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Questo articolo è la continuazione di “Conduzione elettrica nei gas”

È noto che diversi metalli di transizione sono in grado di assorbire idrogeno accogliendolo negli interstizi del proprio reticolo cristallino e che tale processo si innesca spontaneamente quando la temperatura supera una certa soglia che dipende dal tipo di metallo. Una volta che l’idrogeno è stato assorbito a caldo dal metallo, se la temperatura viene abbassata, resta intrappolato (occlusione dell’idrogeno) e non può fuoriuscire nemmeno se viene applicato l’alto vuoto. L’unico modo per far rilasciare l’idrogeno assorbito è tramite il riscaldamento a temperatura sufficientemente elevata. L’ingresso nel metallo si spiega con l’aumento dell’energia cinetica degli atomi di idrogeno gassosi al momento dell’impatto con la superficie del metallo per via dell’aumento della temperatura.
Dal momento che l’esistenza di una conduzione elettrica in un gas permette di accelerare i suoi ioni tramite l’azione della tensione presente fra i due elettrodi, questo equivale al riscaldamento di una parte del gas che quindi avrà energia sufficiente per entrare nel metallo. Si noti che con una tensione di 1mV il salto di temperatura è di circa 7°C (si consiglia la lettura del pezzo intitolato “Fusione nucleare calda o fusione nucleare fredda?”).
Se il numero di atomi di idrogeno che impattano nel metallo è sufficientemente basso da consentire al metallo di dissipare l’energia ricevuta dal gas incidente, la sua temperatura cambierà moderatamente e potrà intrappolare gli atomi di idrogeno incidenti. Nell’ipotesi che i fenomeni termici anomali siano vincolati al superamento di una certa concentrazione di idrogeno nel metallo (processo a soglia) questo meccanismo offre un metodo per ottenere il caricamento dell’idrogeno nel metallo in modo efficiente e controllato.

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