Commodities

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 Il rally delle materie prime è ripreso nell’ultima settimana: la forza del US$, sembra aver colpito negativamente soltanto i metalli preziosi, mentre petrolio, metalli industriali e commodities agricole hanno sostenuto il rialzo, guidati principalmente da fattori idiosincratici.

Il prezzo del petrolio continua ad aggiornare i massimi relativi, con WTI e Brent sopra le soglie psicologiche di 70 e 75 US$/barile in apertura della nuova settimana, i livelli più elevati da novembre 2014. Con i report settimanali USA che segnalano un significativo incremento di produzione, attività estrattiva e scorte, il rally del greggio riflette principalmente il premio per il rischio geopolitico legato al futuro dell’accordo sul nucleare iraniano e l’incertezza sulla reazione dell’OPEC ad eventuali strozzature all’offerta. In particolare, il recente inasprimento della retorica politica americana ed iraniana aumenta la possibilità che gli USA possano rinnegare l’accordo sul nucleare con l’Iran; la decisione era attesa per il 12 maggio ma il Presidente Trump ha deciso di anticiparla a martedì 8. Se il ritorno delle sanzioni americane costringesse anche europei ed asiatici ad abbandonare gli acquisti di petrolio iraniano, non è chiaro se e quanto velocemente l’OPEC sia disposto a compensare la carenza di offerta. Inoltre le elezioni del 20 maggio in Venezuela possono facilmente accelerare il declino della produzione petrolifera di questo Paese, qualora fossero seguite da nuove sanzioni internazionali.

In recupero i metalli industriali sulla scia della batteria di indici PMI globali, mentre il recupero del US$ pesa sull’oro, che è arrivato a sfiorare 1300 US$/oncia prima di rimbalzare, nonostante la riunione della Fed non sia stata particolarmente “hawkish”.

Le commodities agricole hanno raggiunto i massimi da febbraio 2017 sull’aspettativa che il prossimo report del Dipartimento USA dell’Agricoltura possa confermare lo smaltimento delle scorte di mais

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