Delrio “salva” Battini al Demanio e Bonaretti alla Corte dei Conti

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 Leggo su Reggio Report che  “Il ministro Delrio ha pensato per tempo a sistemare i suoi uomini di fiducia al ministero, prima di lasciare l’incarico governativo. Mauro Bonaretti, ex direttore generale a palazzo Chigi, capo di Gabinetto del ministro uscente  dei Trasporti e delle Infrastrutture,  e già direttore generale del comune di Reggio Emilia, è stato nominato consigliere della Corte dei Conti, nella quota riservata al Governo negli incarichi apicali della magistratura contabile. La nomina risale al consiglio dei ministri del 16 marzo, su proposta del presidente Gentiloni.
Salto di carriera anche per un altro collaboratore diretto di Graziano Delrio, a Reggio come a Roma: Maurizio Battini è stato nominato membro del nuovo comitato di gestione dell’Agenzia del Demanio. Affianca il nuovo presidente Roberto Reggi, ex sindaco Pd di Piacenza  ed ex sottosegretario al Miur.
Il decreto di Gentiloni è del 27 febbraio, ma è stato notificato all’Agenzia il 28 marzo”. Ora prescindendo dal valore indiscusso delle persone sopracitate, qualche considerazione la si può fare. Il dottor Bonaretti ha titoli e curriculum per ricoprire tale incarico, ma certo la sua brillante carriera si è svolta sotto le insegne della politica, in particolare con l’on. Delrio. Se sia stata più veloce o se avrebbe avuto lo stesso andamento, senza il Pd e il ministro, non possiamo affermarlo, resta il fatto che chi sale sulla giostra cade sempre in piedi, il che alimenta la formazione di una casta che comunque è pagata molto  più di quanto produca e comunque di più di un dirigente industriale, considerati l’impegno e le responsabilità. La riprova è che quando Renzi spostò da palazzo Chigi al ministero dei trasporti, Delrio e i suoi collaboratori, chiamò la dottoressa Manzione, responsabile dei vigili urbani di Firenze, pure lei alla sua caduta, assurta ai fasti della magistratura contabile o del Consiglio di Stato, seguire i giri della burocrazia “politica” non è facile. Questo ci rende evidente che ogni governo che passa, lascia in eredità al Paese, cioè a noi, uno strato di amici, che come le ere geologiche stratificano, fino a che ci si dimentica della loro esistenza, o meglio ci si ricorda di loro il giorno di paga. Ci sarebbe da chiedere cosa faccia la Corte dei Conti, visto lo stato disastroso dei conti statali e degli Enti Locali, ma certo illustri giuristi ci spiegheranno la sua importanza, addirittura per la sopravvivenza della democrazia. Insomma, la democrazia non può esistere senza politica e burocrazia, anche se i cittadini in un’epoca di diritti negati non se ne accorgono. Per quanto riguarda invece il capo di gabinetto Maurizio Battini, non sappiamo molto del suo curriculum di studi e professionale, sappiamo solo che da segretario dell’onorevole Castagnetti è transitato nella segreteria del sindaco Delrio, per poi seguirlo a Roma, insomma una carriera tutta politica, almeno per ciò che è dato sapere, sfociata ora nella nomina nel comitato di gestione del Demanio. In attesa di sapere quali siano le competenze gestionali del Battini e le sue conoscenze demaniali, diciamo che la sua nomina non ci scandalizza, visto che il Presidente dell’Agenzia, Reggi, è stato messo lì dopo essere stato silurato politicamente e poi di chi è il Demanio? Dello Stato e di chi è lo Stato? Dei cittadini. No, è di chi comanda e da molti anni comanda il Pd, che forse non si sarà occupato molto di disoccupazione, ma certo si è occupato dei suoi disoccupati. Non sarà che il Pd ha perso le elezioni, perché tutti si sono accorti che è ormai solo un partito di potere? Gli amici di quel Partito obietteranno che gli altri non sono migliori. E’ possibile, anzi probabile, ma i nostri hanno perso l’ennesima occasione di mostrarsi diversi, di essere coerenti con la loro narrativa sulla loro alterità, superiorità e diversità. Pazienza, ce ne faremo una ragione, anche se al Paese servirebbe una sinistra seria e non un ufficio di collocamento per gli amici. Però, vista la loro abilità nel collocamento, perché non trasferire la dirigenza del Pd ai Centri per l’Impiego, che ora occupano 9000 dipendenti, costano 500 mln di euro e collocano il 3% della forza lavoro e neppure a tempo indeterminato, siamo sicuri che farebbero molto bene. Infine, come non notare che come sempre gli eredi del dossettismo, non chiedono incarichi, vengono chiamati a ricoprirli e lo fanno con grande spirito di servizio, anzi di Demanio, dopo aver ben fatto i loro conti.

 

 

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