Chi ha paura di McDonald’s? – Serena Sileoni

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 Quell’ostilità un po’ snob. In Italia ci sono 700 mila clienti al giorno, senza pregiudizi né paure

Le opinioni verso McDonald’s assomigliano a quelle elettorali. Delle due l’una: o in maniera diffusa le persone dichiarano, secondo la regola sondaggistica della «risposta socialmente desiderabile», di non apprezzare la catena salvo comportarsi in modo contrario, visto che comunque McDonald’s ha 700 mila clienti al giorno, con 565 ristoranti sparsi in tutta Italia; oppure è un’ostilità ristretta a una élite culturale che riesce a esprimere la propria opinione più e meglio della generalità delle persone, ma che non la rappresenta.

In entrambi i casi, che sia solo apparente o che sia limitata, l’ostilità è frutto della paura della «colonizzazione», di cui McDonald’s rappresenta un modello.
Si tratta di una multinazionale, e già questo è un peccato da scontare. E di una multinazionale straniera del cibo che fornisce alimenti molto lontani dalla nostra tradizione culinaria, e uguali in tutto il mondo. Un attentato alla sacralità della buona tavola e della dieta mediterranea, che è una delle pochissime cose che mette d’accordo tutti nel nostro Paese. È la stessa paura, alimentata da pregiudizi nazionalistici e localistici, che ha fatto vietare le coltivazioni Ogm, proibite non perché non sono sicure, ma perché mettono a rischio le colture tradizionali.

Ovviamente, pregiudizi di questo genere scontano tre false partenze e una lacuna: 1) l’idea che i cibi a cui siamo abituati siano prodotti autoctoni (se dovessimo risalire a quelli, probabilmente mangeremmo solo legumi e cereali e non avremmo nemmeno il pomodoro, simbolo per eccellenza dell’italianità a tavola); 2) l’idea che la buona dieta (intesa anche come modo di stare a tavola) sia minacciata anche solo dalla presenza di un’offerta diversa; 3) l’idea che la globalizzazione sia un pericolo, di per sé, per il mantenimento delle tradizioni locali. Quanto alla lacuna, ci si dimentica che la fortuna di McDonald’s è dipesa anche dall’accessibilità dei suoi prezzi. Snobbare ristoranti accessibili ai più è dimenticarsi che non tutti possono andare in quelli stellati.

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