli scenari di Brexit più negativi è ridotta ed il flusso di notizie dovrebbe raggiungere l’apice a fine giugno. Con i rischi al ribasso che paiono più contenuti, portiamo la view sulla sterlina da neutrale a positiva, ora che EUR/GBP ha rotto al ribasso il supporto tecnico chiave che rappresentava la parte bassa del canale 0,87/0,90, in cui era rimasto negli ultimi 6 mesi.

Fonte (source) – Leggi tutto (go to source)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *