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di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)

Il 29 agosto è morto l’avv. Oreste Flamminii Minuto.

A questo link un ricordo di Olivero Beha che ne era amico.

Quando viene a mancare un grande uomo è molto imbarazzante scrivere qualcosa, perché si rischia di aggiungersi alla lista di quelli che approfittano dell’occasione per mettersi in mostra o all’altra di quelli che cadono nella retorica. E se di una cosa l’avv. Oreste è nemico è della retorica.

Dunque, ho atteso un po’ a scrivere queste righe, ma ora sento di doverle mettere nero su bianco, per lasciare una traccia della gratitudine che porto a questo grande Avvocato e grandissimo Uomo per il suo esempio e la sua lezione di vita.

Mille cose si possono dire dell’avv. Flamminii Minuto, delle sue eccelse qualità professionali, del suo coraggio, della sua schiettezza, della sua onesta, del suo valore.

Fra le tante cose che – dal mio modestissimo punto di osservazione – credo abbiano contraddistinto la sua esistenza, ne vorrei sottolineare qui una: l’amore per le idee, i valori, la verità (quella con la “v” minuscola che noi uomini possiamo attingere, ma pur sempre la “verità”).

Tanti citano spesso – a proposito e a volte a sproposito – il noto elenco di profili umani che Sciascia mette in bocca a don Mariano nel suo “Il giorno della civetta”.

L’elenco era: “Uomini, mezzi uomini, ominicchi, ruffiani e quaquaraqua”.

Tutti si concentrano sui quaquaraqua e dimenticano i ruffiani, dei quali don Mariano dice che “sono diventati un vero esercito”.

I ruffiani: coloro che vivono cercando di compiacere questo o quello per averne un vantaggio.

E’ questo il tempo nel quale l’art. 1 della nostra Costituzione dovrebbe essere riscritto dicendo “L’Italia è una Repubblica fondata sulle relazioni personali”. Sulle amicizie interessate.

L’Avvocato Oreste è l’esatto contrario di questo. E’ l’uomo al quale sommamente si applica il detto di Aristotele: “Amicus Plato, sed magis amica veritas”.

Un uomo che si è sempre battuto in prima persona per ciò che ritiene giusto, senza mai fare alcun conto di vantaggi e svantaggi che potessero venirgliene.

Un uomo che ha un senso grandissimo dell’onore vero, dell’onore che consiste nel servire il giusto e il vero e non in una ridicola ipertrofia dell’io come tanti, invece, mostrano di intenderlo.

L’avvocato Oreste è l’esatto contrario non solo dei mille ruffiani al potere, ma anche dei tanti ominicchi che ci ammorbano l’orizzonte; degli ominicchi, dei quali don Mariano dice che «sono come bambini che si credono grandi».

L’avvocato Oreste è un grande con la semplicità, la sincerità, l’umiltà, l’entusiasmo di un bambino.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente perché un giorno, avendo lui letto un articolo di questo blog, è intervenuto con un commento, scritto come il più semplice dei lettori. Con una semplicità tale che un altro lettore ha ironizzato, dicendosi certo che non poteva essere davvero l’avv. Flamminii a scrivere qui così. E lui, ovviamente, gli ha risposto con la più serena e semplice sincerità.

E io gli ho scritto la mia gratitudine. E lui mi ha risposto con un: “Sentiamoci”.

E io gli ho telefonato. E lui mi ha trattato come un amico da sempre.

Ho avuto anche il privilegio e l’onore di essere assistito da lui in un giudizio.

Mi manca davvero moltissimo l’avv. Oreste.

Mi mancano le telefonate nelle quali lo scoprivo – lui molto più avanti in età di me – più entusiasta, più battagliero, più determinato, meno stanco e pessimista di me.

Un uomo nella cui mente l’ipotesi di una resa, di un abbandono, di un “chissenefrega” non si affacciava mai.

Ha ragione Olivero Beha: è morto giovanissimo l’avv. Oreste.

Mi mancano le telefonate nelle quali mi diceva cose bellissime e grandissime come se fossero cose comuni, delle quali non menare vanto e da non usare per salire in cattedra.

Mi manca moltissimo l’avv. Oreste.

Ho scritto di lui al presente.

Ha scritto Aristotele: «La morte e le ferite saranno dolorose per l’uomo coraggioso, che le subirà contro voglia, ma le affronterà perché è bello affrontarle, ovvero perché è brutto non farlo. E quanto più completa sarà la virtù che possiede e quanto più sarà felice, tanto più soffrirà di fronte alla morte: è per un uomo simile, soprattutto, che la vita è degna di essere vissuta, ed è lui che sarà privato dalla morte dei beni più grandi, e lo sa. E ciò è doloroso» (Etica Nicomachea, III, 9, 1117 b 7-13).

Io spero ardentemente che Dio Padre Onnipotente, che ha creato il mondo e ci ha fatto doni così immensi, abbia una coerente uguale generosità nel non lasciare che cose tanto belle e preziose si perdano.

Io spero ardentemente che l’avv. Oreste sia sempre con noi. Altrove. Ma presente. Con il realismo, l’ironia, la grandezza semplice che ci facevano sentire protetti e in bella compagnia nella terribile fatica di vivere.


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