Commento mercati valutari

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 Come atteso la Fed ha alzato i tassi di 0.25 pb e la Bce ha prolungato il QE da settembre fino a dicembre riducendolo però gli acquisti mensili a 15 miliardi di Euro; le due Banche tuttavia hanno sorpreso i mercati sulle guidance per il futuro. La Fed ha annunciato cinque rialzi fino al 2019 (contro i quattro attesi) e la Bce ha comunicato che i tassi rimarranno invariati fino a dopo l’estate del 2019. La combinazione di Fed aggressiva e Bce accomodante ha guidato il cambio EURUSD verso area 1.15 e, dopo un breve recupero, esso è tornato sotto 1.16 sulla scia delle parole di Draghi, a margine del summit di Sintra, le quali hanno rinforzato la retorica accomodante della Bce. Il dollaro più forte pesa sulle divise emergenti, tra le peggiori: Rand sudafricano e Peso argentino (nonostante il recente rimpasto dei vertici della Banca centrale argentina). La BOJ ha mantenuto i tassi invariati ma rivisto le sue stime sull’inflazione (intorno a 0.5%-1% contro le stime ad aprile del 1%). Se la BoJ ha lasciato poco mosso lo yen, la decisione di Trump di incrementare i dazi sull’import cinese, che mina la fiducia dei mercati, ha sostenuto lo yen che contro Usd gira ora intorno a 109. La sterlina continua a subire l’incertezza della politica interna. Il disaccordo in seno al Governo sulla Brexit continua e rischia di compromettere la leadership del Primo Ministro May. In attesa del vertice OPEC di fine giugno che potrebbe avere effetti rilevanti sui prezzi del petrolio e di conseguenza sulla economia russa, la Banca centrale russa venerdì ha lasciato i tassi invariati a 7.25%. Il rischio di un aumento dell’inflazione sopra il target del 4% (il Governo intende alzare l’Iva al 20% dal 18% l’anno prossimo) ha spinto la Banca ad interrompere il suo ciclo di ribasso dei tassi e rimanere neutrale. La decisione si è prontamente riflessa sul rublo: il USDRUB ha recuperato per poi tornare a salire intorno a 64.

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