In fondo siamo tutti siciliani

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 Le elezioni siciliane ci danno il quadro di quanto avverrà a livello nazionale: una fortissima astensione, una destra vincente, un M5S ad un’incollatura, il partito che governa dimezzato, una sinistra che raccatta briciole. Ora vediamo di interpretare i dati. Vince l’astensione, ovvero la gente che non si sente più rappresentata, che si raggomitola su se stessa, perché sa che chiunque vincerà la maltratterà ancora, e dovrà continuare a subire. Tra i votanti vince la destra, il malaffare (e non lo dico io, ma i tanti indagati e condannati che in quelle liste hanno trovato posto e magari. Subito dopo viene la rabbia dei 5 Stelle, di chi ancora si ribella, di chi segue la bandiera di un no, a qualunque proposta, perché sino ad ora le proposte erano di malandrini e peggio. Il partito di governo non tiene, perché si é comportato come i mercanti nel tempio e avrebbe fatto perdere la pazienza anche a Giobbe, ha mercanteggiato, ma soprattutto per sé, ha dilapidato, ha speso per raccattare voti, non ricordando che chi si vende, lo fa con chi governerà e non con chi governa, ed  era chiaro che non avrebbe governato. Inoltre é stata la campagna per perdere, infatti il capo del partito (Renzi) voleva che il Presidente del Consiglio perdesse, per rimetterlo in riga, per addossargli colpe, perché non gli facesse ombra. La sinistra, come é nella natura dei suoi capi ha litigato, non ha chiesto alla sua gente, si é dimostrata, come spesso le capita, cattiva lettrice della storia e pessima interprete della volontà dei suoi potenziali elettori. Questo é il quadro che vedo io e questo sarà, con qualche piccola modifica quello che succederà tra sei mesi a livello nazionale.  Ora proviamo a riflettere su quella che potrà diventare la governabilità del paese, ma non all’interno dei “sacri” confini, ma quello che potremo garantire ad un’Europa che dovrebbe tollerare i nostri escamotage di bilancio, il nostro debito e i nostri BTP. Il tutto poi con un Mario Draghi in scadenza di mandato e soprattutto con un suo successore molto più rigorista e magari anche stufo di mantenere a galla noi alla deriva e gli spagnoli litigiosi e puntigliosi. I segnali per un doppio euro ci sono tutti e allora ci sarà prima il trionfalismo dei fessi  e subito dopo pianto e stridor di denti, Brexit insegna. Noi siamo così: supponenti e spocchiosi, non vogliamo imparare, non vogliamo dialogare, vogliamo vincere. Noi, che siamo Italia perché i nostri alleati hanno vinto le guerre di indipendenza, che abbiamo combattuto per diventare la nazione che pomposamente ricordiamo esistere solo  quando gioca la nazionale di calcio. A proposito in bocca al lupo anche a quest’ultima, anche lei é in bilico per rimanere nei giochi dei grandi.

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