L’opposizione impossibile al governo Lega-Cinque Stelle – Francesco Cancellato

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 Sono degli incompetenti. Si impiccheranno alle promesse che non riusciranno a mantenere. Cadranno in contraddizione continuamente. Litigheranno sin dal primo giorno. Si schianteranno da soli. Dureranno poco. Ne abbiamo selezionate sei tra le mille frasi di chi, da sinistra e da destra, si augura un fallimento del governo Lega-Cinque Stelle. O, meglio ancora, si convince che, tutto sommato, la loro luna di miele col Paese finirà presto.
Spiacenti: non sarà così. E non lo diciamo perché riteniamo l’attuale governo chissà quale manna dal cielo, tutt’altro. Ma perché – e su questo Salvini e Di Maio hanno ragione da vendere – è un esecutivo figlio di schemi e di logiche nuove, totalmente post-ideologiche, contro le quali è estremamente difficile opporsi in modo efficace, anche di fronte a errori e fallimenti conclamati.

Prendiamo la questione delle competenze, ad esempio. C’è chi attacca i giallo-verdi in quanto governo di principianti e parvenù come Salvini o Di Maio, il ministro del lavoro che non ha mai lavorato. E chi, buon ultimo Carlo Calenda col nuovo capo di gabinetto del ministero dello sviluppo economico Vito Cozzoli, che già lo era stato ai tempi di Federica Guidi, ritiene che il problema siano i gattopardi, o i “vecchi arnesi” del passato come Paolo Savona, o professori come Giovanni Tria e lo stesso Giuseppe Conte. Errore da matita blu: nella percezione dell’elettorato, i nuovi e giovani leader sono i rappresentanti delle istanze di cambiamento, i tecnici come Conte e Savona, o gli esperti burocrati come Cozzoli gli strumenti per realizzarle, evitando agguati e imboscate. In due parole: i pivelli non saranno mai veramente tali, e i vecchi arnesi saranno sempre a servizio delle loro idee, per tirarli fuori dai guai.

Sono lì per quello, del resto. Perché è illusorio, allo stesso modo, pensare che i nostri due eroi non proveranno a mantenere le promesse che hanno fatto in campagna elettorale. Anche con Trump c’eravate cascati, ricordate? E poi, zitto zitto, le sta portando a casa tutte, in qualche modo. Accadrà più o meno lo stesso. E l’indizio ce l’avete davanti agli occhi: perché, secondo voi, Di Maio e Salvini si sono presi i ministeri che più rappresentano le istanze del loro elettorato? Per farsi sbeffeggiare meglio tra cinque anni? O perché faranno di tutto per portare a casa i rimpatri dei clandestini, il reddito di cittadinanza e quota 100? Mettetevi l’animo in pace: faranno di tutto, pur di riuscirci. E quando ci riusciranno, se ci riusciranno, saranno dolori.

Pure le contraddizioni, cari ragazzi, sono un’arma che potete riporre tranquillamente nel cassetto: essere tutto e il contrario di tutto è un loro punto di forza, non di debolezza. È ve l’hanno pure detto, peraltro: destra e sinistra non esistono più vuol dire esattamente quello. Che nello stesso giorno potrebbero cancellare le unioni civili e rendere pubblica la gestione dell’acqua. Come titolerebbe il Manifesto, il giorno dopo? Come, Libero? Le contraddizioni, per chi ideologico non è, sono irrilevanti e loro non lo sono, altrimenti non avrebbero apposto le loro firme sotto a quel contratto. Chi invece è ancora intrappolato – a ragione o a torto – nello schema destra-sinistra sarà ogni volta disorientato. Ricordate? Anche Renzi faceva così: un giorno gli ecoreati, il giorno dopo lo sblocca Italia, un giorno le unioni civili, il giorno dopo via l’articolo 18. Per un po’ ha funzionato, fino a che il caos banche non ha ricompattato tutti i suoi oppositori.

Anche relativamente ai litigi, è probabile vi stiate illudendo un bel po’. E non perché non litigheranno. Al contrario, perché le liti saranno strumentali a monopolizzare il dibattito, a togliere ogni spazio alle opposizioni. Scommettiamo? Alla prossima sparata di Fontana su gay e famiglie arcobaleno risponderà qualche Cinque Stelle come Spadafora, ministro in pectore della famiglia, favorevole pure alla stepchild adoption. E quando i Cinque Stelle punteranno a ridurre i tempi della prescrizione, ci penserà la Lega a fare la voce grossa. Ricordatevelo: il più delle volte sarà cinema.

Difficile anche dire che si schianteranno da soli e dureranno poco. Il potere è un collante formidabile. E le elezioni, per politici navigati come Salvini, non sono mai una strada senza rischi, anche di fronte a sondaggi clamorosi come quelli degli ultimi giorni. Così come vi siete abituati all’idea che al Campidoglio ci sia ancora Virginia Raggi – un’altra che si sarebbe dovuta schiantare alla prima curva e che adesso rischia persino di essere rieletta, visti i tempi -, mettetevi comodi, che le elezioni arriveranno tra cinque anni, nel 2023.

Che ci crediate o meno, è un’ottima notizia. Perché avrete tutto il tempo per mettervi a studiare, per tornare a capire la contemporaneità al di fuori delle frasette da baci perugina sulla disuguaglianza e sul grafico a elefante di Branko Milanovic, che per la cronaca si ferma al 2008, per ricostruire delle forme di rappresentanza sindacale e politiche anche solo decenti e un po’ meno settarie, per selezionare una classe dirigente degna di questo nome. Una volta che farete tutto questo, che poi è quel che non avete fatto negli ultimi vent’anni, perlomeno, forse troverete il pertugio per smontare tutta la narrazione dei giallo-verdi, e invertire l’inerzia. Per ora, fidatevi, avete di fronte un avversario imbattibile, contro il quale non avete contromisure. Prima vi abituate all’idea, meglio è.

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