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 Dopo essere sceso ieri ai minimi delle ultime sei settimane (1.274,60 dollari l’oncia) a causa dell’aumento dei rendimenti Usa e del rafforzamento del dollaro, oggi ha recuperato lo 0,5%, ma lo scenario resta molto incerto. L’attesa riforma del sistema fiscale negli Stati Uniti e i segnali di crescita dell’industria Usa hanno infatti portato a un calo della percezione del rischio geopolitico. Cosa succederà nei prossimi mesi? Il parere di analisti e gestori

1) BoA-Merrill Lynch. Gli specialisti di Bank of America-Merrill Lynch hanno avuto una posizione rialzista (bullish) sull’oro per la maggior parte del 2016/2017, ma adesso ritengono che il potenziale di crescita da qui a fine anno sia limitato, dopo il rally messo a segno nel terzo trimestre. Guardando al mercato fisico, la domanda di gioielli in Cina e India è abbastanza debole, mentre sui mercati finanziari un aumento dei tassi a dicembre da parte della Fed è già largamente scontato, a fronte di uno scenario di inflazione ancora modesta. La stima per il 2017 del prezzo dell’oro è 1.265 dollari l’oncia, in calo dai precedenti 1.276 dollari, e nel 2018 sale a 1.300 (da 14.400). Per l’argento è invece 17 dollari l’oncia quest’anno, in progresso a 17,27 nel prossimo.

2) VanEck. Secondo Joe Foster, portfolio manager di VanEck, la quotazione dell’oro dovrebbe continuare a salire o se non altro rimanere costante. Tra gli sviluppi che potrebbero frapporsi a questa dinamica ci sono un’improvvisa e vigorosa crescita economica non accompagnata da inflazione, un aumento dei tassi o ancora un allentamento dei rischi geopolitici. “Dal punto di vista storico, la stagione più favorevole per l’oro è l’autunno. Mi aspetto quindi che il prezzo del metallo giallo si avvicini alla soglia di 1.375 dollari e, successivamente, anche a quella dei 1.400”

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3) Ubs. Gli analisti dell’investment bank ritengono che il clima di incertezza in Spagna, dopo il referendum della Catalogna, abbiano un impatto limitato sul cambio euro/dollaro e quindi sulla quotazione del metallo giallo. L’aspetto che lo condizionerà di più nei prossimi mesi è invece legato alle aspettative sull’intervento della Fed a dicembre, che resta l’elemento più negativo. Anche sul mercato fisico non ci sono elementi che possano trainarlo all’insù, legati invece principalmente a un aumento dei rischi geopolitici.

4) Rbc Capital Markets. Gli analisti si aspettano un prezzo medio 2017 di 1.269 dollari l’oncia, in crescita il prossimo anno a 1.300 dollari, che corrisponde alla stima di lungo periodo, tenendo conto del clima di instabilità e dei rischi che potrebbero concretizzarsi nei prossimi trimestri. Fra gli altri preziosi, in progresso anche l’argento, da 17,11 a 18,28 dollari, il platino (da 970 a 1.100 dollari) e il palladio (da 820 a 850 dollari).

5) Société Gènérale. La prospettiva di un incremento dei tassi da parte della Fed a dicembre è l’aspetto che pesa di più sul trend calante del prezzo dell’oro. Secondo le statistiche di World Gold Council la domanda del metallo prezioso è scesa nel secondo trimestre 2017 del 10% anno su anno, mentre i money manager hanno aumentato le loro posizioni short (ribassiste). Nell’asset allocation il consiglio è però di sovrappesare il metallo prezioso in un’ottica difensiva.

 

 

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