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Sono note già diverse prove sperimentali a favore dell’ipotesi che la materia (massa) e la radiazione elettromagnetica (fotoni) siano due stati in equilibrio dinamico fra loro e l’equazione di Einstein E=m·c² ne definisce il vincolo.

Si noti che accettare queste considerazioni significa ammettere che la legge di conservazione della massa è solo un’approssimazione e che in realtà quello che si conserva è la somma della massa (più precisamente il prodotto della massa per la velocità della luce elevata al quadrato) e dell’energia.

É altrettanto ovvio che la relazione di Einstein unita a un minimo di buon senso permettono di capire che una variazione di massa apprezzabile coinvolge una quantità enorme di energia. Dal momento che i fenomeni attualmente conosciuti sono tutti accompagnati da scambi energetici modesti è inevitabile che le variazioni di massa non siano mai rilevabili.

Nelle sperimentazioni LENR è consuetudine focalizzare l’attenzione sugli effetti termici. Purtroppo questo tipo di indagine soffre di alcuni inconvenienti. La misura della temperatura è relativamente lenta e poco sensibile e le piccole anomalie passano inosservate. Pertanto, a meno di non avere la fortuna di creare le condizioni giuste per provocare un’anomalia termica rilevante, questo tipo di approccio è senza alcun dubbio penalizzante.

Nel post intitolato “Teoria per l’unificazione della materia e della radiazione” è stata prevista la possibilità che la conversione della materia in radiazione elettromagnetica risulti accompagnata da emissioni a 0,51MeV.

Se la previsione è corretta, il monitoraggio di questo tipo di emissione durante gli esperimenti potrebbe rappresentare l’ago della bussola da seguire. Con la strumentazione adeguata la rilevazione è immediata e molto sensibile e diventa possibile valutare in modo pressoché istantaneo la frequenza degli eventi anomali.

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