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Quando il Governo Renzi, su proposta del ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, propose un decreto legge per favorire la stabilità del sistema bancario italiano e previde una dotazione del provvedimento da venti miliardi di euro, molti pensarono che quella previsione di spesa, da ascrivere a nuovo debito, fosse francamente eccessivo per il solo Monte dei Paschi di Siena anche se, come fu, fallita l’ipotesi di aumento di capitale di mercato, tutto il peso sarebbe ricaduto sulle spalle dello Stato.
In realtà, ci ha pensato la Vigilanza della Banca Centrale Europea, con la sua missiva di cinque righe cinque, ad alzare l’asticella dell’aumento di MPS da 5 ad 8,8 miliardi di euro, di cui 6,6, stabilì la stessa stringata letterina, a carico delle casse dello Stato (inclusi i circa due miliardi stabiliti per la trasformazione alla pari in azioni delle obbligazioni subordinate in possesso della clientela retail), ma anche così avanzavano 14 miliardi circa che sia il capo della Vigilanza BCE sia il Tesoro italiano sapevano avere sicuro impiego.
Abbiamo visto nella puntata di ieri del Diario della crisi finanziaria che qualcosa di più di due miliardi euro serviranno alla ricapitalizzazione precauzionale al servizio della fusione e pulizia di bilancio delle due banche venete (banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) in mano al Fondo Atlante, ma sia pre ora una nuova partita, e non sarà certo l’ultima viste le sempre più stringenti attenzioni della BCE sulle quindici banche da lei vigilate, ed è rappresentata dalla precaria situazione della Banca Carige oggetto di ben due ispezioni contemporanee delle donne e degli uomini di Madame Nouy, capo indiscusso della Vigilanza BCE.
Anche in questo caso si profila un aumento miliardario, destinato a cadere sulle spalle dei Malacalza, azionisti di riferimento e che hanno già profuso 250 milioni di euro per una partecipazione che non arriva al venti per cento del totale, aumento necessario per una radicale pulizia di Non Performing Loans che arrivano al 31,6 per cento del totale degli impieghi vivi, con perdite presumibili che cifrano l’aumento di capitale necessario cui va aggiunto quanto serve per il rilancio della banca che sarà previsto nell’atteso piano industriale.
A poco servirà l’azione risarcitorie lanciata in questi giorni contro i precedenti amministratori e il Fondo statunitense Apollo per la bella cifra di 1,7 miliardi di euro e, quindi, si profila anche in questo caso un intervento diretto dello Stato al che la dotazione residua del decreto sarà di poco superiore ai dieci miliardi e vedremo che, nei prossimi mesi (e non tanti), emergeranno altre patate bollenti, situazioni che non conosciamo ma che certo sono già ben note a Padoan e alla Nouy! 

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