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 Nonostante la tensione geopolitica continui a salire in Medio Oriente, le quotazioni del petrolio sono rimaste sotto pressione nell’ultima settimana ed il WTI è tornato rapidamente sotto quota 50 US$/barile. Le prese di profitto sono state associate principalmente alla scadenza lo scorso venerdì dei futures sul Brent di novembre, dove le posizioni rialziste degli operatori finanziari erano ai massimi storici. Inoltre i timori che il passaggio della tempesta tropicale Nate sul Golfo del Messico potesse danneggiare gravemente le piattaforme e le infrastrutture petrolifere stanno velocemente rientrando, mentre il mercato USA si avvia ad entrare in un periodo di domanda stagionalmente bassa. Il report settimanale del Dipartimento dell’Energia USA ha segnalato una discesa delle scorte a fronte di un aumento della produzione, mentre il numero di impianti di trivellazione in attività è salito marginalmente nell’ultima settimana. Nel frattempo la retorica OPEC sembra puntare più chiaramente ad un’estensione dei tagli alla produzione, con un potenziale accordo tra Arabia Saudita e Russia, mentre lo stress geopolitico in Medio Oriente rimane elevato, in particolare con riferimento al Kurdistan (che potrebbe essere all’origine della recente tensione diplomatica tra USA e Turchia) ed all’Iran. I metalli industriali sono tornati ai massimi dell’anno, sul sentiment positivo per l’economia mondiale dopo la batteria di indici PMI Manifatturieri. Inoltre le autorità cinesi continuano con la ristrutturazione del settore metallurgico: dopo aver chiuso circa il 16% della capacità produttiva di alluminio, sembra che il focus stia passando sul nickel, per moderare l’inquinamento in vista dell’inverno. La combinazione di tensioni politiche in Medio Oriente e Spagna ed il test di un supporto tecnico chiave come la media mobile a 100 giorni stanno guidando il rimbalzo dell’oro, tornato sopra quota 1280 US$/oncia.

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