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 La crescente volatilità sui mercati obbligazionari e sui principali asset rischiosi si è diffusa nell’ultima settimana sui mercati delle materie prime, anche se l’impatto è stato generalmente più modesto, complice la persistente debolezza del US$ (che non sta beneficiando del ruolo tipico di bene rifugio nelle fasi di avversione al rischio) e la batteria di indici PMI Manifatturieri per il mese di gennaio relativamente stabili intorno ai massimi recenti. Nonostante  i  report  settimanali  USA  poco  favorevoli  (con  produzione ancora in aumento, rimbalzo delle scorte e impianti di trivellazione in attività saliti ancora raggiungendo i livelli di agosto), le quotazioni del petrolio WTI hanno terminato la  settimana intorno ai  livelli iniziali  (64 US$/barile), anche se con ampie oscillazioni infrasettimanali, mentre il Brent ha mostrato un ritracciamento più evidente. Lo scenario macroeconomico e l’outlook sulla politica dell’OPEC continuano a puntare a rischi di carenza di offerta sul mercato fisico per gran parte del primo semestre. Analogamente anche i metalli industriali hanno chiuso intorno alle quotazioni di inizio settimana. Nonostante la turbolenza sui mercati sia derivata dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e dal repricing al rialzo delle aspettative di politica monetaria USA, le quotazioni dell’oro sono rimaste composte, in area 1340 US$/oncia, anche in questo caso probabilmente per effetto della correlazione negativa con il US$, particolarmente pronunciata nelle ultime settimane, e della recente esplosione della volatilità sui mercati azionari.

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