Commento mercati valutari

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 Nell’ultima settimana EUR/USD è oscillato intorno a quota 1,2350 guidato dal flusso di notizie contrastanti: da un lato la retorica della BCE interpretata come “dovish” ed i dati migliori delle attese sul mercato del lavoro USA, dall’altro l’assenza di sorprese sull’inflazione americana (è uscita a febbraio in linea con le attese a 2.2%), che il mese scorso aveva alimentato le attese di un rialzo dei tassi della Fed più rapido del previsto. Come da attese, martedì scorso, la Banca centrale australiana ha lasciato i tassi invariati a 1.5%  ed  ha  lasciato  intendere  che  rivedrà  al  ribasso  le  sue  stime  sulla crescita economica, allontanando le prospettive di un rialzo dei tassi a breve. La decisione non si è riflessa eccessivamente sul dollaro australiano che rimane in  ogni caso debole a  causa del  contesto economico debole nel Paese. Yen in discesa dopo il rialzo dei giorni scorsi sulla scia dello scandalo legato ad una vicenda immobiliare poco chiara a danno dello Stato che ha coinvolto il Premier Shinzo Abe e rischia di sfociare nell’allontanamento del Ministro delle Finanze Taro Aso. Bene lo zloty polacco nonostante la Banca centrale polacca, mercoledì scorso, abbia sorpreso i mercati annunciando che un primo rialzo dei tassi (a dispetto dell’economia stabile) potrebbe verificarsi nel 2019 o oltre. Lira turca sotto pressione dopo il “down grade” di Moody’s. L’agenzia di rating ha declassato a Ba2 il debito sovrano turco motivando la sua decisione nel rischio in aumento nel Paese di una crisi di bilancia dei pagamenti. Le prospettive per la Turchia non sono buone: gli investimenti diretti esteri netti sono in calo depressi dall’acuirsi dei conflitti che vedono il Paese coinvolto su più fronti. Il recente scontro politico tra Russia e Gran Bretagna non sembra alterare il recupero della divisa russa. Il Premier britannico May ha accusato la Russia di aver usato armi chimiche sul suolo britannico e annunciato misure di ritorsione contro il Paese.

 

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