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 Le quotazioni del petrolio sono rimaste stabili intorno ai livelli più alti dall’estate (52 US$/barile per il WTI e 58 US$/barile per il Brent), con il flusso di notizie relativamente di supporto. In vista del vertice OPEC del 30 novembre, gli investitori sembrano puntare decisamente su un prolungamento di altri 9 mesi dei tagli alla produzione concordati tra Paesi OPEC ed esportatori non OPEC oltre marzo 2018. Quest’aspettativa è supportata dal livello particolarmente elevato di rispetto dei tagli alla produzione già in essere, che in settembre è stato del 120%. Negli Stati Uniti, inoltre, il numero degli impianti di trivellazione in attività è nuovamente diminuito nell’ultima settimana, insieme con le scorte, mentre il dato sulla produzione di greggio sembra fortemente distorto dalla chiusura delle piattaforme nel Golfo del Messico legata al passaggio dell’uragano Nate. La situazione mediorientale continua a favorire un premio per il rischio geopolitico sul prezzo del petrolio, considerando la tensione tra Iran e USA e tra Iraq e Kurdistan. Il rally dei metalli industriali ha registrato una pausa, in linea con la stabilità del mercato azionario cinese, probabilmente riflettendo l’incertezza sulla direzione della politica economica cinese ora che si è aperto il Congresso del Partito Comunista. Oro nuovamente sotto pressione sulla speculazione sulla successione alla  guida  della  Fed  e  sulle  rinnovate prospettive di  riforma fiscale negli USA.

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