Cosa rimane dell’ordine mondiale liberale?

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 di ALESSIA C. F. (ALKA)

La decisione americana di abbandonare il sistema globale che ha utilizzato per costruire per circa 70 anni, segna un punto di svolta: ormai manca l’interesse e i mezzi per sostenerlo. Gli Stati Uniti istituirono una sorta di ordine mondiale liberale dopo la seconda guerra mondiale, l’obiettivo era quello di garantire che le condizioni e le cause che avevano portato a due guerre mondiali non si sarebbero mai più verificate.

Nacque un sistema internazionale liberale che si basava sullo stato di diritto, sul rispetto della sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi. Nacque una rete che voleva proteggere i diritti umani e aveva il grande progetto di applicarlo all’intero pianeta. Furono istituite le Nazioni Unite per promuovere la pace, la Banca Mondiale per lo sviluppo economico e il Fondo Monetario Internazionale per il commercio e gli investimenti. Questo enorme impianto per 70 anni è stato sostenuto da una potenza economico-militare: gli Stati Uniti, ma è stato anche avvallato e sostenuto da UK, Europa, alleanze asiatiche e da tante armi nucleari (che scoraggiavano qualsiasi aggressione). Un ordine mondiale liberale basato non solo su ideali democratici, ma mantenuto da un potere forte.

In fondo sin da piccola mi venne inculcato nella testa che l’Unione Sovietica e la Cina erano illiberali e infelici, venni istruita con nozioni dove crescendo mi dicevo: sono fortunata ad essere nata in questa parte di mondo: libera e democratica, libera di pensare e di agire. Lavoro, soldi, bella vita, tanta libertà di viaggiare e profondamente convinta di essere una libera pensatrice… infatti la prima crisi ideologica arrivò a Cuba!

Passano gli anni e l’ordine mondiale liberale ai miei occhi rimaneva robusto, ho vissuto la fine della Guerra Fredda e il crollo dell’Unione Sovietica. Ma da moltissimi anni sento che il futuro è dubbio e incerto. Il liberalismo, l’universalità e la conservazione dell’ordine stesso sono in declino e lo vedo con i miei occhi.

Il liberalismo è in ritirata, cresce il populismo, i nazionalismi avanzano, Brexit e il Gruppo di Visegrád, ecco tutto questo macina nuovo terreno in Europa. Le élite stanno traballando nella UE e perdono influenza e consenso. Gli Stati Uniti subiscono attacchi dal loro stesso Deep Sate e attacchi dai media. Il sistema Russo Cinese si impone, l’autoritaria Turchia rompe ogni regola (destabilizza volutamente le alleanze), India e Brasile (forse anche l’Argentina) possono diventare battitori liberi e altre Nazioni si stanno svincolando dal gioco.

Bene, ora è chiaro che non è più possibile parlare del mondo come se fosse tutto intero. Emergono nuovi poteri regionali e ognuno ha nuove caratteristiche. Il globalismo è fallito. A riprova di tutto ciò è la nascita di nuovi protezionismi. Avanza la grande rivalità di potere. Crimea alla Russia, armi nucleari alla Corea del Nord, normale accettazione mediatica delle guerre in Ucraina Siria e Yemen, Venezuela sempre in bilico, e i giochi più nessuno li può fermare.

Non è un male e non è un bene, è il nuovo mondo che avanza.

L’ondata di populismo nasce da una grossa fetta sociale di persone che risentono di redditi stagnanti, individui che hanno perso posti di lavoro, nuove tecnologie che sostituiscono l’uomo, importazioni di beni e di immigrati. Il nazionalismo e il protezionismo diventano quindi nuovi strumenti per rafforzare l’autorità dove emergono aree con condizioni economiche e politiche difficili. Le vecchie istituzioni globali non riescono più a funzionare con i nuovi arrivati equilibri di potere e non riescono a frenare i grandi cambiamenti che comportano le nuove tecnologie.

L’indebolimento dell’ordine mondiale liberale è dovuto sopratutto al mutato atteggiamento degli Stati Uniti. Con la presidenza di Trump gli USA hanno deciso di non aderire al partenariato transpacifico, di ritirarsi dall’accordo sul clima di Parigi, minacciano di lasciare l’accordo di libero scambio nordamericano, di abbandonare l’accordo nucleare iraniano e stanno introducendo unilateralmente dazi su acciaio e alluminio. Gli Stati Uniti nell’ultimo periodo si interrogano sull’impegno nei confronti della NATO e di altre relazioni di alleanza. Ma balza all’occhio che hanno smesso da un pezzo di parlare di democrazia e diritti umani. La politica “America First” risulta abbastanza incompatibile con il vecchio ordine mondiale liberale.

Il punto è che gli Stati Uniti erano il principale artefice dell’ordine mondiale liberale, il suo principale sostenitore, ma ovviamente anche il principale beneficiario.

Abbandonando questo ruolo segna una svolta, perché questo sistema non sopravvivere da solo e gli altri non hanno né l’interesse né i mezzi per sostenerlo. Un mondo che sta mutando rapidamente, il risultato sarà un mondo meno libero, meno prospero e meno pacifico, sia per gli americani che per tutti gli altri. La storia ricorda che assomiglia molto alla caduta dell’impero romano, quindi si va verso un periodo dove il nuovo sistema non sarà né liberale né mondiale né ordinato.

Rischio Calcolato

 

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