Mercati valutari: Stati Uniti, Giappone e Regno Unito

Stampa / Print

 Stati Uniti

Nel 1Q 2018 la crescita dell’economia USA è rallentata al 2,3% dal circa 3% dei tre trimestri precedenti, a causa principalmente di fattori temporanei e del rallentamento della spesa consumi. Le prospettive per il 2018 rimangono tuttavia buone, grazie al pieno contributo positivo dello stimolo fiscale a partire dal 2Q e del passato deprezzamento del US$, che dovrebbero più che compensare l’impatto del rialzo del prezzo del petrolio. Nel meeting di maggio la Fed ha confermato la fiducia in un solido scenario macroeconomico e che la convergenza dell’inflazione al target del 2% è stata sostanzialmente completata; in linea con le previsioni della Fed, i mercati prezzano altri 2 rialzi dei tassi di 25 bp per il 2018 ma rimangono più dovish per il 2019 (circa 2 rialzi prezzati contro 3 indicati dalla Fed). Il US$ sembra aver preso forza nelle ultime due settimane, rompendo lo stretto range nel quale era rimasto confinato da metà gennaio sia a livello di Dollar Index che di EUR/US$, grazie soprattutto alla rotazione del differenziale di politica monetaria più nettamente a favore degli USA, ora che la Fed sembra essere l’unica Banca Centrale chiaramente hawkish dei Paesi Sviluppati, soprattutto rispetto a quelle europee. Il recente movimento sembra avere tuttavia caratteristiche molto tecniche, e, per quanto le sole ricoperture delle posizioni sovraffolate ribassiste siano di per se sufficienti ad alimentare un ulteriore apprezzamento, preferiamo verificare la rottura dei livelli tecnici più importanti prima di cambiare la view sul US$.

Giappone

L’economia del Giappone ha subito una drastica accelerazione nel 2017. L’economia è cresciuta dell’1,6% nel 2017 sostenuta in gran parte dalla domanda interna; il trend dovrebbe continuare nel 2018 grazie anche agli investimenti per le Olimpiadi di Tokyo del 2020 ed al boom del turismo dall’estero, anche se il recente rafforzamento dello Yen, se prolungato, potrebbe rallentare l’export. La Bank of Japan ha rimandato il raggiungimento del target di inflazione del 2% al 2019, a causa della scarsa propensione delle imprese ad aumentare i salari. Questo implica che la BOJ sarà tra le ultime Banche Centrali del G10 a normalizzare la politica monetaria, soprattutto ora che il Governo ha riconfermato Kuroda alla guida della Banca Centrale. Contro US$ l’andamento dello Yen continua ad essere dettato in gran parte da fattori esterni (politica monetaria USA, tensioni geopolitiche internazionali, andamento della propensione al rischio sui mercati) ora che gli scandali legati alla politica interna (che rischiavano di minare la leadership di Abe) si sono ridimensionati. Inoltre le recenti dichiarazioni di Kuroda circa una riduzione dello stimolo monetario (benchè non a breve) sostengono le aspettative del mercato per una BoJ meno accomodante. Alla luce degli ultimi sviluppi, i fattori di rischio per lo yen paiono più equilibrati e pertanto portiamo da negativa a neutrale la view sulla valuta. Contro Euro la divergenza di politica monetaria tra BOJ e BCE potrebbe continuare a spingere al rialzo EURJPY.

Regno Unito

La Gran Bretagna ha registrato nel 2017 una crescita annua dell’1,4%, una delle più basse tra i Paesi del G10, ma è atteso per il 2018 un recupero seppur modesto. Dopo aver alzato i tassi di 25 bp in novembre, a causa dell’inflazione sopra il target e della contrazione del potenziale di crescita legato alla Brexit, l’orientamento della Bank of England era diventato più aggressivo (in particolare dopo la riunione di febbraio) ma ora, la retorica più cauta di Carney sta riducendo sensibilmente le attese del mercato per un rialzo dei tassi a breve. Negli ultimi mesi il flusso di notizie sulla Brexit è diventato progressivamente più positivo ed è culminato con la conclusione della seconda fase dei negoziati sul periodo di transizione post-marzo 2019; questo dovrebbe favorire la riduzione del premio per il rischio politico, che sta mantenendo la sterlina fortemente sottovalutata rispetto al differenziale di rendimento con l’Eurozona. Anche se l’incertezza dei negoziati con l’Ue e l’instabilità politica interna sono destinati a persistere, la probabilità degli scenari di Brexit più negativi sembra ora molto ridotta ed il flusso di notizie dovrebbe essere contenuto almeno fino all’estate. Con i rischi al ribasso che paiono più contenuti, portiamo la view sulla sterlina da neutrale a positiva, ora che EUR/GBP ha rotto al ribasso il supporto tecnico chiave che rappresentava la parte bassa del canale 0,87/0,90, in cui era rimasto negli ultimi 6 mesi.

Fonte (source) – Leggi tutto (go to source)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *