La Repubblica è ancora figlia della Resistenza

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 Sia fatta la volontà della storia. Dopo che il sindaco di Genova,dove sono nato, città Medaglia d’Oro per la Resistenza, ha deciso di commemorare i caduti della RSI (reubblichini), mi voglio adeguare. Quando si parla di lotta partigiana, non si deve pensare alla guerra di Secessione americana, guerra anche quella fratricida, ma ad uno scontro tra una parte che aveva mezzi e un’altra che aveva ideali. I primi controllavano il territorio, i secondi cercavano di contrastarli e di solito questo si fa, in tutte le guerre di Liberazione, con attentati ed imboscate. La risposta di chi ha i mezzi é sempre la stessa: si derubricano gli antagonisti a banditi, si uccidono 10 di loro per 1 dei propri, si torturano i prigionieri per ottenere informazioni o anche solo per terrorizzare. Insomma terrore contro terrorismo. É successo sempre, anche oggi a Guantanamo o nelle prigioni sovietiche, tanto per citare nazioni “civili”. Chi sono i terroristi o gli aguzzini lo decide la storia: chi la scrive dice che sono gli altri i cattivi, poi passa il tempo e il giudizio magari viene rovesciato. Quando ero un bambino i pellerosse erano i cattivi, oggi quasi tutti affermano essere le vittime. Ma ritorniamo alla Resistenza. Sino a ieri i cattivi, i torturatori, erano i tedeschi e i repubblichini, che credessero o meno nei loro ideali non era il punto centrale, ma il fatto che avessero torturato, consegnato ebrei ai campi di sterminio,ucciso innocenti per rappresaglia. Dall’altra parte c’erano persone con ideali e qualcuno, che oltre a quelli o anche senza aveva voglia di vendetta o peggio cercava un vantaggio personale, ma questo non cambia il fatto che la Resistenza sia la madre della Repubblica Italiana e che TUTTI i partiti del dopoguerra parteciparono alla Resistenza: comunisti, socialisti, democristiani, monarchici, liberali, eccc… Tutti tranne il MSI che non nacque nel 1945, ma dopo per fini e voleri non totalmente nazionali. Ritorniamo ora a Genova: uno dei capi del CNL, insieme a Pertini era Taviani, che fu poi ministro in varie legislature per la Democrazia Cristiana. Sino all’avvento della seconda repubblica, i democristiani rimproveravano ai comunisti di volersi impadronire dei “meriti” della Resistenza, ma non la negarono mai. Il 25 aprile Taviani non si sognava neppure di non sfilare con il gonfalone di Genova e con quella Medaglia d’Oro, ma oggi va di moda riabilitare i “reietti”  repubblichini, la pari dignità del credere in un ideale. Ora anche chi dice di esserlo, non è fascista, la storia non si ripete allo stesso modo, resta che la Costituzione può essere discussa, contestata, ma non ignorata, men che meno da un rappresentante delle istituzioni, come è un sindaco e la Costituzione è fondata sulla Resistenza.

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