Clima, suicidio planetario e l’America first

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 (da remocontro)

‘Make Our Planet Great Again’, rendere il pianeta di nuovo grande, o almeno, non distruggere quanto ne rimane, è il non detto. Ed ecco che il francese Macron, il padrone di casa, sfida Trump che predica l’America First, a pensare in grande, a risolvere i problemi anziché crearli per un ipotetico piccolo tornaconto a breve. Perché c’è anche l’America sul pianeta che una certa politica di sviluppo dissennata, sta distruggendo. Per il secondo anniversario dell’accordo di Parigi sul clima, il governo francese ha organizzato l’One Planet Summit che serve a rendere evidente una contraddizione planetaria: mentre l’industria globale sta accelerando il passo verso un sistema di produzione in sintonia con l’ambiente, Washington tira il freno aiutando il caos climatico. E fosse solo sul clima!

Macron il buono e Trump il solo cattivo?

Macron e l’ecologia e un paese come la Francia che ha una sessantina di centrali nucleari di vecchissima generazione, molte destinate a essere smantellate o rifatte si era sempre mantenuto prudente, al limite dell’ipocrisia -accusa Giuseppe Corsentino, HuffPost– un po’ va e vieni, a favore e contro le energie verdi a seconda del vento, delle circostanze e del calendario politico. Ma ora Macron, vento a favore della spinta ecologica, ha scelto l’ambiente. Ha scelto come ministro dell’Ambiente l’ecologista radicale Nicolas Hulot che si è schierato per lo smantellamento delle centrali nucleari per le energie alternative, ma conversione personale a parte, a fare la differenza è che la grande finanza internazionale diventa la vera e interessatissima protagonista della svolta ambientalista dei prossimi anni.

Tutto sbagliato tutto da rifare?

«Stiamo perdendo la battaglia contro il riscaldamento climatico. Il problema è che non andiamo abbastanza veloci e questo è il dramma», denuncia Macron di fronte a 50 capi di Stato e di governo e ai rappresentanti di 130 Paesi. Nonostante il taglio delle emissioni deciso due anni fa, l’obiettivo di bloccare il riscaldamento climatico tra 1,5 e 2 gradi di aumento si allontana. Nel 2017, dopo tre anni di stasi, le emissioni di anidride carbonica sono tornate a crescere. Con uno scontato assente, Donald Trump. Ma da oltreoceano per fortuna arriva una risposta in dissenso con la Casa Bianca: la California e Washington si sono uniti ai Paesi che chiedono di far pagare l’inquinamento serra, una forma di ‘carbon tax’ che scoraggi l’uso dei combustibili fossili tanto cari a Trump, e principali responsabili della minaccia climatica.

Il problema di quale crescita

La Cina consuma il 51% del carbone mondiale, ed è al primo posto tra gli imputati. Anche se qualcosa sta cambiando. I ‘green bond’, che in buona parte finanziano l’economia low carbon, poco più di 40 miliardi di dollari nel 2015, superando i 221 miliardi di dollari. In Cina ora si investe su ecologia e quindi sull’ambiente. Ed ecco che la Banca Mondiale, dal 2019 smetterà di finanziare progetti su petrolio e gas. Assicurazioni e banche che escludono e smettono di finanziare le centrali a carbone. Le 20 maggiori banche del mondo e l’80% dei gestori patrimoniali hanno deciso di valutare il rischio climatico. HSBC e il più grande fondo pensionistico degli Stati Uniti e altri 200 grandi investitori, metterà sotto pressione le società tra le più inquinanti. Per le elezioni di metà mandato, 2018, Mr Trump è avvertito.

‘La finance au chevet de la planet’

La finanza, i soldi, al capezzale del pianeta. Anche uno dei più grandi fondi pensioni giapponese, 1275 miliardi di dollari di attivi, che ha cominciato a investire nei ‘green bonds’. La prima banca francese, BnpParibas, ha deciso di non investire più nelle aziende petrolifere, e la Total trema. L’Edf, Electricité de France, l’Enel francese, forse l’azienda del nucleare civile più grande al mondo, controllata dallo Stato si riconvertirà a sua volta. E installerà 30 gigawatts di energia solare, con ‘campi fotovoltaici’ per circa 30mila ettari di superficie, come 40mila campi da calcio. Con quali l’ Edf non lo dice, perché ha più di 30 miliardi di euro di debiti. Ma questo sono questioni francesi. Questione di interesse generale invece, quello che ha scritto Le Figaro in prima pagina, «L’éc.ologie est une bonne affaire».

 

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