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 Il prezzo del petrolio è tornato ai massimi dell’estate, in area 52 US$/barile per il WTI e 58 US$/barile per il Brent, grazie al mix positivo di notizie sui fronti dei fondamentali e della geopolitica. Il report settimanale del Dipartimento dell’Energia USA è stato complessivamente costruttivo, con calo delle scorte e della produzione, inoltre il numero di impianti di trivellazione in attività è diminuito nell’ultima settimana al ritmo più alto dal 22 settembre. Inoltre non si segnalano significative distorsioni legate al passaggio dell’uragano Nate, che aveva bloccato la produzione delle piattaforme nel Golfo del Messico. Nel resto del mondo, i dati di Cina, Europa e Giappone confermano il messaggio di riduzione delle scorte grazie alle buone condizioni della domanda. Sul fronte geopolitico, se l’orientamento del Presidente Trump di ritirare gli USA dall’accordo sul disarmo nucleare dell’Iran rappresenta una minaccia a medio termine per la produzione iraniana, a breve termine la situazione nel Kurdistan iracheno è molto più rilevante per le quotazioni. Dopo il referendum di indipendenza, la tensione tra curdi e Governo dell’Iraq sta salendo e, insieme all’ostilità della Turchia nei confronti dei curdi, minaccia direttamente circa mezzo milione di barili al giorno di produzione di greggio del Kurdistan che transita in territorio turco via oleodotti per raggiungere il Mediterraneo.

Dopo aver testato la soglia tecnica della media mobile a 100 giorni in area 1270 US$/oncia, le quotazioni dell’oro sono tornate rapidamente sopra quota 1300 US$, in linea con la correlazione inversa con il US$, grazie alla retorica della Fed, che nelle minute del vertice di settembre è parsa più cauta del previsto sull’andamento dell’inflazione, e soprattutto alla nuova sorpresa negativa sull’inflazione USA di settembre. L’affollarsi di tensioni geopolitiche in Medio Oriente, Europa e Corea del Nord ha probabilmente contribuito a sostenere le quotazioni. Nuovi record relativi per i metalli industriali, guidati dal rame (che risente positivamente del rally della Borsa di Shanghai) e dal nickel (sull’aspettativa di limitazioni alla produzione cinese).

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